Medico di base anche per i senza fissa dimora: via libera alla nuova legge in Lombardia
01/07/2026
Una nuova legge approvata dal Consiglio regionale della Lombardia punta a rendere più semplice l’accesso all’assistenza sanitaria per le persone che vivono senza una dimora stabile. Il provvedimento riconosce infatti la possibilità di scegliere un medico di medicina generale o, nel caso dei minori, un pediatra di libera scelta anche a chi non dispone di una normale iscrizione al servizio sanitario.
Il testo è nato da una proposta presentata dal Partito democratico, con la prima firma del capogruppo Pierfrancesco Majorino. Nel corso dell’iter legislativo la misura è stata seguita dal consigliere Davide Casati, relatore per la minoranza, e da Christian Garavaglia di Fratelli d’Italia, relatore per la maggioranza.
L’approvazione rappresenta un passaggio significativo perché prova a superare uno degli ostacoli incontrati dalle persone senza fissa dimora: la difficoltà di ottenere un’assistenza continuativa e di rivolgersi a un professionista che conosca la loro situazione sanitaria.
Medico di base e pediatra per chi vive senza una casa
La nuova normativa consente ai cittadini italiani senza dimora e privi di assistenza sanitaria di iscriversi nelle liste degli assistiti delle Aziende socio-sanitarie territoriali lombarde. L’iscrizione potrà avvenire anche in seguito a una segnalazione effettuata dai servizi sociali o sociosanitari.
Una volta completata la procedura, gli interessati avranno la possibilità di scegliere il medico di assistenza primaria oppure il pediatra di libera scelta. Potranno inoltre accedere alle prestazioni comprese nei Livelli essenziali di assistenza, cioè l’insieme delle cure e dei servizi che il Servizio sanitario nazionale deve garantire.
Il principio alla base della legge è che la mancanza di una casa o di una residenza ordinaria non debba trasformarsi in una barriera all’accesso alle cure. Chi vive in strada è spesso più esposto a problemi di salute, patologie croniche, infezioni e difficoltà legate alle condizioni climatiche. Senza un medico di riferimento, anche una situazione inizialmente semplice può peggiorare rapidamente.
Il provvedimento lombardo prende spunto da una normativa già in vigore in Emilia-Romagna ed è indicato come coerente con la cosiddetta legge Furfaro, approvata a livello nazionale.
Le Case di comunità diventano punti di accesso
Un ruolo importante sarà affidato alle Case di comunità, individuate come luoghi nei quali le persone senza fissa dimora potranno avvicinarsi ai servizi sanitari e ricevere indicazioni sull’assistenza disponibile.
Queste strutture dovrebbero facilitare il collegamento tra medici, servizi territoriali, Comuni e organizzazioni impegnate nel sostegno alle persone più fragili. L’obiettivo è costruire un percorso più chiaro e accessibile, evitando che chi vive in strada sia costretto a rivolgersi alle cure soltanto nelle situazioni di emergenza.
La continuità dell’assistenza può infatti migliorare la prevenzione, permettere controlli periodici e facilitare la gestione delle terapie. Avere un medico di riferimento significa poter ottenere visite, prescrizioni, esami e indicazioni sanitarie senza dover ricominciare ogni volta da zero.
La legge prevede inoltre che la Giunta regionale possa utilizzare le segnalazioni e la collaborazione dei Comuni e delle associazioni che operano quotidianamente accanto alle persone senza casa.
La collaborazione con associazioni e terzo settore
Il coinvolgimento degli enti del terzo settore è uno degli elementi centrali del provvedimento. Le associazioni potranno svolgere attività di informazione, orientamento e accompagnamento, aiutando gli interessati a conoscere i propri diritti e a completare le procedure necessarie.
Molte persone che vivono in strada, infatti, non hanno facile accesso agli strumenti digitali, possono aver perso i propri documenti o possono incontrare difficoltà nel rivolgersi autonomamente agli uffici pubblici. In questi casi, l’intervento di operatori sociali e volontari può diventare determinante.
Agli enti impegnati sul territorio saranno affidati anche compiti di prossimità e di primo inquadramento sanitario. La normativa apre inoltre alla possibilità che i medici attivi presso queste organizzazioni vengano abilitati alla prescrizione attraverso i sistemi informatici regionali.
Questo passaggio potrebbe ridurre i tempi necessari per ottenere medicinali, visite specialistiche o ulteriori accertamenti, rendendo più efficace il lavoro svolto nelle strutture di assistenza.
Un’assistenza che punta sulla prevenzione
La nuova legge non riguarda soltanto il riconoscimento formale di un diritto. Il provvedimento può avere conseguenze concrete anche sul funzionamento complessivo del sistema sanitario.
Quando una persona non dispone di un medico di base, tende spesso a rivolgersi al pronto soccorso anche per problemi che potrebbero essere affrontati attraverso la medicina territoriale. Questo comporta interventi tardivi, percorsi più complessi e un maggiore utilizzo delle strutture ospedaliere.
Garantire un’assistenza stabile può invece favorire diagnosi anticipate e controlli regolari. Una ferita può essere curata prima che si infetti, una terapia può essere seguita con maggiore precisione e una malattia cronica può essere monitorata nel tempo.
La presenza di un pediatra assume inoltre un valore particolare per i minori che si trovano in condizioni di grave fragilità abitativa. Le visite periodiche, le vaccinazioni e il controllo dello sviluppo rappresentano strumenti fondamentali per tutelare la salute dei bambini.
Il commento di Pierfrancesco Majorino
Dopo l’approvazione, Pierfrancesco Majorino ha espresso soddisfazione per il risultato raggiunto. Il capogruppo del Pd ha ricordato che la proposta era stata presentata alla fine del 2023 e ha sottolineato la necessità di assicurare una copertura sanitaria a chi vive per strada.
Secondo Majorino, la Lombardia colma così un ritardo rispetto ad altre Regioni che avevano già introdotto misure simili. Il consigliere ha evidenziato come le persone senza dimora siano particolarmente esposte ai rischi sanitari e non possano essere lasciate senza assistenza.
Con il via libera del Consiglio regionale si apre ora la fase dell’attuazione. Sarà necessario definire le procedure operative, organizzare il rapporto tra Asst, Comuni e associazioni e rendere facilmente riconoscibili i punti di accesso.
La vera efficacia della legge dipenderà dalla capacità di trasformare le nuove disposizioni in servizi realmente disponibili sul territorio. Per molte persone senza una casa, poter contare su un medico potrebbe rappresentare il primo passo verso un percorso di cura più stabile e dignitoso.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to