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Più verde per abbassare le temperature: il piano della Statale per Milano

01/07/2026

Più verde per abbassare le temperature: il piano della Statale per Milano

Milano può difendersi dalle ondate di calore trasformando parcheggi, piazze asfaltate, cortili e spazi inutilizzati in una rete diffusa di aree alberate. A indicarlo è una ricerca dell’Università Statale, che ha analizzato l’effetto prodotto dai boschi urbani sulle temperature della città.

I risultati mostrano che una superficie alberata di poco superiore a un ettaro può ridurre sensibilmente il calore durante le giornate più difficili. Nei casi osservati, la differenza rispetto alle aree circostanti ha raggiunto 5,5 gradi nei momenti di temperatura massima. Il beneficio, inoltre, non resta confinato tra gli alberi, ma può estendersi agli edifici, ai marciapiedi e alle strade vicine.

Piccoli boschi urbani per abbassare la temperatura

La ricerca è stata coordinata da un gruppo di studiosi della Statale e ha preso in esame nove boschi presenti nell’area metropolitana milanese. Il monitoraggio è proseguito per quindici mesi attraverso 169 sensori, capaci di raccogliere più di 1,7 milioni di misurazioni.

Dall’analisi emerge che anche un bosco urbano di dimensioni contenute, intorno a 1,6 ettari, può modificare il microclima dell’intero quartiere. Nel periodo più caldo osservato dai ricercatori, la temperatura media è risultata inferiore fino a 3,5 gradi, mentre nei picchi la riduzione ha raggiunto i 5,5 gradi.

L’effetto rinfrescante può arrivare a circa 184 metri dal centro dell’area verde e superare i 200 metri quando le chiome formano una copertura particolarmente compatta. La densità degli alberi conta quindi più della semplice estensione del parco.

Questo dato modifica l’idea tradizionale secondo cui per contrastare il caldo servirebbero necessariamente poche aree verdi molto grandi. Una rete composta da numerosi boschi di quartiere può distribuire meglio i benefici e raggiungere un numero superiore di residenti.

Loreto, Centrale e Mind tra le zone più esposte

Lo studio ha individuato alcune aree in cui il calore urbano risulta particolarmente intenso. Tra queste compaiono piazzale Loreto, la zona compresa tra Stazione Centrale e Porta Nuova, Porta Vittoria, Porta Romana, viale Argonne, Ortica e il distretto Mind.

In questi punti la combinazione tra asfalto, cemento, edifici e superfici impermeabili può far aumentare la temperatura anche di quattro gradi rispetto alle parti meno urbanizzate. Per stabilire dove intervenire, però, la valutazione climatica da sola non basta.

I ricercatori hanno considerato anche la presenza di persone maggiormente vulnerabili, come anziani e bambini, e la quantità di verde già disponibile. Dall’incrocio di questi elementi emergono altre zone prioritarie, tra cui Padova, Sarpi, Magenta, Umbria-Molise, Corvetto, Dergano, Ghisolfa, Greco, Porto di Mare e Rogoredo.

La logica è semplice: gli alberi devono essere piantati prima di tutto nei luoghi dove possono proteggere il maggior numero di persone, soprattutto quelle che sopportano con più difficoltà le temperature elevate.

Parcheggi, scuole e fermate da trasformare

La strategia proposta non richiede necessariamente la costruzione di nuovi grandi parchi. Molti interventi possono riguardare spazi più piccoli, oggi occupati quasi completamente da superfici minerali.

Tra i luoghi adatti figurano i parcheggi a raso, i cortili delle scuole, le aree vicine agli ospedali, le piazze senza ombra, le fermate del trasporto pubblico e i cortili condominiali. Anche i margini delle infrastrutture, le zone commerciali e gli insediamenti industriali possono ospitare nuovi nuclei alberati.

Ogni intervento di questo tipo può diventare una vera infrastruttura climatica. Togliere una porzione di asfalto e sostituirla con terreno permeabile e vegetazione significa ridurre l’accumulo di calore, creare ombra e migliorare la vivibilità dello spazio pubblico.

La scelta delle specie dovrà tenere conto delle condizioni climatiche future. Secondo i ricercatori, potrebbero essere utilizzati anche alberi provenienti dalle regioni meridionali italiane, più abituati a temperature elevate e lunghi periodi di siccità.

Perché gli alberi devono essere piantati adesso

L’intervento richiede tempi lunghi. Un albero appena piantato non offre subito la stessa ombra di un esemplare adulto e ha bisogno di diversi anni per sviluppare una chioma capace di produrre un raffrescamento significativo.

Dal 2030 i sistemi satellitari dell’Unione europea controlleranno l’evoluzione del verde urbano nelle città. Il problema è che le rilevazioni riescono a riconoscere soprattutto gli alberi già cresciuti, generalmente dopo quattro o cinque anni dalla messa a dimora.

Rimandare le piantumazioni significa quindi rischiare di arrivare in ritardo, sia rispetto alle esigenze dei cittadini sia rispetto agli obiettivi europei. Gli alberi destinati a proteggere Milano nel prossimo decennio devono essere messi a dimora ora, accompagnati da manutenzione, irrigazione e cura costante.

Lo studio della Statale offre dunque una direzione precisa: distribuire il verde in maniera capillare, aumentare la copertura delle chiome e intervenire nei quartieri più caldi e fragili. Non basta aumentare il numero complessivo degli alberi. Occorre collocarli nei punti in cui possono produrre il beneficio maggiore.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.