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Vacanze estive: da Milano al mare servono 2.325 euro per una settimana

02/08/2026

Two striped beach chairs facing the calm ocean waves on a sunny day, offering a tranquil beach escape.

Una settimana di vacanza al mare può arrivare ad assorbire buona parte del reddito mensile di una famiglia. Tra soggiorno, viaggio e attività, per un nucleo lombardo composto da due adulti e un figlio la spesa media stimata raggiunge 2.325 euro. Una cifra che mostra quanto le ferie estive siano diventate impegnative anche quando si sceglie una destinazione italiana e si prenota con anticipo.

Il dato emerge da una simulazione realizzata dal Centro Studi e Ricerche di Anasf, l’Associazione Nazionale Consulenti Finanziari. L’analisi prende come riferimento una partenza dall’area metropolitana di Milano verso la Riviera Adriatica, durante uno dei periodi più richiesti dell’anno.

Una settimana che pesa sul reddito familiare

La famiglia considerata nello studio è formata da due lavoratori dipendenti del settore privato e da un bambino. Sulla base dei valori utilizzati per la simulazione, ciascun adulto percepisce una retribuzione annua lorda media di 24.486 euro. Il reddito netto complessivo del nucleo si aggira quindi intorno ai 3.300 euro mensili.

In questo scenario, i 2.325 euro necessari per la vacanza possono rappresentare tra il 70 e l’80 per cento di una mensilità familiare. Non si tratta dunque di una spesa marginale, ma di un impegno economico che deve essere valutato con attenzione e possibilmente programmato nel corso dell’anno.

Il problema non riguarda soltanto le famiglie con redditi bassi. Anche un nucleo con due stipendi può incontrare difficoltà nel sostenere in un’unica soluzione il costo delle ferie, soprattutto quando alle spese del viaggio si sommano affitto o mutuo, bollette, alimentari e altre uscite ordinarie.

Come è stato calcolato il costo delle vacanze

La simulazione di Anasf prende in esame sette notti nella prima settimana di agosto 2026, periodo tradizionalmente caratterizzato da una domanda elevata. La destinazione scelta è una località della Riviera Adriatica del Centro Italia, raggiunta in automobile partendo dall’area milanese.

Il nucleo viaggia con una vettura di media cilindrata alimentata a benzina. Nel preventivo rientrano quindi anche i costi collegati allo spostamento. La sistemazione prevista è un albergo a tre stelle vicino al mare, con camera tripla e trattamento di pensione completa. La prenotazione viene effettuata anticipatamente, una condizione che dovrebbe consentire di contenere almeno in parte il prezzo del soggiorno.

Nel calcolo è compresa anche un’escursione. Non si parla, dunque, di una vacanza particolarmente lussuosa, ma di una settimana organizzata secondo abitudini piuttosto comuni: viaggio in auto, struttura di categoria media, pasti inclusi e una sola attività aggiuntiva.

Proprio questo elemento rende significativo il risultato. Il conto di 2.325 euro non deriva da servizi esclusivi, ma da un modello di vacanza familiare relativamente tradizionale.

Inflazione e rateizzazione possono aumentare la spesa

Sul costo finale incidono anche i rincari che interessano beni e servizi. Nell’elaborazione viene richiamato un effetto dell’inflazione stimato intorno al 3 per cento. Aumenti distribuiti tra trasporto, ospitalità e attività turistiche possono far crescere rapidamente il budget necessario.

Di fronte a una spesa così elevata, alcune famiglie potrebbero scegliere di pagare il soggiorno a rate. Questa soluzione permette di distribuire il costo nel tempo, ma non è necessariamente gratuita. Secondo i dati riportati da Anasf, interessi e commissioni possono determinare una maggiorazione fino al 20 per cento.

Una vacanza da 2.325 euro, se finanziata a condizioni poco convenienti, rischia quindi di costare sensibilmente di più. La rateizzazione può alleggerire l’esborso immediato, ma deve essere valutata considerando il prezzo complessivo e non soltanto l’importo delle singole rate.

Cresce il numero di chi rinuncia alle ferie

Il caro vacanze sta influenzando anche le decisioni di chi sceglie di non partire. Un’indagine Ipsos-Doxa richiamata nell’analisi indica che il 54 per cento delle persone che resteranno a casa lo farà per motivi economici.

La quota risulta superiore di dieci punti percentuali rispetto al 2025. Il dato suggerisce che l’aumento dei prezzi non modifica soltanto le destinazioni o la durata dei soggiorni, ma può portare alla rinuncia completa alle ferie.

Per contenere la spesa, alcune famiglie possono ridurre i giorni di permanenza, scegliere periodi meno richiesti oppure cercare strutture più economiche. Quando però il margine disponibile nel bilancio mensile è già limitato, anche queste strategie possono non essere sufficienti.

Le vacanze entrano nella pianificazione annuale

Secondo Anasf, il costo delle ferie dovrebbe essere inserito nella programmazione finanziaria della famiglia insieme alle altre spese importanti. Accantonare una cifra durante l’anno può ridurre la necessità di ricorrere al credito e rendere più sostenibile la partenza.

Il dato dei 2.325 euro racconta così una trasformazione evidente: una settimana al mare non può più essere considerata una spesa improvvisata. Per molte famiglie lombarde è diventata un obiettivo da pianificare con largo anticipo, confrontando costi, disponibilità e reddito effettivamente utilizzabile.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to