Pianura Padana nella morsa dell'afa: cosa sta accadendo con l'ozono
02/08/2026
Le temperature elevate non rappresentano l’unico problema di queste giornate estive in Lombardia. Alla lunga fase di caldo si aggiunge infatti un marcato peggioramento della qualità dell’aria, con concentrazioni di ozono particolarmente alte anche lontano dai grandi centri urbani.
A richiamare l’attenzione sul fenomeno è Legambiente Lombardia, che rilancia le rilevazioni effettuate dalle centraline regionali e parla di una situazione insalubre diffusa. I valori più preoccupanti sono stati registrati tra la Brianza, l’Isola Bergamasca e la fascia prealpina, ma il fenomeno coinvolge gran parte del territorio.
Ozono oltre la soglia d’allarme in diverse località
Il valore guida stabilito per proteggere la salute umana è pari a 120 microgrammi per metro cubo, calcolati come media nell’arco di otto ore. Secondo i dati richiamati, questa soglia è stata superata dalle stazioni di monitoraggio distribuite in Lombardia, comprese quelle collocate nelle aree alpine.
La situazione diventa ancora più delicata quando si prende in considerazione la soglia d’allarme, fissata a 240 microgrammi per metro cubo come valore orario. A Monza Parco sono stati rilevati 241 microgrammi, mentre Valmadrera ha raggiunto quota 243. Il dato più alto tra quelli riportati riguarda Calusco d’Adda, dove la concentrazione è salita fino a 246 microgrammi per metro cubo.
Valori molto elevati sono comparsi anche in altre città. A Bergamo sono stati misurati 233 microgrammi, a Lecco 229, a Monza Centro 226, a Varese 204 e a Como 200. Il quadro mostra quindi un problema esteso, che non riguarda soltanto le zone più trafficate della pianura ma raggiunge anche i laghi, le valli e le località prealpine.
Perché il caldo favorisce la formazione dell’ozono
L’ozono presente negli strati più bassi dell’atmosfera è un inquinante secondario. Ciò significa che non viene prodotto direttamente da una singola sorgente, ma si forma attraverso reazioni chimiche che coinvolgono altre sostanze già presenti nell’aria.
Tra i suoi precursori ci sono gli ossidi di azoto generati dal traffico, i solventi legati ad alcune attività industriali e il metano prodotto anche dagli allevamenti e dalle risaie. Quando questi composti incontrano una forte radiazione ultravioletta, possono contribuire alla formazione dell’ozono.
Le giornate caratterizzate da cielo sereno, temperature elevate, intensa insolazione e scarsa ventilazione creano dunque condizioni favorevoli al suo accumulo. Gli effetti, inoltre, possono manifestarsi a molti chilometri di distanza dalle aree in cui hanno avuto origine le emissioni.
Questo meccanismo spiega perché concentrazioni particolarmente alte siano state registrate anche sulle montagne e nei pressi dei laghi. A Perledo, sul lago di Como, il livello ha raggiunto 228 microgrammi per metro cubo, mentre a Moggio, in Valsassina, si è attestato a 215. L’assenza di traffico intenso nelle immediate vicinanze non mette quindi automaticamente al riparo dal problema.
I rischi per la salute e per la vegetazione
Legambiente sottolinea che centinaia di migliaia di persone sono state esposte a concentrazioni di ozono potenzialmente dannose, in particolare per le mucose respiratorie e oculari. Il pericolo diventa maggiore quando i livelli restano elevati per diverse ore e si svolgono attività fisiche all’aperto.
L’ozono non rappresenta però una minaccia soltanto per la salute umana. Si tratta di un gas capace di esercitare un’azione tossica anche sugli altri organismi viventi, danneggiando i tessuti animali e vegetali. Di conseguenza, l’inquinamento estivo può interessare anche la vegetazione spontanea e le colture agricole.
A questo si aggiunge la sua classificazione come inquinante climatico. L’ozono possiede infatti anche un effetto serra e può contribuire all’aumento delle temperature. Caldo e inquinamento finiscono così per alimentare una situazione particolarmente critica, nella quale la qualità dell’aria peggiora proprio durante le giornate in cui l’organismo è già sottoposto allo stress provocato dall’afa.
Come ridurre l’esposizione nelle ore più critiche
Nei giorni caratterizzati da alte concentrazioni di ozono, la principale precauzione consiste nel limitare il tempo trascorso all’aperto durante le ore pomeridiane e serali, quando i valori possono raggiungere il picco. È consigliabile evitare soprattutto l’attività fisica intensa e, quando possibile, rimanere in ambienti chiusi e freschi.
Sul fronte della prevenzione, ci sono alcuni comportamenti utili per contenere le emissioni delle sostanze che favoriscono la formazione dell’ozono. Tra questi rientrano la riduzione dell’uso dell’automobile, un impiego più attento dei solventi e la sospensione dello spandimento di liquami e digestati nei campi durante le fasi più critiche.
Le azioni individuali, tuttavia, possono offrire soltanto un contributo parziale. Il fenomeno coinvolge infatti traffico, attività produttive e agricoltura e richiede una strategia coordinata capace di ridurre stabilmente le emissioni dei precursori. Proteggere la qualità dell’aria significa tutelare contemporaneamente le persone, gli ecosistemi e le colture, soprattutto in estati sempre più segnate da caldo intenso e prolungato.
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