Statale di Milano: quasi tutti i dottori di ricerca trovano lavoro entro un anno
29/07/2026
Il dottorato di ricerca può offrire prospettive professionali concrete, soprattutto quando il percorso formativo permette di acquisire competenze altamente specializzate. Lo confermano i dati relativi all’Università Statale di Milano: il 95,4% dei dottori di ricerca risulta occupato a un anno dal conseguimento del titolo. Un risultato superiore alla media nazionale, accompagnato da un basso tasso di disoccupazione e da una forte coerenza tra gli studi svolti e le successive attività lavorative.
Le indagini AlmaLaurea contenute nei Report 2026 tracciano anche il profilo di chi completa il dottorato nell’ateneo milanese. Emergono un’età media relativamente bassa, una significativa presenza femminile, numerosi percorsi nelle discipline STEM e una spiccata apertura internazionale.
Il tasso di occupazione supera la media nazionale
L’analisi sulla condizione occupazionale ha coinvolto 333 persone che avevano terminato il dottorato da un anno. Il risultato principale è rappresentato dal tasso di occupazione del 95,4%, superiore al 94,1% rilevato complessivamente a livello nazionale.
Ancora più evidente è la differenza osservando la disoccupazione. Tra i dottori di ricerca della Statale il dato si ferma all’1,9%, mentre la media italiana raggiunge il 3,5%. Il titolo, quindi, non sembra limitarsi a fornire una preparazione accademica avanzata, ma favorisce un ingresso rapido nel mondo professionale.
Anche la tipologia di lavoro svolto appare in linea con le competenze sviluppate durante il percorso. Il 90,1% degli occupati ricopre professioni intellettuali, scientifiche o caratterizzate da un’elevata specializzazione. Il 63,9%, in particolare, lavora come ricercatore o tecnico laureato all’interno dell’università.
Il settore pubblico resta la destinazione principale
La maggioranza dei dottori di ricerca trova spazio nel settore pubblico, dove lavora il 64,7% degli occupati. Università, istituzioni ed enti legati alla ricerca continuano dunque a rappresentare gli sbocchi più frequenti per chi conclude questo livello di formazione.
Non manca, tuttavia, una presenza significativa nel mondo delle imprese. Il settore privato accoglie il 30,9% dei dottori di ricerca della Statale, una quota superiore al 28,1% nazionale. Anche il non profit registra un risultato più elevato rispetto alla media italiana: il 4,3% contro il 2,8%.
La preparazione ottenuta durante il dottorato viene considerata utile anche una volta iniziata l’attività professionale. Per l’82,4% degli occupati il titolo risulta efficace o molto efficace rispetto al lavoro svolto. Su scala nazionale la stessa valutazione positiva viene espressa dal 76% degli intervistati.
Un dottorato concluso prima rispetto alla media italiana
I dati AlmaLaurea permettono di conoscere meglio anche il profilo dei 477 dottori di ricerca che hanno ottenuto il titolo alla Statale nel corso del 2025. L’età media al termine del percorso è di 30,9 anni, contro i 32,1 anni registrati nel resto del Paese.
Le donne rappresentano il 54,5% del totale, mentre il 56,2% dei dottori proviene da corsi di laurea appartenenti all’area STEM, che comprende discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche.
Molto elevati sono inoltre i risultati accademici precedenti. Tra coloro che avevano conseguito la laurea in un’università italiana, il 74,4% si era diplomato con 110 e lode. La media nazionale, pur rimanendo alta, si ferma al 70,7%.
Finanziamenti e periodi di ricerca all’estero
La possibilità di ricevere un sostegno economico continua a essere un elemento centrale per rendere accessibile il dottorato. Alla Statale l’87,9% dei partecipanti ha ottenuto un finanziamento durante il percorso, rispetto all’85,6% nazionale. Tra chi ha ricevuto un contributo, il 93,6% ha potuto contare su una borsa di studio per tutta la durata del corso.
Rilevante è anche la dimensione internazionale. Il 56,8% dei dottori di ricerca ha trascorso un periodo di studio o di attività scientifica all’estero. Tra questi, il 90,6% ha beneficiato dell’incremento della borsa previsto per la mobilità internazionale, che può arrivare fino al 50%. A livello nazionale la stessa percentuale si attesta al 78,6%.
Le esperienze in altri Paesi consentono di partecipare a progetti internazionali, confrontarsi con ambienti accademici differenti e ampliare le competenze maturate nei laboratori e nei dipartimenti milanesi.
Dal 2026 aumentano anche le borse di dottorato
Ai risultati occupazionali si aggiungono le nuove misure economiche previste dall’Università Statale di Milano. A partire dal ciclo XLII, relativo all’anno accademico 2026/2027, l’importo della borsa di dottorato aumenterà di 170 euro lordi al mese.
Cresceranno anche le risorse individuali destinate alle attività scientifiche. Il budget annuale assegnato a ciascun dottorando passerà da 1.650 a 1.840 euro. Queste somme potranno sostenere lo svolgimento delle ricerche, la partecipazione alle attività formative e le esperienze realizzate in Italia o all’estero.
Il quadro restituito dai dati mostra quindi un percorso impegnativo, ma capace di offrire un inserimento professionale rapido e coerente. Il dottorato si conferma uno strumento importante non soltanto per la carriera accademica, ma anche per formare competenze avanzate richieste dalle istituzioni, dal sistema produttivo e dal mondo della ricerca.
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