Salute a Milano: il 63% dei cittadini si informa online ma continua a fidarsi del medico
15/09/2026
Un sintomo difficile da interpretare, una parola poco chiara all’interno di un referto oppure il desiderio di conoscere meglio un farmaco: davanti a questi dubbi, molti milanesi cercano una prima spiegazione attraverso uno schermo.
Internet e intelligenza artificiale sono ormai entrati nelle abitudini legate alla salute, offrendo risposte rapide e facilmente accessibili. Quando arriva il momento di valutare quelle informazioni e scegliere come affrontare un problema, però, la competenza del medico continua ad avere un peso decisivo.
I milanesi cercano spiegazioni attraverso i canali digitali
Nel campione preso in esame da Nomisma per UniSalute, quasi due persone su tre, precisamente il 63%, scelgono in prevalenza strumenti digitali per raccogliere indicazioni su patologie e medicinali. Il dato descrive un cambiamento ormai evidente: la ricerca di informazioni sanitarie può cominciare molto prima dell’ingresso in ambulatorio e proseguire anche dopo una visita.
Le domande riguardano diversi momenti del percorso. Il 34% cerca di comprendere meglio risultati di laboratorio e documenti clinici, mentre il 30% vuole orientarsi tra esami, ospedali e possibili percorsi assistenziali. A queste esigenze si aggiungono i dubbi sui sintomi e sulla necessità di fissare un appuntamento con uno specialista.
La consultazione online accompagna quindi il cittadino in più fasi. Può servire per dare un nome a una preoccupazione, prepararsi a un colloquio oppure rileggere con maggiore consapevolezza quanto emerso durante una visita. Lo schermo diventa così uno spazio preliminare di orientamento, capace di offrire una risposta nel momento stesso in cui nasce una domanda.
L’intelligenza artificiale entra nelle abitudini settimanali
All’interno di questo scenario, l’AI occupa una posizione sempre più rilevante. Il 54% delle persone coinvolte la utilizza almeno una volta durante la settimana. La frequenza mostra quanto questi sistemi siano diventati familiari anche quando l’argomento richiede attenzione, come accade con il benessere fisico e la salute.
Il livello di apprezzamento appare molto alto: nove intervistati su dieci valutano positivamente le indicazioni ottenute. La fascia più entusiasta raggiunge il 28%, percentuale riferita a chi esprime un giudizio molto elevato o pienamente soddisfatto. Proprio in questa parte del campione, l’AI raccoglie risultati superiori rispetto a motori di ricerca, social e portali medici specializzati.
A renderla attraente sono soprattutto due caratteristiche. Sette persone su dieci le riconoscono il vantaggio della velocità, mentre il 67% valorizza la semplicità con cui può essere consultata. Basta formulare una domanda per ricevere in pochi istanti una spiegazione costruita intorno alla richiesta. Questa immediatezza, però, convive con una certa prudenza: il 47% ritiene che l’AI abbia una probabilità maggiore di sbagliare rispetto a un professionista sanitario.
Il camice bianco conserva il primato della fiducia
La diffusione degli assistenti digitali, dunque, procede insieme alla consapevolezza dei loro limiti. Per il 71% del campione, l’intelligenza artificiale può svolgere una funzione di affiancamento alla medicina tradizionale. Un ulteriore 10% la considera poco adatta al settore sanitario, mentre il 19% lascia aperta la possibilità che possa assumere, almeno in parte, compiti oggi affidati ai professionisti.
Quando il confronto riguarda le qualità necessarie per prendersi cura di una persona, il medico mantiene un vantaggio molto ampio. Il 79% degli intervistati gli attribuisce maggiore affidabilità; il 78% riconosce il valore dell’empatia e il 70% premia la precisione. Per il 65%, inoltre, è il professionista a possedere gli strumenti più adatti per costruire una cura modellata sulle esigenze individuali.
I numeri delineano due ruoli differenti. L’AI viene scelta per ottenere rapidamente una spiegazione e rendere più comprensibili alcuni passaggi. Al medico spettano invece la lettura complessiva della situazione, il dialogo con il paziente e le decisioni sul percorso da seguire. La tecnologia fornisce parole e informazioni; il professionista collega quei dati alla storia concreta della persona che ha davanti.
L’AI trova spazio anche negli ambulatori milanesi
L’uso dell’intelligenza artificiale riguarda ormai anche il lavoro quotidiano degli operatori sanitari. Un esempio arriva da Humanitas, dove un assistente virtuale raccoglie il dialogo svolto durante l’appuntamento e lo organizza in un documento clinico. In questo modo, una parte dell’attività compilativa viene affidata alla tecnologia e il medico può dedicare maggiore attenzione al paziente.
Questo modello rispecchia bene l’orientamento emerso dall’indagine. L’algoritmo interviene come supporto operativo, mentre la dimensione clinica rimane nelle mani del professionista. La rapidità della macchina si unisce così all’esperienza, alla capacità di ascolto e alla responsabilità umana.
A Milano sta quindi prendendo forma un rapporto nuovo con l’informazione sanitaria. Web e AI soddisfano il bisogno di risposte immediate, aiutano a preparare domande e rendono più accessibili alcuni contenuti complessi.
Il medico, invece, continua a rappresentare la figura alla quale affidare interpretazioni, scelte e cure. Più che una sostituzione, dai dati emerge una convivenza: la tecnologia apre la conversazione, mentre la fiducia si consolida nell’incontro con chi possiede competenze sanitarie.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.