Milano, molti locali vogliono tavoli all'aperto: continua il boom dei dehors
11/08/2026
Nel giro di pochi anni tavolini, ombrelloni e pedane hanno cambiato il volto di numerose strade milanesi. Una trasformazione iniziata durante l’emergenza sanitaria, quando gli spazi all’aperto erano diventati indispensabili, e proseguita anche dopo il ritorno alla normalità.
I numeri mostrano che il dehors non viene più considerato una soluzione provvisoria: per bar, ristoranti, gelaterie e attività da asporto rappresenta ormai una parte importante del servizio. Le domande continuano ad aumentare, mentre il Comune prova a gestire un fenomeno che coinvolge centro e periferie in modo molto diverso.
Quasi ottomila richieste in un anno e mezzo
Dal primo gennaio 2025 al 30 luglio 2026, le banche dati comunali hanno registrato 7.865 istanze per l’occupazione di suolo pubblico con strutture leggere e rimovibili. Il conteggio comprende sia le pratiche già completate sia quelle ancora in lavorazione.
Le richieste riguardano tende, ombrelloni, sedie, tavolini, fioriere e altre attrezzature utilizzate all’esterno delle attività commerciali. Rispetto alla situazione rilevata alla fine del 2024, si contano 1.740 domande aggiuntive.
Per comprendere le dimensioni del fenomeno basta confrontare questo dato con il numero di bar, ristoranti, gelaterie e locali da asporto presenti in città, pari a circa 8 mila. Più precisamente, le attività sono 7.949: dal semplice confronto numerico emerge quindi una percentuale vicina al 99%.
Questo non significa che ogni singolo esercizio abbia necessariamente presentato una domanda. Il paragone, però, restituisce con immediatezza quanto sia diventato diffuso il desiderio di avere uno spazio esterno.
Dal Covid a oggi le domande sono triplicate
La crescita arriva da lontano. Nel marzo del 2022 gli uffici milanesi avevano ricevuto circa 1.300 richieste. Era una fase particolare: molte attività stavano cercando di consolidare le soluzioni adottate durante la pandemia, chiedendo una nuova concessione oppure rinnovando quella già ottenuta.
Da allora il percorso non si è fermato. Il 2024 si era concluso con 6.125 domande, mentre il dato attuale registra un aumento superiore alle 1.700 unità. In termini percentuali, la crescita è del 28% rispetto alla fine del 2024.
Il dehors si è così trasformato da risposta a un’emergenza in uno strumento stabile per il settore della ristorazione. Avere tavolini all’aperto può ampliare la capacità di accoglienza di un locale e offrire alla clientela una modalità diversa di vivere la città. Gli spazi esterni, inoltre, vengono considerati dagli operatori un’opportunità commerciale e un luogo capace di favorire l’aggregazione.
In centro la crescita comincia a rallentare
La diffusione dei dehors non procede alla stessa velocità in tutti i quartieri. Nel Municipio 1, che comprende il centro cittadino, risultano 430 pratiche, pari ad appena il 5% del totale. Il dato suggerisce una fase di progressiva stabilizzazione nelle zone centrali, dove il fenomeno aveva già raggiunto dimensioni notevoli negli anni precedenti.
Anche il costo dell’occupazione di suolo pubblico cambia sensibilmente in base alla posizione. Da gennaio 2024 sono entrati in vigore nuovi criteri per il Canone unico patrimoniale, dopo che le tariffe precedenti erano rimaste legate a un provvedimento risalente al 2011.
Gli aumenti non interessano in modo uniforme tutte le attività e tutte le aree cittadine. Un locale del centro che pagava 10.600 euro all’anno per uno spazio esterno di 50 metri quadrati è arrivato a versare circa 15 mila euro. La situazione è differente in periferia: nella zona Certosa-Musocco, per esempio, un canone da 5.700 euro è stato ridotto a circa 3.500 euro annui.
La revisione ha quindi prodotto rincari nelle aree maggiormente richieste e agevolazioni in alcuni quartieri più esterni, creando condizioni economiche molto diverse all’interno della stessa città.
Il futuro dipende dalle nuove regole
L’espansione dei dehors ha reso necessario un intervento normativo più chiaro. Le strutture nate durante il periodo del Covid continuano infatti a essere disciplinate da un regime transitorio, prorogato fino al 30 giugno 2027.
Entro il 31 dicembre 2026 dovrà però essere completato il riordino nazionale della materia. Il nuovo quadro normativo avrà conseguenze importanti anche per Milano, perché dovrà definire il futuro delle concessioni e delle strutture esterne che negli ultimi anni si sono moltiplicate.
Le regole rappresentano soltanto uno degli aspetti ancora da chiarire. Gli operatori iniziano a interrogarsi anche sull’effettivo utilizzo dei dehors durante tutto l’anno. Le temperature estive molto elevate possono rendere meno piacevole la permanenza all’aperto, mentre nei mesi invernali molti spazi risultano difficili da sfruttare.
Un cambiamento ormai entrato nella vita della città
I numeri confermano che il rapporto tra i milanesi e gli spazi esterni dei locali è cambiato. Quella che nel 2020 appariva come una necessità temporanea si è trasformata in una caratteristica stabile della città.
Il prossimo passaggio sarà trovare un assetto duraturo, capace di accompagnare le esigenze delle attività e la crescente domanda di socialità all’aperto. Con quasi ottomila istanze raccolte in diciotto mesi, i dehors sono ormai diventati uno degli elementi più riconoscibili della Milano successiva alla pandemia.
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