Milano, meno asfalto contro le isole di calore: coinvolte 27 strade
16/07/2026
Milano prova a ridurre gli effetti delle temperature estreme intervenendo direttamente sullo spazio urbano. Il Comune ha aggiunto 27 nuove aree al programma di depavimentazione, che prevede la rimozione dell’asfalto e la sua sostituzione con superfici verdi.
Questi interventi si aggiungono alle 27 operazioni già pianificate negli anni precedenti. A guidare le scelte dell’amministrazione è una nuova mappa del rischio climatico: su 88 quartieri analizzati, 43 risultano esposti a un livello di pericolosità alto o molto alto per la salute.
Milano rimuove l’asfalto per ridurre il calore
La presenza di ampie superfici asfaltate contribuisce a trattenere e restituire calore, soprattutto durante le giornate estive. Per questo Palazzo Marino intende intervenire nelle zone considerate maggiormente critiche, eliminando parte della pavimentazione e aumentando gli spazi verdi.
Il programma non parte da zero. Negli scorsi anni erano già state calendarizzate 27 operazioni di depavimentazione, alcune delle quali sono state portate a termine. Un esempio è quello di via Toce, nel quartiere Isola. Nelle ultime settimane sono state inserite nella programmazione altre 27 aree, portando così a 54 il numero complessivo degli interventi avviati o previsti.
L’obiettivo è modificare gradualmente quei luoghi nei quali l’asfalto occupa una parte consistente dello spazio pubblico. La trasformazione non riguarda solamente l’aspetto estetico delle strade: serve soprattutto a rendere la città più preparata di fronte a estati sempre più calde.
43 quartieri presentano un rischio elevato
La mappa aggiornata dal Comune mostra una situazione che interessa quasi metà del territorio cittadino. Sono 43 su 88 i quartieri classificati con un rischio alto o molto alto, mentre 22 aree hanno ricevuto il livello massimo di pericolosità.
Il problema non riguarda soltanto le zone periferiche. Tra i quartieri più esposti compaiono infatti Duomo, Porta Venezia e Brera, tutti situati nel centro di Milano. Nell’elenco sono presenti anche San Siro e Giambellino, a dimostrazione di come il caldo urbano possa colpire aree con caratteristiche molto differenti.
La mappa diventa così uno strumento operativo per stabilire dove intervenire prima. Non tutte le zone cittadine, infatti, presentano le stesse temperature superficiali e non tutti gli abitanti dispongono delle medesime possibilità per proteggersi dal caldo.
Come viene calcolata la pericolosità per la salute
Per individuare le aree più vulnerabili, Palazzo Marino prende in considerazione due indicatori. Il primo riguarda le temperature rilevate sulle superfici e permette di misurare il calore prodotto e restituito dall’asfalto.
Il secondo considera invece la vulnerabilità dei residenti attraverso l’indice Istat relativo al disagio socioeconomico della popolazione. Il risultato finale nasce dall’incrocio tra la pericolosità legata alle temperature e le condizioni delle persone che vivono in ciascun quartiere.
In questo modo il rischio climatico non viene valutato esclusivamente attraverso i gradi registrati. Una zona molto calda nella quale vivono cittadini maggiormente vulnerabili può richiedere un intervento più urgente rispetto a un’area con caratteristiche diverse. La pianificazione ambientale viene quindi collegata anche alla dimensione sociale e sanitaria.
Depavimentazione, parcheggi e viabilità dividono la politica
La rimozione dell’asfalto può comportare cambiamenti nell’utilizzo delle strade. L’assessora al Verde Elena Grandi ha spiegato in commissione consiliare che alcuni interventi sono in preparazione da molto tempo. Una delle difficoltà deriva dalle resistenze di chi vorrebbe continuare a utilizzare gli spazi nello stesso modo, mantenendo la possibilità di parcheggiare o transitare in automobile.
Il piano ha provocato anche reazioni politiche. Fabrizio De Pasquale, vicesegretario cittadino di Forza Italia, considera la depavimentazione una misura rivolta soprattutto contro le automobili. Ha inoltre contestato la coerenza delle scelte urbanistiche, mettendo a confronto la rimozione dell’asfalto in via Toce con la presenza di ampie superfici in pietra a San Babila.
L’amministrazione intende comunque accelerare anche sulla realizzazione di parterre alberati. Il confronto si concentra dunque su come cambiare lo spazio pubblico senza ignorare le esigenze legate alla mobilità, ma tenendo conto di un’emergenza climatica che richiede interventi sia immediati sia di lungo periodo.
Nel 2050 Milano potrebbe avere fino a 90 notti tropicali
Le proiezioni utilizzate dal Comune descrivono un futuro particolarmente difficile durante i mesi estivi. Tra meno di 25 anni le temperature potrebbero aumentare di oltre tre gradi. Le conseguenze più evidenti si registrerebbero proprio in estate, quando il calore accumulato durante il giorno continuerebbe a farsi sentire anche dopo il tramonto.
Attualmente Milano conta ogni anno tra 30 e 40 notti tropicali. Nel 2050 potrebbero diventare mediamente tra 80 e 90, mentre entro la fine del secolo potrebbero superare quota 120. Ciò significherebbe affrontare periodi molto più lunghi nei quali le temperature notturne rimangono elevate.
A questa tendenza si aggiungono fenomeni atmosferici improvvisi, con l’alternanza tra caldo, precipitazioni, grandine e forti raffiche di vento. La depavimentazione delle strade rappresenta quindi uno degli strumenti scelti per adattare Milano a condizioni climatiche destinate a diventare più frequenti. La sfida sarà trasformare gli interventi programmati in cambiamenti visibili nei quartieri più esposti.
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