Milano, diabete di tipo 1 anche negli adulti: nuovo studio
04/06/2026
Il diabete di tipo 1 non riguarda soltanto l’infanzia, ma può insorgere con frequenza anche in età adulta, spesso dopo i 30 anni, con il rischio di diagnosi errate o tardive. A richiamare l’attenzione su questo aspetto è una nuova pubblicazione su Diabetes Care, coordinata dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con la University of Exeter.
Una malattia spesso confusa con il diabete di tipo 2
Tradizionalmente associato ai bambini e agli adolescenti, il diabete di tipo 1 può comparire lungo tutto l’arco della vita. Negli adulti, però, la diagnosi è più complessa perché la malattia autoimmune può essere confusa con il diabete di tipo 2, molto più diffuso in questa fascia di popolazione e non legato agli stessi meccanismi immunitari.
Questa possibile misclassificazione può avere conseguenze importanti sul trattamento, sui tempi di intervento e sugli esiti clinici. Per questo lo studio propone una lettura del diabete di tipo 1 come un continuum biologico, nel quale l’età non identifica forme distinte della malattia, ma modifica il contesto in cui l’autoimmunità si sviluppa.
Le differenze osservate con l’avanzare degli anni dipendono infatti da fattori come il rimodellamento del sistema immunitario, le modificazioni pancreatiche e l’aumento dell’insulino-resistenza. Elementi che possono cambiare la presentazione clinica e rendere più difficile il riconoscimento della patologia.
Screening e diagnosi precoce anche per gli adulti
Secondo Alessandra Petrelli, prima autrice dell’articolo, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità della Statale e del Centro di Ricerca Clinica Pediatrica “Romeo ed Enrica Invernizzi”, è necessario adottare un approccio diagnostico più preciso.
La diagnosi dovrebbe integrare autoanticorpi, C-peptide e dati clinici, così da distinguere correttamente il diabete di tipo 1 da altre forme di diabete. Lo studio sottolinea anche l’importanza di estendere agli adulti i programmi di screening e identificazione precoce, per ridurre gli errori diagnostici e favorire interventi preventivi più mirati.
Il punto è rilevante anche sul piano epidemiologico. Sebbene l’incidenza del diabete di tipo 1 a esordio adulto sia sostanzialmente stabile, la prevalenza sta aumentando, soprattutto tra le persone di età pari o superiore a 65 anni, anche grazie al miglioramento della sopravvivenza.
Anziani, fragilità e terapie personalizzate
Negli anziani con diabete di tipo 1, la gestione della malattia richiede una particolare attenzione alle condizioni generali della persona. Fragilità, declino cognitivo, multimorbidità e disabilità sensoriali possono aumentare il rischio di ipoglicemia e rendere più complesso il controllo della terapia.
Per questo lo studio indica come priorità la personalizzazione degli obiettivi terapeutici, con un equilibrio tra efficacia del trattamento, sicurezza e qualità della vita. Non si tratta solo di controllare i valori glicemici, ma di adattare la cura al profilo clinico, funzionale e sociale del paziente.
Paolo Fiorina, professore ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Milano, direttore del Centro per il diabete di tipo 1 del Centro di Ricerca Clinica Pediatrica “Romeo ed Enrica Invernizzi” e responsabile dell’Unità dipartimentale di Endocrinologia e Diabetologia dell’Ospedale Luigi Sacco, evidenzia le nuove sfide assistenziali poste dall’aumento dei casi nelle età più avanzate.
Per Fiorina, negli anziani la presenza di fragilità e multimorbidità impone una gestione sempre più individualizzata, con particolare attenzione alla prevenzione delle ipoglicemie, alla sicurezza terapeutica e al mantenimento della qualità della vita.
Nuove priorità per ricerca e pratica clinica
La pubblicazione invita quindi a superare l’idea del diabete di tipo 1 come patologia esclusivamente pediatrica. Riconoscere la malattia anche negli adulti e negli anziani significa migliorare la classificazione diagnostica, evitare trattamenti inadeguati e costruire percorsi di cura più coerenti con le esigenze dei pazienti.
Colmare le lacune di conoscenza in questa popolazione diventa una priorità sia per la ricerca sia per la pratica clinica. Lo studio coordinato dalla Statale di Milano apre così a una prospettiva più ampia: considerare il diabete di tipo 1 lungo tutto l’arco della vita, con strumenti diagnostici più accurati, screening più inclusivi e cure costruite sulla persona.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.