Milano contro le ondate di calore: parte il Piano Caldo 2026
21/06/2026
L’Ats Città Metropolitana di Milano ha avviato il Piano Caldo 2026, il modello organizzativo pensato per prevenire e gestire gli effetti delle temperature elevate sulla salute. L’intervento interessa un’area molto ampia e concentra l’attenzione sulle persone più esposte, a partire dagli anziani.
Nel territorio seguito dall’Agenzia vivono infatti 464.331 cittadini con più di 75 anni che non sono ospitati nelle Rsa. La rete coinvolge strutture sanitarie, amministrazioni locali, realtà sociali e Protezione Civile, con procedure comuni e strumenti di controllo condivisi.
Una rete estesa su 193 Comuni
Il piano riguarda 193 Comuni e una popolazione assistita che supera i 3,5 milioni di persone. Ats coordina le Asst di riferimento insieme ai Comuni, agli enti del Terzo Settore e alla Protezione Civile, così da applicare in modo ordinato le indicazioni nazionali, regionali e locali. L’obiettivo è garantire una risposta rapida quando il caldo aumenta e le condizioni climatiche diventano più pericolose per la salute.
Il direttore generale di Ats Città Metropolitana di Milano, Silvano Casazza, ha ricordato che i dati rappresentano persone, famiglie e situazioni fragili che richiedono attenzione concreta. Il Piano Caldo 2026 punta quindi a rafforzare la presenza dei servizi accanto ai cittadini più esposti e a rendere più stretto il rapporto tra sanità, Comuni e organizzazioni sociali.
Ogni Asst ha definito un proprio modello operativo, con referenti specifici, gruppi di lavoro e procedure di intervento già stabilite. Sono stati assegnati ruoli precisi sia negli ospedali sia sul territorio, insieme alle modalità per ricevere e gestire le segnalazioni nei periodi più difficili. Un ruolo centrale spetta ai Distretti e alle Centrali Operative Territoriali, chiamate a collegare le strutture ospedaliere con i servizi presenti vicino ai cittadini.
Gli anziani divisi in quattro livelli di rischio
La parte più dettagliata del piano riguarda gli over 75 non residenti nelle Rsa. Ats ne ha individuati 464.331 su una popolazione assistita complessiva di 3.566.480 persone. Questo gruppo è stato suddiviso in quattro livelli, così da indirizzare le risorse verso chi presenta una maggiore fragilità sanitaria o sociale.
Il 16,8% rientra nel rischio basale, il 34,8% nel livello intermedio, il 38,4% nel rischio alto e il 10% nella fascia molto alta. La classificazione permette ai servizi di distinguere le situazioni e di organizzare gli interventi sulla base delle condizioni reali. Il piano si rivolge anche alle persone fragili di altre fasce d’età e a chi lavora all’aperto, soprattutto nei comparti in cui l’esposizione alle alte temperature può durare molte ore.
La collaborazione tra ospedale e territorio assume quindi un peso decisivo. Le Asst hanno attivato sistemi di sorveglianza dedicati e percorsi per seguire i soggetti già conosciuti dai servizi. Le segnalazioni possono coinvolgere medici di famiglia, infermieri, Comuni, servizi sociali e assistenza domiciliare. In questo modo la presa in carico può essere adattata alle necessità della singola persona.
Bollettini quotidiani e sistemi di allerta
Il monitoraggio climatico e sanitario utilizza due sistemi complementari. Per Milano è operativo l’Heat Health Watch Warning System del Ministero della Salute, attivo dal 15 maggio al 15 settembre. Nel resto del territorio metropolitano viene usato il bollettino “Humidex – Disagio da calore”, pubblicato ogni giorno da Arpa Lombardia dal primo giugno al 15 settembre.
Il Centro Locale di Ats trasmette quotidianamente i bollettini a oltre 1.500 contatti istituzionali. Tra i destinatari figurano Comuni, ospedali, Rsa, enti del Terzo Settore e altre realtà coinvolte nella protezione della popolazione. Quando il rischio resta elevato per più giorni, scattano procedure specifiche di coordinamento e controllo.
La diffusione costante delle informazioni serve a preparare le strutture prima che la situazione peggiori. Gli operatori possono così organizzare le attività, avvisare i cittadini e concentrare l’attenzione sui soggetti già classificati nelle fasce più esposte. Il sistema consente inoltre di adattare le risposte alle caratteristiche dei diversi territori, che possono presentare esigenze differenti.
Pronto Soccorso e assistenza territoriale rafforzati
Tra le misure previste figura l’attivazione di percorsi dedicati nei Pronto Soccorso. In numerose strutture è stato introdotto il codice calore, pensato per rendere più chiara e veloce la gestione dei casi collegati alle temperature elevate. Il piano rafforza anche il ruolo delle Case di Comunità, dei Punti Unici d’Accesso, delle Centrali Operative Territoriali e degli Infermieri di Famiglia e Comunità.
Per le persone fragili sono previste attività di monitoraggio, assistenza domiciliare e collaborazione tra infermieri, medici di medicina generale, Comuni e servizi sociali. Ats e Comune di Milano possono condividere le informazioni relative ai cittadini già seguiti dai servizi comunali, dopo aver ottenuto il consenso informato. Questo passaggio permette di evitare interventi scollegati e di costruire un’assistenza più ordinata.
Il Piano Caldo 2026 dedica spazio anche alla prevenzione dello stress termico nei luoghi di lavoro, con attenzione particolare all’agricoltura e all’edilizia. Sono previste iniziative informative e controlli specifici. Le verifiche riguardano inoltre gli allevamenti intensivi, dove devono funzionare correttamente ventilazione, raffrescamento e sistemi di allarme. Il progetto punta così a coprire i principali ambiti nei quali il caldo può creare condizioni di rischio durante l’estate.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to