Da musicista a ricamatrice, Martina Della Mora lancia Embroiderly
22/04/2026
Prima il violino e il canto lirico, poi la sartoria teatrale, infine il ricamo trasformato in impresa. Il percorso di Martina Della Mora, oggi fondatrice del progetto Embroiderly, racconta una traiettoria professionale costruita intrecciando formazione artistica, artigianato e visione imprenditoriale. La sua storia parte da una passione coltivata fin da bambina con ago, filo e stoffe, attraversa l’esperienza accademica nel costume per lo spettacolo e arriva a una scelta precisa: specializzarsi nel ricamo a mano e farne un’attività capace di dare nuova identità ai capi già esistenti
Un talento nato presto tra musica, stoffe e sartoria
Martina Della Mora racconta di aver voluto cucire da sempre, al punto che, come ricorda, già da piccola giocava con le stoffe e da adolescente cercava occasioni per imparare osservando chi sapeva usare la macchina da cucire. La svolta più consapevole arriva a quindici anni, quando riceve in regalo la sua prima macchina da cucire, ma il percorso non prende subito una direzione lineare. Parallelamente, infatti, studia violino per tredici anni e poi canto lirico, costruendo una formazione artistica ampia che in seguito si intreccerà con la moda e il costume.
Il passaggio decisivo avviene quando scopre il corso di Sartoria per lo Spettacolo dell’Accademia, oggi Triennio in costume per lo spettacolo. Per lei rappresenta il punto d’incontro naturale tra le sue due passioni principali, la musica e l’abito, tanto da spingerla a iscriversi senza neppure aspettare l’Open Day. Da lì prende forma un percorso tecnico e creativo che la avvicina definitivamente al mondo della confezione e delle lavorazioni di dettaglio.
Dall’Accademia al ricamo, passando per il teatro e gli atelier
Tra le esperienze più intense della formazione, Martina ricorda il progetto finale “Tele”, che prevedeva la realizzazione integrale, in gruppi di tre persone, di un abito storico in tela da prototipo. Nel suo caso si trattava di un abito del 1840, lavoro che lei stessa indica come tra i più impegnativi e formativi del percorso, insieme alla confezione del frac da uomo. È in questo ambiente, però, che matura anche l’interesse più profondo per il ricamo, inizialmente emerso ascoltando in Accademia una docente di confezione mentre il gruppo stava prestando supporto a uno spettacolo alla Scala.
Il passaggio successivo non è immediato ma graduale. Dopo l’Accademia, Martina investe un anno nello studio del ricamo con un’insegnante privata, mentre contemporaneamente lavora part time in un atelier di costumi per il balletto e collabora alcuni giorni alla settimana in una sartoria su misura. Un periodo intenso che le consente di sostenere economicamente la formazione e di proporsi nel frattempo come ricamatrice alle aziende del settore.
Le esperienze da Zegna a Golden Goose prima del progetto personale
La crescita professionale passa poi attraverso realtà importanti. Martina svolge un tirocinio da Zegna, viene successivamente assunta come ricamatrice e occhiellaia da Domenico Caraceni e lavora per oltre due anni e mezzo nelle sartorie maschili. In seguito arriva la chiamata di Golden Goose, che cerca una figura con competenze sia sartoriali sia nel ricamo. In quell’esperienza, durata tre anni, affina non soltanto la tecnica, ma anche la capacità di rapportarsi direttamente ai clienti e di personalizzare capi di lusso con ricami a mano.
È al termine di questo percorso che decide di avviare un progetto proprio, Embroiderly, fondato sull’idea di applicare ricami personalizzati ai capi che le persone possiedono già. L’obiettivo non è soltanto trasformarli in pezzi unici, ma anche preservarne storia e identità. Una scelta che unisce artigianato, personalizzazione e una sensibilità che guarda al valore affettivo degli oggetti, oltre che alla loro estetica.
Il ricamo come mestiere di precisione, tempo e valore
Martina spiega di essersi specializzata nel ricamo perché, durante la formazione, ha capito che le lavorazioni che più la appassionavano erano quelle in cui la precisione e l’attenzione ai dettagli facevano davvero la differenza. Oggi si occupa soprattutto di ricamo a filo, compresi occhielli e cifre, tecniche molto richieste nelle sartorie maschili, ma ha iniziato anche a sperimentare il ricamo a perline, il filo d’oro, il merletto ad ago e il Luneville. Il suo lavoro si muove quindi tra tradizione artigianale e continua ricerca tecnica.
Uno dei nodi più delicati, racconta, è stato costruire una sostenibilità economica per un mestiere in cui i tempi sono inevitabilmente lunghi. Capire come determinare i prezzi e spiegare ai clienti il valore di un servizio che può richiedere dalle 8 alle 20 ore di lavoro per un solo pezzo non è stato semplice. Proprio per questo Martina definisce il ricamo a mano un servizio di lusso, non in senso astratto, ma per il tempo, la competenza e l’unicità che richiede. Una consapevolezza che ha dovuto costruire nel tempo, passando dal lavoro dipendente alla piena autonomia imprenditoriale.
Artigianato e futuro, tra identità e nuove tecnologie
Nel suo racconto c’è anche una riflessione sul futuro del mestiere artigianale. Martina è convinta che sartoria e ricamo non solo abbiano ancora spazio, ma che diventeranno ancora più rilevanti. Guardando alle tecnologie emergenti e all’intelligenza artificiale, ritiene che il lavoro artigianale resti insostituibile nella sua componente tattile, sensibile e manuale, pur potendo essere ampliato da strumenti nuovi. Porta l’esempio della macchina da ricamo industriale, utile per certe lavorazioni ampie ma non capace di sostituire molte tecniche a mano, soprattutto quando serve interpretare materiali delicati e dettagli complessi.
La storia di Martina Della Mora si inserisce così in una linea sempre più interessante del made in Italy contemporaneo: quella di giovani professioniste che partono da percorsi creativi non lineari, attraversano formazione specialistica, apprendistato e lavoro nelle grandi aziende, e arrivano infine a costruire un progetto personale basato su identità, tecnica e visione. Embroiderly nasce da questo intreccio e racconta come l’artigianato, quando incontra competenza e consapevolezza, possa ancora trasformarsi in impresa.
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