Affitti transitori, Milano resta la città più cara in Italia: prezzi a 25 euro al metro quadro
09/07/2026
Milano continua a guidare la classifica italiana delle città più costose per chi cerca una casa con un contratto di affitto transitorio. Nel capoluogo lombardo il canone medio richiesto ha raggiunto circa 25 euro al metro quadro, il livello più alto tra le venti città analizzate da Immobiliare.it.
Gli affitti transitori riguardano contratti con una durata compresa tra 30 giorni e 18 mesi. Si tratta di una soluzione utilizzata soprattutto da studenti, lavoratori trasferiti temporaneamente, professionisti impegnati in progetti fuori sede e persone che devono fermarsi in una città per un periodo limitato.
Nonostante Milano abbia registrato un leggero calo rispetto all’anno precedente, il costo rimane superiore a quello rilevato nelle altre grandi città italiane. Il mercato nazionale, dopo diversi anni di aumenti sostenuti, sembra però mostrare i primi segnali di rallentamento.
Affitti transitori a Milano: prezzi in lieve calo
Nel corso degli ultimi dodici mesi, i canoni degli affitti transitori a Milano sono diminuiti dell’1%. La riduzione appare contenuta e non modifica il primato della città, che resta saldamente al primo posto per costo medio al metro quadro.
Per prendere in affitto un appartamento di 50 metri quadrati, considerando il valore medio di 25 euro al metro quadro, possono essere richiesti circa 1.250 euro al mese, senza contare eventuali spese condominiali, utenze e altri costi accessori.
La pressione sul mercato milanese continua a essere alimentata dall’elevata domanda. La città richiama ogni anno studenti universitari, lavoratori qualificati, manager, ricercatori e persone impegnate nei settori della moda, della finanza, della tecnologia e dei servizi.
La disponibilità di abitazioni nelle zone più richieste, inoltre, non sempre riesce a soddisfare il numero di persone alla ricerca di una sistemazione. Questa situazione contribuisce a mantenere i prezzi su livelli elevati, anche quando si registrano piccole variazioni negative.
Prezzi aumentati del 35% rispetto al 2021
Il rallentamento osservato nell’ultimo anno arriva dopo una fase caratterizzata da una crescita molto più intensa. A livello nazionale, i prezzi degli affitti transitori risultano infatti aumentati del 35% rispetto al 2021.
Nell’ultimo anno, invece, l’incremento medio si è fermato all’1%. Il dato indica una sostanziale stabilizzazione del settore, con un numero uguale di città in crescita e in diminuzione.
Il mercato non presenta comunque un andamento uniforme. Alcune località continuano a registrare forti rincari, mentre altre mostrano riduzioni più evidenti. Le differenze dipendono dalla disponibilità di immobili, dalla domanda locale, dalla presenza di università, dalle opportunità lavorative e dall’attrattività turistica delle singole città.
Trieste registra l’aumento più alto
La crescita annuale più consistente è stata rilevata a Trieste, dove i prezzi degli affitti transitori sono saliti del 29%. Al secondo posto si trova Torino, con un aumento dell’11%.
Trieste e Torino sono le uniche due città analizzate ad aver registrato incrementi a doppia cifra. Seguono Brescia e Verona, entrambe con una crescita dell’8%.
Tra i principali centri italiani si osservano aumenti più contenuti. A Roma i canoni sono cresciuti del 4%, mentre Genova ha segnato un rialzo del 2%. Napoli si è fermata a un incremento dell’1%, in linea con la variazione media nazionale.
Questi dati mostrano come il mercato degli affitti temporanei possa cambiare rapidamente anche nelle città che in passato presentavano prezzi più accessibili. Quando aumenta il numero di persone interessate a questo tipo di contratto, la disponibilità limitata può produrre rincari significativi.
Le città dove gli affitti sono diminuiti
La riduzione più marcata è stata registrata a Messina, dove i prezzi sono scesi dell’11%. Como ha invece mostrato una diminuzione del 9%.
Cali più contenuti hanno interessato Venezia e Cagliari, entrambe con un -3%. Firenze e Palermo hanno registrato una flessione del 2%, mentre Milano, Bologna, Bari e Catania hanno segnato un calo dell’1%.
Le diminuzioni non significano necessariamente che queste città siano diventate economiche. Bologna e Firenze, per esempio, restano tra i centri con i canoni più elevati d’Italia, nonostante la leggera variazione negativa rilevata nell’ultimo anno.
Il calo può essere interpretato come un assestamento dopo gli aumenti registrati negli anni precedenti. In alcuni casi può incidere anche una maggiore disponibilità di immobili o una domanda meno intensa rispetto ai periodi di maggiore pressione.
Bologna, Firenze e Roma seguono Milano
Alle spalle di Milano si trova Bologna, dove il prezzo medio richiesto per un affitto transitorio è pari a 24,2 euro al metro quadro. Firenze occupa la terza posizione con 23,3 euro, mentre Roma si ferma a 21,9 euro al metro quadro.
Il prezzo medio nazionale è invece di 18,2 euro al metro quadro. Milano supera quindi la media italiana di quasi sette euro per ogni metro quadro.
Le città più economiche si trovano tutte nel Mezzogiorno. A Palermo il valore medio è di 12,1 euro al metro quadro, mentre a Catania scende a 11,1 euro. Messina chiude la classifica con 9,6 euro al metro quadro.
La differenza tra Milano e Messina supera i 15 euro al metro quadro. Per un’abitazione di 60 metri quadrati, il divario teorico può arrivare a oltre 900 euro al mese, confermando l’esistenza di profonde differenze territoriali nel mercato italiano delle locazioni.
Un mercato più stabile, ma ancora costoso
La crescita limitata all’1% su base annua può rappresentare un primo segnale di normalizzazione. I canoni rimangono però molto più alti rispetto a quelli del 2021 e continuano a pesare sui bilanci di studenti, lavoratori e famiglie.
A Milano il problema appare particolarmente evidente. Anche una riduzione dell’1% non basta a rendere il mercato facilmente accessibile. Il capoluogo lombardo resta la città più cara d’Italia per gli affitti transitori, davanti a Bologna, Firenze e Roma.
La stabilità dei prezzi potrebbe evitare nuovi aumenti particolarmente rapidi, ma la situazione continuerà a dipendere dal rapporto tra domanda e offerta. Finché la disponibilità di abitazioni resterà inferiore alle richieste, soprattutto nelle aree più collegate e vicine alle università, i canoni difficilmente subiranno riduzioni consistenti.