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Stipendi, Milano in testa nella classifica italiana: la retribuzione media raggiunge 35.670 euro

08/09/2026

Detailed close-up of a 100 euro banknote showcasing currency details.

La geografia italiana dell’occupazione, secondo l'analisi della Cgia, restituisce un’immagine segnata da contrasti molto netti. Nel 2024 Lecco ha registrato la presenza retribuita più consistente lungo l’arco dell’anno, mentre Milano si è imposta sul versante dei compensi lordi destinati ai dipendenti privati. I due primati lombardi descrivono realtà locali solide, ma aiutano anche a comprendere la distanza che attraversa il Paese.

Su scala nazionale, il dato relativo ai giorni pagati si attesta a 246,5 per addetto; il compenso lordo, invece, raggiunge quota 24.486 € nell’intero anno. Dietro questi riferimenti generali emergono situazioni territoriali molto diverse. La durata effettiva dell’impiego, il livello salariale e la produttività cambiano sensibilmente spostandosi da una provincia all’altra.

Lecco supera tutte le province per continuità occupazionale

Con 265,4 giorni remunerati in dodici mesi, Lecco occupa il vertice italiano. Il distacco dal riferimento complessivo del Paese sfiora le 19 giornate. La cifra esprime una notevole regolarità dell’occupazione e trova un contesto favorevole nella struttura economica locale.

Il territorio presenta una radicata vocazione manifatturiera, condivisa con le altre province collocate nella parte alta della graduatoria. La presenza di aziende medie o grandi, spesso organizzate con produzioni continuative, sostiene una maggiore stabilità lungo il calendario. Le giornate riconosciute in busta paga aumentano così rispetto alle zone nelle quali l’attività risulta più frammentata.

Il confronto con la parte bassa della graduatoria rende più visibile l’ampiezza dello scarto. Vibo Valentia si ferma a 195 giorni, oltre settanta in meno rispetto al dato lecchese. Le due cifre raccontano condizioni occupazionali profondamente differenti pur appartenendo allo stesso mercato nazionale.

Milano porta il reddito lordo a quota 35.670

Sul terreno salariale, il primato cambia provincia ma rimane in Lombardia. Un dipendente privato milanese ha percepito mediamente un lordo annuo pari a 35.670 € durante il 2024. Il riferimento italiano raggiunge 24.486 € lordi: tra i due importi intercorrono quindi 11.184 euro.

Anche Monza-Brianza e Lecco compaiono nelle posizioni superiori, rispettivamente con importi lordi di 29.576 e 27.788 euro. La regione unisce dunque una presenza lavorativa prolungata a livelli economici spesso più consistenti rispetto a numerose altre aree.

La distanza diventa particolarmente evidente prendendo in considerazione alcune province del Sud. Vibo Valentia mostra invece un compenso lordo fermo a 13.885 € nell’arco di dodici mesi. Reggio Calabria supera di poco 17mila euro, una cifra che resta al di sotto della metà del livello milanese. Non cambia soltanto il numero dei giorni coperti da retribuzione: muta in misura ancora più marcata il valore economico del lavoro.

Ventisette giorni dividono Nord e Mezzogiorno

Nel Settentrione gli addetti hanno raggiunto mediamente 255 giorni pagati durante l’anno, mentre il Mezzogiorno si è fermato a 228. Lo scarto corrisponde a 27 giornate, praticamente un mese aggiuntivo per chi lavora nelle regioni settentrionali.

La differenza coinvolge anche il valore della singola giornata. Al Nord il compenso quotidiano arriva a 108 euro; nelle regioni meridionali raggiunge invece 80 euro. La distanza percentuale è del 36% e la produttività presenta uno scarto della stessa entità.

I tre indicatori procedono quindi nella medesima direzione. Dove l’occupazione mantiene maggiore continuità, anche redditi e produzione per addetto tendono a collocarsi su livelli superiori. Ne deriva una frattura economica che assume forme differenti, ma rimane riconoscibile attraverso tutte le misure considerate.

L’occupazione irregolare modifica la lettura dei dati

Per interpretare correttamente il confronto occorre considerare il peso dell’attività non dichiarata, particolarmente rilevante nel Mezzogiorno. Le prestazioni svolte senza regolare registrazione restano escluse dai conteggi. Le rilevazioni finiscono quindi per indicare un volume inferiore a quello concretamente effettuato.

Il minor numero ufficiale di ore non coincide necessariamente con un impegno lavorativo ridotto. Segnala piuttosto una presenza più estesa di rapporti fragili, discontinui oppure privi di regolarizzazione. La distanza territoriale riguarda perciò anche la qualità e la riconoscibilità dell’occupazione, oltre alla durata formalmente remunerata.

Grandi imprese e figure qualificate sostengono i compensi

La composizione del sistema produttivo contribuisce alle differenze salariali. Le zone metropolitane centrosettentrionali concentrano gruppi multinazionali, utility, banche, assicurazioni, società finanziarie e aziende medio-grandi. Queste organizzazioni corrispondono generalmente importi superiori e impiegano numerose professionalità di livello elevato.

Dirigenti, tecnici, manager e quadri incidono sulla composizione del personale e innalzano il valore medio delle buste paga. Milano beneficia in modo particolare di questa struttura. Su base regionale, la Lombardia arriva a 30.384 € lordi annui e si colloca al vertice per remunerazione, figurando anche tra i territori caratterizzati dalla produttività maggiore.

Lecco e Milano mostrano così due facce complementari del lavoro lombardo. La prima eccelle nella continuità delle giornate pagate; la seconda concentra i compensi più consistenti. Insieme, i due primati evidenziano quanto il tessuto industriale, la dimensione aziendale e la presenza di ruoli qualificati possano incidere sulle condizioni occupazionali di un territorio.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to