Lombardia, svolta nella manutenzione delle foreste: nuove regole per i terreni abbandonati
23/09/2026
La Lombardia sceglie un modello nuovo per occuparsi del proprio patrimonio forestale. Il provvedimento approvato dall’assemblea regionale punta a trasformare la manutenzione dei boschi in uno strumento utile alla sicurezza del territorio, alla tutela ambientale e allo sviluppo delle attività collegate al legno.
Al centro entra un’idea concreta: una foresta curata con continuità può contribuire a limitare incendi e instabilità idrogeologica, mentre la collaborazione tra proprietari, enti e imprese può restituire valore anche alle aree rimaste a lungo senza interventi.
Una sperimentazione destinata a durare fino al 2036
Il testo comprende 17 articoli e introduce un percorso sperimentale che si concluderà alla fine del 2036. La nuova legge sui boschi in Lombardia amplia la disciplina regionale che regola l’agricoltura e mette a disposizione un finanziamento annuale pari a 600mila euro sia per il 2027 sia per il 2028. È il primo provvedimento italiano costruito con questa impostazione, basata sulla cura organizzata delle superfici forestali insieme alle zone dove convivono attività agricole, pascoli e vegetazione boschiva.
La prospettiva cambia soprattutto per le zone interne, nelle quali la frammentazione delle proprietà rende spesso complicata qualsiasi opera coordinata. Riunire competenze e interessi intorno a un progetto comune dovrebbe favorire interventi regolari, migliorare la sicurezza e sostenere nuove opportunità economiche. La tutela ambientale, quindi, viene collegata alla presenza di comunità e attività capaci di mantenere vivo il territorio.
Consorzi e associazioni per superare la frammentazione
Il fulcro del nuovo sistema è rappresentato da ambiti territoriali sperimentali. All’interno di queste aree, la manutenzione potrà essere affidata a un unico soggetto incaricato di coordinare le operazioni. Il ruolo potrà essere assunto, per esempio, da consorzi oppure associazioni fondiarie, seguendo la programmazione definita nei piani territoriali di indirizzo.
Questo meccanismo consente di ragionare su porzioni ampie e omogenee, invece di procedere particella per particella. In un bosco, del resto, il confine catastale conta meno della continuità degli alberi, dei versanti e dei corsi d’acqua. Una regia condivisa può così rendere più semplici la pulizia, la manutenzione e le opere necessarie a ridurre i rischi, mettendo in relazione soggetti che in precedenza agivano separatamente.
Cosa accade ai terreni lasciati senza cura
Una parte importante riguarda le superfici abbandonate e quelle appartenenti a persone che risultano impossibili da rintracciare, indicate nel provvedimento come terreni silenti. Quando l’inerzia privata si prolunga, l’autorità competente in materia forestale potrà intervenire in via sostitutiva. L’azione sarà limitata alle opere essenziali per la pulizia e la riduzione dei pericoli nell’area.
La misura mira a sciogliere uno dei nodi più delicati della gestione boschiva. Anche una piccola proprietà trascurata può infatti inserirsi in un versante molto più esteso e rendere meno efficace il lavoro svolto nelle particelle vicine. Questa facoltà permette di eseguire gli interventi minimi e di trattare il territorio secondo una visione complessiva, utile soprattutto davanti al pericolo di incendi e ai fenomeni di instabilità del suolo.
Legno, biomasse e servizi offerti dall’ecosistema
La riforma considera il materiale ricavato dagli alberi una materia capace di produrre valore. Per questo sostiene il comparto che unisce bosco, lavorazione del legno ed energia, promuovendo economia circolare, controllo dell’origine dei materiali e impianti alimentati da biomasse provenienti da filiere vicine. La produzione energetica dovrà comunque rispettare le regole poste a tutela della salubrità atmosferica.
Il provvedimento intende inoltre riconoscere economicamente ciò che le foreste assicurano alla collettività, dalla protezione del terreno alla capacità di trattenere carbonio. L’applicazione tecnica delle misure avrà come riferimento l’organismo tecnico regionale competente in campo agricolo e forestale, chiamato ad accompagnare la fase sperimentale e il funzionamento dei nuovi ambiti.
Boschi che contano anche per l’economia
I numeri aiutano a comprendere la portata dell’iniziativa. In Lombardia le superfici boscate superano 618mila ettari e occupano il 26% dell’intero territorio. A ogni residente corrispondono in media circa 616 m² di verde forestale. L’assorbimento annuo di CO₂ si aggira sulle 3.400.000 tonnellate, mentre il carbonio custodito nel patrimonio vegetale arriva a 128.800.000 tonnellate. La massa legnosa aumenta inoltre di quasi 2.900.000 metri cubi ogni dodici mesi.
Accanto alla funzione ecologica emerge una filiera di notevoli dimensioni, nella quale rientrano anche il mobile brianzolo e il design. Le aziende sono approssimativamente 85mila, mentre gli occupati arrivano a 550mila. Il sistema genera, in euro, 39 miliardi e rappresenta l’1% del prodotto interno lordo italiano; sul totale della manifattura pesa invece per il 4,5%.
La sfida aperta dalla legge consiste dunque nel far procedere insieme cura del paesaggio, sicurezza, utilizzo responsabile delle risorse e vitalità economica dei territori.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to