Caricamento...

News Milano Logo News Milano

Lombardia, sempre meno botteghe e bar: 15mila chiusure dal 2019

14/09/2026

negozio chiuso

Le strade commerciali lombarde stanno cambiando volto. Là dove un tempo si susseguivano botteghe, bar e piccole attività, oggi compaiono sempre più spesso vetrine vuote e locali chiusi. Tra il 2019 e il 2026 la regione ha perso circa 15mila esercizi, con conseguenze che riguardano l’economia, l’occupazione e la vita quotidiana dei quartieri. Il fenomeno coinvolge quasi tutte le province, mentre Pavia rappresenta una rara eccezione.

In Lombardia il numero delle attività scende del 12%

Nel complesso, gli esercizi presenti sul territorio lombardo sono passati da circa 127mila a 112mila. La contrazione raggiunge quindi il 12% nell’arco di sei anni, un dato che fotografa con chiarezza la difficoltà attraversata dal piccolo commercio.

Il calo appare particolarmente evidente fuori dai principali centri urbani. Nei comuni della provincia si contavano in precedenza circa 95mila attività, mentre oggi il totale rimane sotto quota 83.500. La differenza corrisponde a 11.550 chiusure. Anche i capoluoghi mostrano una forte riduzione: dai 31.900 esercizi del 2019 si è arrivati a poco più di 28.400, con 3.440 attività scomparse.

La perdita economica collegata a questo arretramento sfiora 2,5 miliardi di euro. Oltre mezzo miliardo riguarda i capoluoghi, mentre circa 1,7 miliardi provengono dagli altri comuni. Dietro queste cifre si trova una trasformazione profonda, capace di incidere sull’aspetto e sulle abitudini di intere comunità.

La chiusura di una bottega cambia la vita del quartiere

Un piccolo negozio rappresenta molto più di uno spazio dedicato agli acquisti. Intorno a ogni attività ruotano posti di lavoro, servizi professionali, manutenzioni, affitti e tributi destinati agli enti locali. Una vetrina accesa contribuisce inoltre a rendere frequentata una strada e favorisce le relazioni tra chi vive nella stessa zona.

Quando un esercizio chiude, gli effetti ricadono soprattutto sulle persone anziane e su quanti hanno difficoltà a raggiungere aree commerciali lontane. Diminuiscono i servizi facilmente accessibili, si riducono le occasioni d’incontro e alcuni spazi urbani perdono vitalità. Proprio per questo si parla di desertificazione commerciale e sociale.

Il cambiamento delle abitudini maturato durante la pandemia ha favorito gli acquisti attraverso internet. La differenza tra i due sistemi produce conseguenze dirette sull’economia locale: ogni 100 euro utilizzati in un’attività fisica permettono a circa 70 euro di alimentare ancora il territorio circostante. Con una spesa online, invece, una quota analoga viene trasferita fuori dalla comunità.

Sondrio, Mantova, Lecco e Lodi registrano i cali maggiori

La situazione varia da una zona all’altra, anche se la tendenza coinvolge quasi tutta la regione. Tra i capoluoghi, Sondrio presenta la diminuzione più marcata, pari al 25%. Seguono Mantova con il 22,5%, Lecco con il 21,8% e Lodi con il 21,7%.

In quasi tutte le altre città lombarde la flessione rimane a doppia cifra. Milano riesce a contenere maggiormente il fenomeno, fermandosi al 9,4%. Anche questo valore, pur essendo più basso rispetto a quelli rilevati altrove, conferma una progressiva riduzione della rete commerciale urbana.

Nei territori provinciali, le aree di Mantova e Lecco perdono circa il 18% degli esercizi. La Valtellina registra un arretramento del 17,5%, mentre il Lodigiano si avvicina al 15%. Nel Milanese e nel Pavese la diminuzione si mantiene intorno al 10%.

Pavia interrompe la tendenza generale. Le attività presenti nel capoluogo sono salite da 766 a 782, con un incremento di 16 unità rispetto al periodo precedente alla pandemia. Si tratta dell’unico risultato positivo all’interno di un quadro regionale caratterizzato da chiusure diffuse.

Un fenomeno che riguarda l’intero Paese

La riduzione del commercio locale supera i confini lombardi. Nei capoluoghi italiani hanno cessato l’attività 43.750 esercizi, portando il totale da 305mila a 261.400. Il calo nazionale raggiunge così il 14%.

Ancora più ampio appare il cambiamento nelle province. Le chiusure sono state 111.500 e le botteghe rimaste risultano 722.400, rispetto alle 834mila presenti sei anni prima. La ricchezza perduta nell’intero Paese viene stimata in 16 miliardi di euro, una cifra che mostra la portata economica del fenomeno.

Il futuro delle botteghe riguarda quindi anche la qualità della vita urbana. Ogni attività che mantiene aperta la propria vetrina offre un servizio, genera lavoro e contribuisce a rendere più vivo il luogo in cui opera. La scomparsa di migliaia di esercizi modifica invece il rapporto tra persone e quartieri, lasciando spazi vuoti difficili da sostituire.

Andrea Bianchi Avatar
Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.