Lombardia, crescono gli infortuni sul lavoro: 60.532 denunce nel primo semestre
23/08/2026
Il quadro relativo alla sicurezza sul lavoro in Lombardia continua a destare preoccupazione. Nei primi sei mesi del 2026 le denunce di infortunio hanno superato quota 60mila, facendo registrare una crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’aumento non interessa soltanto una zona o una particolare categoria, ma coinvolge l’intero territorio regionale.
Accanto agli incidenti emergono altri segnali significativi. Crescono le malattie professionali, aumentano i disturbi psichici e comportamentali legati al lavoro e rimane elevato il numero delle denunce mortali. I dati descrivono quindi un problema ampio, che riguarda tanto la sicurezza fisica quanto il benessere psicologico delle persone.
Un aumento che coinvolge tutte le province lombarde
Tra gennaio e giugno 2026 sono state presentate in Lombardia 60.532 denunce di infortunio sul lavoro. Il dato è superiore del 6,9% rispetto a quello registrato durante il medesimo periodo dell’anno precedente.
L’incremento appare particolarmente rilevante perché interessa tutte le province della regione. Pavia guida la crescita percentuale con un aumento del 12,4%, mentre Monza e Brianza registra un incremento del 10,1%. Anche Bergamo compare tra i territori nei quali il fenomeno mostra una diffusione significativa.
Il numero più alto in termini assoluti si concentra però a Milano. Nel capoluogo e nel suo territorio si contano circa 20mila denunce, una quantità che corrisponde approssimativamente a un terzo del totale regionale. Il peso di Milano è quindi considerevole, ma il problema non può essere considerato esclusivamente metropolitano.
La crescita rilevata in ogni provincia dimostra infatti quanto il fenomeno sia esteso. Non si tratta di una situazione circoscritta a una singola area produttiva, ma di una questione che attraversa complessivamente il mondo del lavoro lombardo.
Settantacinque denunce mortali in appena sei mesi
Il dato più drammatico riguarda gli eventi con esito mortale. Durante il primo semestre del 2026 in Lombardia sono state registrate 75 denunce mortali. Rapportando questo numero al periodo preso in esame, emerge una media particolarmente dura: una persona non torna a casa dal lavoro ogni 2,4 giorni.
Una frequenza del genere rende difficile considerare gli episodi come avvenimenti occasionali o distanti tra loro. Dietro ogni denuncia si trova una vicenda personale che coinvolge famiglie, colleghi e intere comunità.
Le cifre complessive permettono di misurare la dimensione del problema, ma il loro significato va oltre il dato statistico. La presenza di decine di casi mortali in metà anno mostra quanto la tutela della salute e della vita dei lavoratori debba restare una priorità costante, senza essere affrontata soltanto nei momenti di maggiore emergenza.
Crescono le malattie professionali e il disagio psicologico
Il quadro diventa ancora più complesso quando vengono considerate le malattie professionali. Nel primo semestre del 2026 le relative denunce in Lombardia hanno sfiorato quota 2.900, con un incremento dell’11,8%.
Particolarmente evidente è la crescita delle segnalazioni legate ai disturbi psichici e comportamentali, aumentate del 73,7%. Si tratta di una percentuale che richiama l’attenzione su un aspetto della sicurezza spesso meno visibile rispetto all’incidente fisico.
Il benessere sul luogo di lavoro non dipende infatti soltanto dalla prevenzione degli eventi traumatici. Comprende anche le condizioni nelle quali vengono svolte le attività quotidiane e le conseguenze che esse possono produrre sull’equilibrio psicologico delle persone.
L’aumento dei disturbi psichici e comportamentali amplia quindi il significato stesso della sicurezza. Proteggere un lavoratore vuol dire considerare sia i rischi fisici sia quelli capaci di incidere sulla salute mentale.
Lavoratori stranieri e studenti tra le categorie coinvolte
Un altro elemento riguarda i lavoratori nati fuori dall’Unione Europea. Per questa fascia le denunce di infortunio aumentano del 10,6%, una percentuale superiore alla crescita complessiva rilevata in Lombardia.
Significativi sono anche i numeri che riguardano gli studenti. Gli eventi denunciati nel perimetro degli studenti arrivano a circa 12.600 casi. La Lombardia rappresenta da sola il 24% degli episodi registrati tra gli studenti a livello nazionale.
Questi dati mostrano come la questione interessi persone con condizioni, esperienze e percorsi differenti. Il fenomeno coinvolge lavoratori provenienti da altri Paesi, giovani impegnati in attività scolastiche e formative e, più in generale, una parte molto ampia della popolazione regionale.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to