Lombardia capitale dei risparmi: nei conti correnti quasi 239 miliardi di euro
23/08/2026
La Lombardia si conferma il principale centro italiano del risparmio bancario. Nei conti correnti della regione sono custoditi quasi 239 miliardi di euro, una somma che corrisponde a circa un quinto dell’intera liquidità depositata dalle famiglie italiane. Il dato descrive una notevole capacità di accumulo, ma racconta soltanto una parte della situazione. La crescita dei depositi, infatti, deve essere confrontata con l’inflazione, con le differenze territoriali e con l’aumento delle spese richieste per gestire un conto.
Lo studio realizzato da Adusbef mostra inoltre che gli italiani continuano a mantenere grandi quantità di denaro in banca, nonostante rendimenti e potere d’acquisto rappresentino questioni sempre più rilevanti. Alla fine di maggio 2026, la liquidità complessiva aveva raggiunto 1.163 miliardi di euro.
La Lombardia concentra il 20% dei depositi italiani
La distribuzione del denaro custodito sui conti correnti appare profondamente diversa da una regione all’altra. Con una cifra vicina ai 239 miliardi di euro, la Lombardia detiene da sola il 20% del totale nazionale e mantiene un vantaggio molto ampio rispetto agli altri territori.
Il Lazio occupa la seconda posizione con 122 miliardi, mentre il Veneto raggiunge quota 105 miliardi. La distanza dalla Lombardia risulta quindi considerevole, anche tenendo conto delle differenze relative al numero degli abitanti, alla presenza di imprese e alla struttura economica dei diversi territori. All’estremo opposto si trova la Valle d’Aosta, dove i depositi ammontano a circa 2,8 miliardi di euro.
Questi numeri non permettono di stabilire automaticamente il livello di benessere di ogni famiglia. Il dato complessivo può essere influenzato dalla popolazione residente e dalla concentrazione della ricchezza. Per ottenere un’immagine più precisa occorre quindi osservare anche la liquidità media calcolata per abitante.
Milano è seconda per risparmi pro capite
Quando il valore dei depositi viene rapportato al numero dei residenti, la graduatoria cambia. Al primo posto si colloca la provincia di Bolzano, con una media vicina a 30.400 euro per persona. Subito dopo arriva Milano, dove sui conti correnti risultano depositati mediamente 27.900 euro per ogni abitante.
La presenza di Milano ai vertici conferma il peso economico del territorio lombardo, ma anche all’interno della regione emergono altri risultati importanti. Sondrio raggiunge una media di circa 26 mila euro pro capite e si posiziona dietro Piacenza, che arriva a 26.800 euro. Tra le province con i valori più elevati compare anche Belluno, con 25.650 euro per residente.
Nelle ultime posizioni, invece, si trovano Crotone, con 9.679 euro a testa, Sassari, con 9.741 euro, e Nuoro, dove la media supera di poco i 10.600 euro. Tra la provincia situata al vertice e quella con il risultato più basso esiste dunque una differenza superiore a tre volte, segnale di un’Italia ancora caratterizzata da forti distanze territoriali.
La crescita dei depositi ridimensionata dall’inflazione
Nel maggio 2016 le famiglie italiane conservavano sui conti correnti circa 906 miliardi di euro. Dieci anni dopo la somma è arrivata a 1.163 miliardi, con un incremento nominale del 28,3%. A prima vista si tratta di una crescita significativa, ma il risultato cambia quando viene considerato l’aumento generale dei prezzi.
Nello stesso decennio, infatti, l’inflazione complessiva è stata pari al 23,6%. Di conseguenza, la crescita reale della liquidità si riduce al 4,7%. Il denaro presente sui conti è aumentato, ma una parte molto consistente di questo incremento è stata assorbita dalla perdita di potere d’acquisto.
Anche l’andamento regionale presenta velocità differenti. Il Trentino-Alto Adige ha registrato l’aumento nominale più elevato, pari al 43,2%, seguito dalla Sardegna con il 42,7% e dal Friuli-Venezia Giulia con il 39,7%. Marche e Liguria si sono fermate rispettivamente al 10,6% e al 14,5%, percentuali inferiori all’inflazione accumulata nel periodo.
Tenere i soldi sul conto costa sempre di più
Mentre i depositi crescono, aumentano anche le spese sostenute dai correntisti. In dieci anni il costo medio annuale di gestione è passato da 82,2 a 101,1 euro, con un rincaro del 23%. Ogni cliente paga quindi mediamente 18,9 euro in più rispetto al 2016.
La crescita maggiore riguarda le spese variabili legate a operazioni come bonifici, pagamenti e prelievi. Questa componente è salita del 34,2%, passando da 26,6 a 35,7 euro all’anno. Ancora più evidente è l’aumento delle spese per le disposizioni, cresciute del 62,6%. I costi fissi, comprendenti anche canoni e carte, hanno invece registrato un incremento del 17,6%, raggiungendo una media di 65,4 euro.
Secondo Adusbef, l’accumulo di liquidità non deve essere interpretato come la prova di una ricchezza distribuita in modo uniforme. La scelta di lasciare il denaro sul conto può derivare anche dalla prudenza delle famiglie e dalla volontà di affrontare un periodo economico percepito come incerto. In diversi casi, il risparmio nasce dalla riduzione dei consumi anziché da un reale aumento delle disponibilità.
L’associazione richiama quindi l’attenzione sulla necessità di offrire condizioni trasparenti e remunerazioni adeguate. La Lombardia conserva il primato nazionale dei depositi e Milano occupa una posizione di rilievo nella graduatoria pro capite, ma inflazione e costi bancari mostrano quanto sia importante valutare non soltanto la quantità di denaro accumulata, bensì anche il suo valore effettivo nel tempo.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to