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Emergenza casa in Lombardia: il piano che coinvolge 2.500 alloggi

02/08/2026

chiave di casa

Il Piano casa entra nella fase operativa in Lombardia con un investimento da 96 milioni di euro destinato all’housing sociale. La Regione è la prima in Italia a pubblicare un bando specifico per recuperare circa 2.500 abitazioni pubbliche e private, che verranno successivamente offerte in affitto a condizioni sostenibili. L’intervento si rivolge soprattutto alle famiglie che, pur non riuscendo ad affrontare i prezzi del mercato, non possiedono i requisiti necessari per accedere alle case popolari.

Una risposta per le famiglie nella fascia intermedia

Il nuovo piano abitativo è destinato ai nuclei familiari con un Isee compreso tra 14.000 e 40.000 euro. Si tratta di persone che spesso si trovano in una posizione particolarmente complessa: dispongono di un reddito troppo alto per ottenere un alloggio popolare, ma non sempre sufficiente per sostenere i costi richiesti dal mercato delle locazioni.

Il recupero di 2.500 alloggi dovrebbe aumentare l’offerta di abitazioni con canoni più accessibili. Nel programma potranno rientrare sia immobili pubblici sia strutture appartenenti a soggetti privati, purché vengano rispettati i requisiti previsti dal bando e gli appartamenti rimangano disponibili per finalità sociali per un lungo periodo.

L’obiettivo non è quindi solamente ristrutturare edifici inutilizzati o bisognosi di interventi. Il piano punta anche a garantire una disponibilità abitativa stabile, evitando che gli immobili tornino sul mercato ordinario dopo pochi anni.

Come saranno distribuiti i 96 milioni di euro

Lo stanziamento complessivo è articolato in tre diverse linee di finanziamento, pensate per coinvolgere più categorie di soggetti. La quota principale, pari a 48 milioni di euro, è destinata alle imprese, alle cooperative e ai Comuni interessati a presentare progetti di recupero.

Altri 35 milioni saranno riservati alle Aler, le aziende lombarde che si occupano di edilizia residenziale. I restanti 13 milioni andranno invece agli enti sociali e religiosi impegnati nelle attività di accoglienza e nell’assistenza alle persone maggiormente esposte alla fragilità abitativa.

Le risorse provengono in parti uguali da due differenti canali. La metà viene messa a disposizione attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale, mentre l’altra metà arriva dal Fondo sviluppo e coesione nazionale. Questa suddivisione consente di sostenere un programma che interessa contemporaneamente il patrimonio pubblico e quello privato.

Recuperare gli edifici senza utilizzare nuove aree

Uno degli elementi centrali del bando riguarda la tipologia degli interventi ammessi. I finanziamenti potranno essere utilizzati esclusivamente per il recupero di edifici già esistenti. Non saranno invece accettati progetti che prevedono la demolizione totale seguita dalla ricostruzione, né operazioni finalizzate all’acquisto di immobili.

Il contributo sarà erogato a fondo perduto e varierà in base alla durata dell’impegno assunto dai beneficiari. Chi garantirà la disponibilità degli alloggi per almeno vent’anni potrà ricevere non meno di 700 euro al metro quadrato. Il sostegno potrà salire fino a 900 euro al metro quadrato quando il vincolo verrà esteso oltre i ventitré anni.

La durata della destinazione sociale diventa dunque un elemento decisivo. Più a lungo gli appartamenti resteranno disponibili a canone sostenibile, maggiore potrà essere il contributo riconosciuto.

Ogni progetto dovrà avere un valore compreso tra 200.000 e 2 milioni di euro. Per gli interventi presentati dalle Aler è previsto un limite più elevato, in considerazione delle dimensioni e delle caratteristiche delle operazioni che possono interessare il patrimonio residenziale pubblico.

Domande entro ottobre e cantieri conclusi nel 2029

Le richieste di finanziamento potranno essere presentate fino al 30 ottobre. Successivamente verranno esaminate le proposte e la graduatoria dovrebbe essere pubblicata entro la fine di febbraio.

La valutazione terrà conto di diversi aspetti. Tra quelli più importanti figurano la durata del vincolo imposto agli alloggi, la velocità prevista per la realizzazione delle opere e il livello di bisogno abitativo riscontrato nel territorio interessato. Saranno attribuiti punteggi aggiuntivi ai progetti caratterizzati da una particolare attenzione ambientale, da un’efficace gestione sociale o dal recupero completo di interi edifici.

Il calendario proseguirà anche dopo l’assegnazione delle risorse. Tutti i lavori finanziati dovranno essere terminati entro il 31 dicembre 2029, mentre la rendicontazione conclusiva dovrà essere completata entro giugno 2030.

Con il bando lombardo, il Piano casa passa così dagli stanziamenti agli interventi concreti. Il recupero delle 2.500 abitazioni punta a creare un’offerta più accessibile per le famiglie rimaste fuori sia dall’edilizia popolare sia dal normale mercato degli affitti.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to