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Cessione del quinto: cosa succede se poi arriva un pignoramento

25/09/2026

Cessione del quinto: cosa succede se poi arriva un pignoramento

La cession del quinto vale 18,6 miliardi di euro ed è il finanziamento più venduto a dipendenti e pensionati, con la reputazione di prodotto sicuro perché la rata si trattiene in busta paga. Proprio quel meccanismo, però, produce effetti che quasi nessuno conosce al momento della firma. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Valvo, consulente del debito.

La cessione del quinto è considerata il prestito più tranquillo che esista. È così?

È il prestito più tranquillo per chi lo eroga. La rata non dipende dalla volontà del debitore: viene trattenuta dal datore di lavoro o dall'INPS e versata direttamente alla finanziaria. Il rischio di insolvenza è quasi azzerato, ed è per questo che viene concesso anche a chi ha segnalazioni in centrale rischi o ha avuto problemi in passato. Per il cliente il discorso è diverso: è un prodotto che funziona benissimo finché la situazione resta stabile, e che diventa rigido nel momento esatto in cui servirebbe flessibilità.

Partiamo dal caso più frequente: c'è già una cessione del quinto e arriva un atto di pignoramento. Cosa succede?

Qui c'è l'equivoco più diffuso. Molte persone ragionano così: ho già ceduto un quinto, quindi il pignoramento non può toccarmi, perché il quinto è quello ed è già impegnato. Non funziona così.

E come funziona?

Si applica il combinato disposto tra l'articolo 68 del DPR 180 del 1950 e l'articolo 545 del Codice di procedura civile. La regola è che, quando concorrono crediti di natura diversa, la quota complessivamente pignorabile non può superare la differenza tra la metà dello stipendio e la quota già ceduta. In parole povere, avere già una cessione del quinto non impedisce un successivo pignoramento. La quota effettivamente trattenibile dipende però dal tipo di credito e dagli altri vincoli già presenti sullo stipendio. Per un normale credito ordinario il pignoramento resta generalmente entro un quinto; in presenza di crediti di natura diversa, nei casi previsti, il totale dei vincoli può arrivare fino alla metà dello stipendio.

Metà stipendio.

Metà stipendio, esatto. È lo scenario che vedo con più frequenza nel mio lavoro, ed è anche quello che nessuno ha messo in conto. La persona ha fatto i conti su un quinto, perché è la cifra che le è stata spiegata quando ha firmato, e si ritrova con metà busta paga. Da quel momento la situazione non è più gestibile con gli aggiustamenti ordinari, perché il reddito disponibile si è dimezzato all'improvviso.

Chi ha una cessione del quinto in corso può fare qualcosa in prevenzione?

Può fare la cosa più semplice e meno praticata: sapere che quella capienza esiste. Quando una persona valuta se accendere un secondo finanziamento, o se accettare un piano di rientro con un altro creditore, deve sapere che la sua reale capacità di assorbire un pignoramento futuro è quella. Molte decisioni sbagliate nascono da un calcolo fatto su presupposti errati, non da leggerezza.

C'è poi il tema dei rinnovi.

È l'altro punto critico, e riguarda moltissime persone. La cessione si può rinnovare quando è trascorso un certo periodo dall'erogazione, e l'operazione viene proposta come un vantaggio: si allunga la durata, si ottiene nuova liquidità, la rata resta simile. Quello che non sempre è chiaro è che il rinnovo anticipato estingue il contratto precedente e ne apre uno nuovo, con nuove spese di istruttoria, nuove commissioni e nuovi premi assicurativi. Il debito residuo del vecchio contratto confluisce nel nuovo. Chi rinnova più volte nel corso degli anni si ritrova con un capitale rimborsato in minima parte e un orizzonte temporale che si allontana a ogni passaggio.

Sul rimborso anticipato cosa deve sapere chi ha una cessione in corso?

Che ha diritto alla riduzione di tutti i costi legati alla durata residua del finanziamento, non solo degli interessi. È il principio affermato dalla Corte di giustizia dell'Unione europea nella sentenza Lexitor e recepito nel nostro ordinamento, ribadito ora anche dal decreto che ha attuato la nuova direttiva sul credito al consumo. Restano esclusi imposte e costi dovuti a terzi non collegati alla durata. Nella pratica significa che su commissioni bancarie, oneri di intermediazione e quote assicurative non godute spetta una restituzione proporzionale. È un diritto che va esercitato: se non viene chiesto conto, quasi mai arriva da solo.

E l'assicurazione obbligatoria?

Nella cessione del quinto la copertura contro il rischio di premorienza e, per i lavoratori dipendenti, quello di perdita dell'impiego è obbligatoria per legge. La polizza sulla perdita dell'impiego ha esclusioni precise: tipicamente non copre le dimissioni volontarie, il licenziamento per giusta causa, la risoluzione consensuale, il termine di un contratto a tempo determinato. Chi perde il lavoro in uno di quei modi scopre che la copertura non interviene, e il debito residuo resta interamente a suo carico.

Cosa succede in quel caso?

Il TFR è la prima garanzia su cui la finanziaria si rivale, entro i limiti di legge. Poi la posizione diventa un credito ordinario come tutti gli altri, con la particolarità che la persona nel frattempo ha perso sia il reddito sia il meccanismo automatico che le rendeva sostenibile la rata. È il passaggio in cui una situazione formalmente in regola da anni si trasforma nel giro di poche settimane.

Un consiglio a chi sta valutando una cessione del quinto oggi?

Chiedere tre numeri prima di firmare: Il TAEG, non il tasso nominale. Il totale in euro che si restituirà a fine piano, che è il dato che rende evidente il costo effettivo. E l'importo esatto che verrebbe restituito estinguendo il contratto dopo dodici mesi. Sono tre domande legittime a cui un operatore serio risponde senza esitare. Se creano imbarazzo, è già un'informazione utile.