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Autovelox a Milano, stop a 10 impianti dopo il decreto: le novità

13/07/2026

A traffic light and speed limit sign under a blue sky in Buenos Aires, Argentina.

A Milano cambia la mappa dei controlli elettronici della velocità. Con l’entrata in vigore del nuovo decreto nazionale sull’omologazione degli autovelox, 10 dei 17 dispositivi fissi presenti in città sono stati disattivati. Più della metà degli impianti milanesi, quindi, non può essere utilizzata per accertare le violazioni finché non verranno completate le procedure richieste.

Lo spegnimento è scattato dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il decreto stabilisce finalmente criteri precisi per l’omologazione, la taratura e la verifica del funzionamento degli strumenti impiegati per rilevare il superamento dei limiti di velocità.

Perché sono stati spenti 10 autovelox a Milano

A determinare lo stop non è stato un improvviso malfunzionamento degli apparecchi. Il problema riguarda la loro posizione rispetto alle nuove regole. I modelli che non rientrano tra quelli riconosciuti dal decreto non hanno più il titolo necessario per produrre sanzioni.

A Milano la misura interessa 10 postazioni su un totale di 17, pari a circa il 59% dei dispositivi fissi presenti in città. I sette apparecchi conformi ai requisiti previsti possono invece continuare a essere utilizzati normalmente.

Lo spegnimento non comporta necessariamente la rimozione fisica delle apparecchiature. Gli autovelox possono quindi restare visibili lungo le strade, pur risultando temporaneamente inattivi. Per tornare a rilevare infrazioni, i modelli esclusi dovranno ottenere l’omologazione attraverso il nuovo percorso definito dal Ministero.

La differenza tra approvazione e omologazione

Al centro della questione si trova una distinzione che negli ultimi anni ha generato numerosi dubbi: quella tra approvazione e omologazione. L’approvazione rappresenta il riconoscimento amministrativo di un determinato modello, mentre l’omologazione prevede la verifica della sua corrispondenza a precisi requisiti tecnici.

Il Codice della strada richiede da tempo che gli strumenti utilizzati per accertare gli eccessi di velocità siano debitamente omologati. Per oltre trent’anni, però, è mancata una procedura completa che permettesse di applicare questa disposizione in maniera uniforme.

La situazione ha alimentato un lungo contenzioso. Diverse decisioni della magistratura hanno sottolineato che approvazione e omologazione non possono essere considerate equivalenti, mettendo in discussione la validità degli accertamenti prodotti da alcuni dispositivi.

Il decreto di luglio 2026 prova a chiudere questo vuoto. Vengono indicati i requisiti tecnici, i controlli da effettuare e il percorso che i produttori devono seguire. Sono previste anche verifiche periodiche e tarature, indispensabili per garantire che ogni apparecchio continui a funzionare correttamente.

Cosa succede agli autovelox non conformi

I dispositivi spenti non sono necessariamente destinati a rimanere inattivi. I produttori potranno presentare la documentazione richiesta e avviare la procedura per ottenere l’omologazione del prototipo. Dopo il riconoscimento e le verifiche previste, gli apparecchi potranno eventualmente tornare in funzione.

A livello nazionale, il nuovo sistema ha lasciato attivi circa 3.150 autovelox, mentre approssimativamente 850 sono stati disattivati in attesa di regolarizzazione. La situazione milanese appare particolarmente significativa, poiché lo stop riguarda 10 impianti su 17.

Il provvedimento stabilisce inoltre che gli strumenti debbano avere una taratura valida e superare i controlli di funzionalità. Se il certificato scade o un dispositivo non supera una verifica, l’apparecchio deve essere fermato. L’obiettivo è rendere più omogeneo il sistema e ridurre le contestazioni legate alle caratteristiche tecniche dei rilevatori.

Per Milano la questione ha anche un importante peso economico. Nel 2025 le sanzioni prodotte dagli autovelox avevano portato nelle casse comunali circa 7 milioni di euro. Lo spegnimento di oltre metà delle postazioni potrebbe quindi determinare una riduzione delle entrate, almeno durante il periodo necessario per l’adeguamento o la sostituzione degli strumenti.

I limiti di velocità restano invariati

La disattivazione degli apparecchi non modifica i limiti indicati lungo le strade. Gli automobilisti sono comunque tenuti a rispettare la segnaletica e le norme del Codice della strada. I controlli possono essere effettuati anche con altri strumenti conformi o attraverso la presenza diretta delle forze dell’ordine.

Lo stop degli autovelox non deve dunque essere interpretato come un’autorizzazione ad aumentare la velocità. Il rispetto dei limiti continua ad avere una funzione essenziale nella prevenzione degli incidenti, soprattutto sulle strade urbane più trafficate e nei tratti considerati pericolosi.

Nei prossimi mesi sarà necessario capire quanti dei dieci dispositivi milanesi potranno essere adeguati e quanto tempo richiederanno le procedure. Alcuni potrebbero tornare operativi dopo l’omologazione, mentre altri potrebbero essere sostituiti con modelli già conformi.

Per gli automobilisti si apre una fase di cambiamento, ma la regola di fondo rimane la stessa: la velocità massima consentita deve essere rispettata indipendentemente dalla presenza di un autovelox attivo. Il decreto cambia gli strumenti e le procedure dei controlli, non gli obblighi di chi guida.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to