Truffa agli anziani tra Genova e Milano, due arresti della Polizia di Stato dopo la fuga
14/04/2026
Un intervento coordinato tra Genova e Milano ha permesso alla Polizia di Stato di rintracciare e arrestare due uomini accusati di aver raggirato una donna di 77 anni con uno dei meccanismi più odiosi e collaudati ai danni delle persone anziane: la telefonata allarmante, il falso appartenente alle forze dell’ordine, la pressione psicologica e, infine, la consegna di denaro e gioielli direttamente in casa.
I fatti si sono sviluppati in poche ore, tra la Liguria e il capoluogo lombardo, e si sono conclusi con il fermo di un cittadino italiano e di un cittadino brasiliano, poi condotti nel carcere di San Vittore prima della decisione dell’autorità giudiziaria.
L’episodio risale a mercoledì 8 aprile, nel quadro dei servizi messi in campo dalla Questura di Genova per contrastare le truffe. Gli investigatori della Squadra Mobile ligure hanno individuato un’auto sospetta mentre si allontanava dal quartiere di Marassi, proprio nell’area in cui era stata appena consumata una truffa ai danni di un’anziana residente.
Gli accertamenti eseguiti nell’immediatezza hanno consentito di trasmettere rapidamente la segnalazione ai colleghi della Squadra Mobile di Milano, che sono riusciti a intercettare il veicolo nei pressi di corso Buenos Aires.
Il coordinamento tra le Squadre Mobili e il fermo a Milano
A bordo dell’auto si trovava un italiano di 27 anni, già noto alle forze di polizia per precedenti legati proprio a truffe. Nello stesso momento, in un’altra parte della città, gli investigatori milanesi impegnati nel contrasto ai raggiri contro gli anziani hanno bloccato anche il presunto complice, un cittadino brasiliano di 25 anni, individuato alla Stazione Centrale mentre si trovava su un treno in partenza per Napoli.
Con sé aveva la refurtiva, nascosta con cura: 2.000 euro in contanti e diversi gioielli che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbero stati sottratti poche ore prima alla vittima. Il dettaglio restituisce bene il livello di organizzazione di questo tipo di reati, che spesso si fondano su una ripartizione precisa dei ruoli: chi mantiene il contatto telefonico, chi si presenta alla porta, chi si occupa di allontanare velocemente il bottino per rendere più difficile il recupero.
I due uomini sono stati arrestati e portati alla casa circondariale “Francesco Di Cataldo” di Milano San Vittore, a disposizione dell’autorità giudiziaria. La vicenda, però, colpisce soprattutto per il meccanismo utilizzato, tanto semplice quanto devastante per chi lo subisce.
La “finta rapina” e la vulnerabilità delle vittime anziane
Secondo quanto riferito dalla donna, ancora profondamente scossa, tutto sarebbe cominciato con una telefonata arrivata al numero fisso della sua abitazione. Dall’altra parte della linea, i truffatori si sarebbero presentati come appartenenti alle forze dell’ordine, sostenendo che denaro e gioielli erano stati oggetto di una rapina e che fosse necessario controllare immediatamente quelli custoditi in casa. Il racconto, costruito per generare paura e urgenza, ha spinto la vittima a fidarsi.
Seguendo le indicazioni ricevute al telefono, la signora ha raccolto contanti e monili, li ha preparati sul tavolo e li ha poi consegnati a un giovane che si è presentato alla porta fingendosi un carabiniere incaricato della verifica. È uno schema noto, ma continua a funzionare proprio perché agisce sulla fragilità emotiva, sulla confusione del momento e sull’autorevolezza apparente di chi chiama o si presenta in casa con un ruolo istituzionale inventato.
In sede di udienza di convalida, il giudice ha convalidato l’arresto, disponendo per entrambi gli indagati la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Resta, come previsto dall’ordinamento, la presunzione di non colpevolezza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
Questa vicenda riporta al centro una questione che le forze dell’ordine affrontano da tempo: la necessità di prevenire le truffe agli anziani prima ancora che di reprimerle. La rapidità investigativa, in questo caso, ha consentito di rintracciare i sospetti e recuperare il denaro e i gioielli sottratti.
Ma il danno, per chi si trova improvvisamente manipolato dentro la propria casa, non si misura soltanto sul piano economico. C’è una ferita più silenziosa, fatta di paura, smarrimento e perdita di fiducia, che questi reati lasciano dietro di sé con una costanza impressionante.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to