Milano ridisegna la mobilità urbana: con “Moves” più spazio a pedoni e biciclette
14/04/2026
Milano mette a sistema la trasformazione della mobilità urbana e lo fa con uno strumento che prova a superare la logica degli interventi frammentati. Si chiama “Moves” ed è il nuovo documento con cui il Comune definisce obiettivi, strategie e azioni per lo sviluppo della mobilità pedonale e ciclistica. Non si tratta di un piano limitato alla sola realizzazione di piste o aree pedonali, ma di una cornice più ampia che tiene insieme infrastrutture, sicurezza stradale, accessibilità, qualità dello spazio pubblico e partecipazione civica.
Il documento nasce infatti da un percorso partecipativo che ha raccolto oltre 1.175 contributi tra cittadini, associazioni ed enti locali, segno di un interesse ormai maturo attorno al tema degli spostamenti quotidiani e del rapporto tra traffico, vivibilità e salute urbana. L’impianto di “Moves” parte da un principio molto chiaro: ridurre la pressione del traffico veicolare significa migliorare la sicurezza, abbassare l’inquinamento atmosferico e restituire qualità agli spazi della città. È su questa base che Milano prova ora a strutturare una visione più coerente della mobilità di prossimità.
Una rete ciclabile più continua e una città meno dipendente dall’auto
Per la ciclabilità, “Moves” individua una rete portante di 565 chilometri, articolata in 210 chilometri di rete principale, distribuiti su 29 itinerari, e in 355 chilometri di rete secondaria. Oggi risulta realizzato, con modalità differenti e considerando entrambi i sensi di marcia, circa il 46% della rete principale. Alcuni assi strategici hanno già raggiunto livelli di avanzamento superiori all’80%, tra questi Buenos Aires-Monza, Gioia-Martesana, Monforte-Corelli, Naviglio Pavese lungo il tracciato VenTo, Naviglio Grande, Sempione-Gallarate e Garibaldi-Testi.
Accanto a quanto già esiste, il Comune segnala una serie di cantieri e di interventi in fase di avvio che mostrano bene la direzione intrapresa. Sono in corso i lavori della pista ciclabile lungo la circonvallazione filoviaria nord-ovest, dal cavalcavia della Ghisolfa fino a piazzale Zavattari, per 3,4 chilometri per lato, e quelli in via Boifava, nel quartiere Chiesa Rossa. A questi si aggiungerà il secondo tratto della Beats, il collegamento Bagolari East to South, che unirà Porta Romana e Navigli con un tracciato di circa 2,3 chilometri per lato, realizzato in parte in struttura, in parte con segnaletica e in alcuni segmenti in promiscuo, accompagnato da moderazione della velocità.
Un passaggio significativo riguarda anche piazzale Dateo, uno dei nodi più complessi da risolvere per la continuità dei percorsi. La soluzione individuata prevede l’introduzione di un semaforo dedicato, così da collegare senza interruzioni San Babila con Segrate. È un dettaglio che chiarisce bene l’impostazione del piano: la mobilità ciclistica non viene pensata come una somma di tratte isolate, ma come una rete che deve poter essere attraversata in modo leggibile, sicuro e continuo.
Più sicurezza per i pedoni e spazi pubblici da ripensare
Se la rete ciclabile costituisce l’ossatura visibile del piano, la parte dedicata alla pedonalità racconta forse con ancora maggiore precisione la portata dell’intervento. “Moves” individua 194 spazi pubblici da ripensare in chiave pedonale, per una superficie complessiva di 1.884.626 metri quadrati, oltre a 109 ambiti scolastici da riqualificare, emersi durante il percorso partecipativo, e 404 chilometri di itinerari pedonali principali da migliorare.
Il documento indica anche le linee operative: rendere più continua la rete pedonale, rafforzare le connessioni tra quartieri, aumentare la permeabilità interna agli isolati, riconoscere e qualificare i percorsi principali affinché colleghino in modo efficace scuole, servizi e poli attrattori. È una lettura della città che mette al centro la possibilità di spostarsi a piedi con maggiore sicurezza e con meno ostacoli, soprattutto nei contesti in cui il disegno dello spazio pubblico continua a essere dominato dalla presenza del traffico.
In questa stessa direzione si collocano gli interventi di moderazione della velocità che l’Amministrazione sta portando avanti. Dopo via Carlo Boncompagni, nel Municipio 4, prosegue l’installazione dei cuscini berlinesi negli altri municipi; il prossimo intervento è previsto in via Asiago, nel Municipio 2, nell’ambito della riqualificazione dell’intersezione con via Ponte Vecchio e via Aristotele. È previsto anche un ampliamento delle aree protette con paletti dissuasori a tutela dei marciapiedi: attualmente sono quasi 500, ma l’obiettivo dichiarato è arrivare ad almeno 200 per municipio in circa 40 località della città.
Insieme ai Municipi, inoltre, sono state individuate circa 25 località prioritarie in cui intervenire con riduzione della velocità, nuovi attraversamenti pedonali e marciapiedi più ampi. I lavori sono in corso o in programmazione in diversi punti sensibili, tra cui corso di Porta Romana, il passaggio pedonale di piazza 25 Aprile verso corso di Porta Garibaldi, via Asiago all’intersezione con via Ponte Vecchio, il quartiere Gorla, Carlo Marx all’angolo con via Benjamin Constant, Quarto Cagnino e via Gaetano Crespi all’incrocio con via Pitteri e Caduti di Marcinelle, nel quartiere Rubattino.
Il tema della velocità resta centrale anche sul piano culturale, perché la sicurezza urbana si misura in gran parte sulla capacità di ridurre il rischio nei punti di contatto tra veicoli e utenti fragili. Il dato richiamato dal Comune è netto: per un pedone, la probabilità di sopravvivere a un impatto con un mezzo che viaggia sotto i 30 chilometri orari può arrivare al 100%, mentre a 50 chilometri orari si riduce drasticamente. È su questo equilibrio tra infrastruttura, comportamento e protezione dello spazio pubblico che “Moves” prova a costruire il prossimo capitolo della mobilità milanese.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to