Arrampicata e tecnologia si incontrano a Milano: la parete che misura ogni gesto
22/09/2026
Una presa dopo l’altra, il corpo cerca equilibrio, distribuisce il peso e sceglie la traiettoria più efficace. Da oggi quei movimenti possono diventare informazioni precise grazie al Climbing Lab, il nuovo spazio di ricerca realizzato al Politecnico milanese. La struttura, allestita nella Giuriati Gym con il contributo del CAI, mette la pratica sportiva al servizio della scienza e apre prospettive che riguardano allenamento, prevenzione, recupero motorio e sicurezza nelle attività svolte in altezza.
Una parete capace di interpretare il movimento
Il cuore del laboratorio è una superficie da boulder estesa per 29 m² circa. Le prese incorporano dispositivi che registrano quanta forza viene applicata e verso quale direzione. In questo modo ogni passaggio compiuto dall’atleta produce dati utili a ricostruire l’azione, osservare la qualità tecnica e capire come cambia la distribuzione del carico durante la salita.
Accanto alla parete più ampia trova posto un’area sperimentale compatta, lunga 2,20 metri e larga 1,20. Qui i ricercatori potranno concentrarsi su un singolo movimento, provare nuove soluzioni e analizzare con grande precisione dettagli che su una struttura completa risulterebbero più difficili da isolare. L’insieme crea un ambiente flessibile, adatto sia alle sessioni sportive sia alle prove scientifiche.
La collocazione dentro una palestra frequentata rende il progetto particolarmente concreto. Gli esperimenti possono infatti avvicinarsi alle condizioni autentiche dell’arrampicata, mentre la struttura continua a svolgere la propria funzione sportiva. La parete diventa così un punto d’incontro tra esperienza fisica, ingegneria e analisi dei dati.
Sensori, muscoli e ricostruzioni tridimensionali
Le prese strumentate rappresentano soltanto una parte delle tecnologie disponibili. In base allo studio programmato, il gruppo di ricerca potrà impiegare apparecchi EMG per osservare l’attività muscolare. Sarà quindi possibile comprendere quali zone del corpo lavorano maggiormente in un determinato passaggio e come la risposta fisica evolve mentre aumenta la stanchezza.
Un sistema senza marcatori applicati sul corpo consentirà inoltre di riprodurre digitalmente la posizione dell’atleta nelle tre dimensioni. Questa scelta lascia piena libertà nei movimenti e permette di esaminare postura, coordinazione e traiettorie senza modificare il gesto naturale. Incrociando tali immagini con le misurazioni raccolte sulle prese, gli studiosi potranno ottenere una lettura molto più ricca della prestazione.
Il lavoro riunisce le competenze tecnologiche del DEIB, quelle legate alle scienze motorie e l’esperienza pratica del CAI. Istruttori, specialisti tecnici e sportivi potranno aiutare a individuare gli aspetti più interessanti da approfondire, trasformando i problemi incontrati sulla parete in nuove domande scientifiche.
Dallo sport alla riabilitazione e al lavoro in quota
Le possibili applicazioni superano il miglioramento della prestazione agonistica. Studiare carichi, forze e strategie può favorire la progettazione di allenamenti più mirati, affinare i percorsi formativi e offrire indicazioni preziose per ridurre il rischio di infortunio. La conoscenza dell’affaticamento aiuta inoltre a riconoscere il momento in cui il gesto perde efficienza e richiede un maggiore dispendio fisico.
Il Climbing Lab, realizzato dal Politecnico, guarda anche all’impiego dell’arrampicata nei programmi riabilitativi. La parete permette di proporre esercizi controllati, misurare i progressi e adattare il compito motorio alle capacità della persona. Gli stessi strumenti possono sostenere lo studio delle attività professionali svolte in verticale, dove controllo corporeo, attrezzature e corretta gestione dello sforzo incidono direttamente sulla sicurezza.
Si delinea così un laboratorio nel quale la tecnologia accompagna il movimento anziché sostituirlo. I numeri raccolti acquistano valore perché nascono da un’esperienza reale e possono tornare agli sportivi sotto forma di maggiore consapevolezza, preparazione più accurata e strumenti progettati sulle esigenze effettive di chi arrampica.
La Giuriati Gym diventa un polo per ricerca e sport
Il nuovo spazio fa parte della più ampia Giuriati Gym, che dispone di 1.700 m² interni e di altri 1.500 m² all’aperto. Il complesso comprende un’area fitness e campi destinati a più discipline, offrendo al mondo universitario un luogo in cui attività fisica, formazione e sperimentazione possono convivere ogni giorno.
La spesa complessiva raggiunge 4,8 milioni. La quota principale, pari a 3,9 milioni, arriva dalla Regione Lombardia, mentre l’ateneo partecipa con altri 0,9 milioni. Dentro questo progetto, la nuova parete assume un significato che va oltre la dotazione sportiva: porta la ricerca fuori dagli ambienti tradizionali e la mette a contatto diretto con chi pratica l’arrampicata.
Milano accoglie quindi una struttura capace di osservare un’attività complessa attraverso misure oggettive, conservandone al tempo stesso la componente umana. Ogni presa, spostamento e variazione di ritmo può contribuire a costruire conoscenze nuove, con ricadute potenziali sulla tecnica, sulla salute e sulla sicurezza.
Articolo Precedente
Meteo Milano, il caldo saluta la città: temperature in calo e svolta d'autunno
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.