Agrobiodiversità, dalla Lombardia 714mila euro per cinque progetti di ricerca
04/08/2026
La Lombardia rafforza la tutela del proprio patrimonio agricolo con un finanziamento complessivo di 714.475 euro destinato a cinque progetti di ricerca. Le iniziative coinvolgono varietà vegetali, razze animali e microrganismi legati alle produzioni regionali, un insieme di risorse che rischierebbe di impoverirsi senza interventi mirati. Dall’antico carciofo della Valle Camonica ai tacchini autoctoni, il programma unisce conservazione, analisi scientifica e possibili ricadute per le imprese agricole.
Ogni progetto affronta un tassello differente dell’agrobiodiversità lombarda. Alcuni interventi partono da specie presenti ormai in numeri limitati, altri studiano problemi che ne minacciano la sopravvivenza o sperimentano nuovi strumenti per valorizzarle. Il risultato è un programma articolato, nel quale la memoria agricola dei territori viene affidata alla ricerca per essere conservata e rimessa in relazione con le produzioni contemporanee.
Un investimento per il patrimonio agricolo lombardo
Il provvedimento, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia il 3 agosto 2026, finanzia attività promosse dall’Università degli Studi di Milano e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Il filo comune dei cinque progetti è la conservazione del patrimonio genetico agricolo regionale. La ricerca, però, non si fermerà alla semplice catalogazione: analizzerà caratteristiche, condizioni di salute e possibilità di valorizzazione delle risorse studiate, mettendo a disposizione nuove conoscenze per il mondo agricolo e agroalimentare.
Alla base del programma c’è il riconoscimento della biodiversità agricola come risorsa strategica. Varietà vegetali, razze animali e risorse biologiche sono il risultato del lavoro svolto dagli agricoltori nel corso dei secoli e fanno parte dell’identità lombarda.
Dal carciofo di Malegno all’Oca di Lomellina
Il progetto ALPICIOK è dedicato all’Articiok di Malegno, antica varietà di carciofo coltivata in Valle Camonica e oggi a rischio di estinzione. I ricercatori ne esamineranno il patrimonio genetico, le qualità nutrizionali e le componenti bioattive. Saranno valutati anche i possibili impieghi alimentari, con l’obiettivo di sviluppare prodotti funzionali e rafforzare la conservazione della varietà.
La tutela avverrà sia nelle aziende agricole locali sia presso l’Orto Botanico di Brera, destinato a svolgere la funzione di banca del germoplasma. In questo modo l’Articiok potrà essere preservato in più contesti, mantenendo al tempo stesso il suo rapporto con il territorio d’origine.
COVALOCA guarda invece all’Oca di Lomellina, popolazione autoctona presente ormai in quantità molto ridotte. Il lavoro comprenderà il censimento degli allevamenti, le analisi genetiche, lo studio delle caratteristiche produttive e qualitative e la preparazione di indicazioni per la gestione dei riproduttori. Accanto alla salvaguardia della razza, il progetto punta a sostenerne la valorizzazione gastronomica e produttiva.
Castagni e microrganismi al centro della ricerca
Un altro capitolo riguarda il castagno lombardo. COMBICAST si concentrerà su una specie importante dal punto di vista economico e ambientale, ma esposta a diverse malattie fungine. Sono previste la caratterizzazione genetica degli alberi secolari, la sorveglianza delle principali fitopatie e l’analisi della qualità delle produzioni.
Il progetto comprende anche attività formative rivolte a tecnici, aziende agricole e giovani ricercatori. Saranno coinvolte direttamente le aree lombarde legate alla castanicoltura, così da collegare il lavoro scientifico alle esigenze dei territori in cui il castagno continua a rappresentare una risorsa.
Con COCAMILO l’attenzione si sposta sui microrganismi di interesse agroalimentare associati alle filiere lattiero-casearia, vitivinicola, melicola e maidicola. Attraverso tecniche avanzate di sequenziamento genomico verrà creata una raccolta di ceppi batterici e fitoplasmi, pensata come risorsa per università, centri di ricerca e imprese.
Le conoscenze ottenute potranno favorire lo sviluppo di starter autoctoni, di strumenti capaci di ridurre l’impiego dei fitofarmaci e di soluzioni innovative per un’agricoltura più sostenibile. La biodiversità studiata, dunque, potrà diventare anche una base per applicazioni concrete e per nuove attività di ricerca.
La tutela dei tacchini Brianzolo e Nero d’Italia
Il quinto progetto, denominato POLA, riguarda le razze lombarde di tacchino Brianzolo e Nero d’Italia. La ricerca combinerà analisi genomiche, valutazioni sul benessere animale e studio delle caratteristiche produttive. Lo scopo è sostenere la costruzione di una filiera regionale ad alto valore aggiunto.
Il percorso potrà inoltre accompagnare futuri riconoscimenti di qualità e offrire nuove opportunità economiche agli allevatori lombardi. Nel loro insieme, i cinque progetti mostrano come la tutela dell’agrobiodiversità possa collegare identità territoriale, innovazione e capacità produttiva.
Conservare queste risorse significa preparare l’agricoltura ad affrontare nuove difficoltà senza perdere varietà e razze selezionate nel corso del tempo, trasformando il patrimonio genetico regionale in una leva per continuare a produrre qualità, sostenibilità e sviluppo.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to