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Transizione 5.0, Confcommercio lancia l’allarme: imprese del terziario frenate dal taglio degli incentivi

31/03/2026

Transizione 5.0, Confcommercio lancia l’allarme: imprese del terziario frenate dal taglio degli incentivi

La riduzione delle coperture previste dal bonus Transizione 5.0 apre un nuovo fronte di preoccupazione nel mondo delle imprese, in particolare tra quelle del terziario che negli ultimi anni hanno fatto leva sugli strumenti fiscali legati all’innovazione per sostenere investimenti, aggiornare processi e rafforzare la competitività. A richiamare l’attenzione sul tema è Confcommercio, che parla apertamente di aziende spiazzate e in allarme di fronte a un intervento che rischia di modificare, in corsa, il quadro di convenienza su cui molte realtà stavano costruendo le proprie scelte.

Il punto sollevato dall’associazione riguarda la riduzione di un terzo del credito d’imposta, una misura che, secondo Confcommercio, potrebbe avere un impatto concreto sulle decisioni di investimento delle imprese associate. Il nodo non è soltanto economico, ma anche strategico: quando vengono ridimensionati strumenti pensati per accompagnare la trasformazione tecnologica ed energetica del sistema produttivo, il rischio è quello di rallentare progetti già programmati o di rinviare iniziative considerate essenziali per restare competitivi in mercati sempre più selettivi.

Il peso del terziario negli investimenti in innovazione

La presa di posizione di Confcommercio parte da un dato preciso: il sistema delle imprese del commercio e dei servizi ha già mostrato, con il precedente Piano Transizione 4.0, una propensione significativa a utilizzare gli incentivi disponibili. Nei comparti del terziario – tra cui ospitalità, logistica, sanità, ICT e vending – l’incidenza registrata è stata pari al 18,1% per i beni materiali, corrispondenti a 3,3 miliardi di euro, e al 28,7% per i beni immateriali, per un valore di 89 milioni di euro.

Si tratta di cifre che restituiscono una fotografia chiara: il terziario non è un attore marginale nella partita dell’innovazione, ma un settore che investe, sperimenta e utilizza gli strumenti messi a disposizione per modernizzare strutture, servizi e modelli organizzativi. Il punto, dunque, non riguarda soltanto l’entità del beneficio fiscale, ma la credibilità complessiva di un impianto di sostegno che dovrebbe accompagnare le imprese lungo un percorso di evoluzione tecnologica e ambientale.

Transizione 5.0, perché il taglio preoccupa le aziende

Secondo Confcommercio, il Piano Transizione 5.0 aveva creato aspettative solide anche perché aveva ampliato il perimetro delle spese ammissibili, offrendo nuove opportunità di accesso agli incentivi per molte aziende del commercio e dei servizi. Questo allargamento aveva reso il piano più aderente alla struttura del tessuto imprenditoriale italiano, dove il terziario rappresenta una componente decisiva in termini di occupazione, investimenti e capacità di adattamento ai cambiamenti del mercato.

È proprio questo elemento a rendere più delicata la revisione delle coperture. Molte imprese avevano accolto con interesse il nuovo piano perché lo consideravano uno strumento utile per affrontare investimenti legati a digitalizzazione, efficientamento energetico e innovazione dei processi. Un ridimensionamento del credito d’imposta, in questo scenario, rischia di alterare gli equilibri economici dei progetti in fase di valutazione, soprattutto per le aziende che devono misurare con attenzione tempi di rientro, margini operativi e sostenibilità finanziaria degli investimenti.

Il nodo della fiducia nelle politiche industriali

Dietro la presa di posizione di Confcommercio si intravede una questione più ampia, che riguarda la stabilità delle politiche di incentivo e la fiducia delle imprese nei confronti degli strumenti pubblici. Quando un piano viene presentato come leva per favorire la trasformazione del sistema produttivo, le imprese iniziano a fare conti, simulazioni, valutazioni tecniche e finanziarie. Modificare successivamente le condizioni può produrre un effetto di disorientamento che va oltre il singolo beneficio fiscale.

Per il mondo del terziario, che ha già dimostrato di saper utilizzare in modo concreto i meccanismi di Transizione 4.0, il tema è adesso capire se il nuovo assetto del Piano 5.0 sarà ancora in grado di sostenere gli investimenti oppure se il taglio delle coperture finirà per raffreddare una parte della spinta innovativa. L’allarme lanciato da Confcommercio si colloca esattamente su questo terreno: difendere condizioni che permettano alle imprese di programmare, investire e innovare senza il timore di vedere cambiare le regole proprio nel momento in cui scelgono di fare un passo avanti.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to