Smog in Lombardia, peggiora la qualità dell’aria: Lodi, Monza e Cremona tra le più colpite
21/03/2026
L’inizio del 2026 restituisce una fotografia preoccupante della qualità dell’aria in Lombardia, dove i livelli di polveri sottili (PM10) risultano in aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I dati rilevati dalle centraline ARPA, analizzati anche da Legambiente Lombardia, delineano una situazione diffusa e persistente, che coinvolge tanto le grandi città quanto i centri minori.
A emergere con maggiore evidenza è la formazione di veri e propri “distretti dell’inquinamento”, aree nelle quali specifiche attività produttive e condizioni territoriali contribuiscono a concentrare livelli elevati di emissioni.
Superamenti oltre i limiti: una Lombardia sempre più esposta
Nei primi mesi dell’anno, molte centraline hanno già registrato numerosi giorni di superamento della soglia di sicurezza per il PM10. Il caso più emblematico è quello della centralina di Milano in viale Marche, situata lungo una delle arterie più trafficate della città, che ha raggiunto 39 giornate oltre il limite, configurando una condizione di esposizione prolungata a livelli considerati nocivi.
Tuttavia, il primato negativo non spetta al capoluogo. Le concentrazioni più elevate si registrano in centri come Lodi e Cremona, mentre Monza si colloca stabilmente tra le aree più critiche. Ancora più significativo è il dato di Meda, dove si registrano 41 giorni di superamento e valori medi annui che superano ampiamente la soglia prevista, segnalando una situazione strutturale e non episodica.
Le cause: traffico, allevamenti e attività produttive
Le ragioni di questo peggioramento sono molteplici e si intrecciano tra loro. Il traffico veicolare continua a rappresentare una delle principali fonti di emissioni, soprattutto nelle aree urbane e nelle zone ad alta densità infrastrutturale. A questo si aggiunge il contributo delle attività agricole intensive, in particolare gli allevamenti, che caratterizzano ampie porzioni della pianura lombarda.
Nel caso di territori come la Bassa lombarda, il carico zootecnico elevato si traduce in un aumento significativo delle emissioni, contribuendo a livelli di inquinamento più alti rispetto alla media regionale. Parallelamente, in aree come la Brianza, incidono anche le lavorazioni industriali, in particolare quelle legate al settore del legno-arredo, dove la combustione di biomasse può generare sostanze altamente inquinanti.
I monitoraggi evidenziano la presenza, nelle polveri sottili, di composti come idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti, indicatori di fonti emissive legate sia alla combustione sia ai processi industriali.
Un problema strutturale che richiede interventi mirati
Il quadro che emerge non lascia spazio a interpretazioni riduttive: l’inquinamento atmosferico in Lombardia non è riconducibile a una sola causa, ma è il risultato di una combinazione di fattori che richiedono interventi coordinati e differenziati.
Le politiche di riduzione delle emissioni dovranno necessariamente agire su più fronti, dal contenimento del traffico alla revisione dei modelli produttivi, fino alla gestione delle emissioni legate al settore agricolo. Un approccio integrato appare indispensabile per incidere su una problematica che coinvolge salute pubblica, qualità della vita e sostenibilità ambientale.
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