Sindrome di Leigh: uno studio internazionale apre alla prima possibile terapia
12/03/2026
Una ricerca scientifica internazionale pubblicata sulla rivista Cell introduce una prospettiva concreta di trattamento per la sindrome di Leigh, una grave malattia genetica neurodegenerativa che colpisce prevalentemente i bambini e che fino ad oggi non disponeva di cure in grado di modificarne il decorso. Lo studio è stato coordinato dall’Università di Düsseldorf insieme all’Università di Verona, all’Università degli Studi di Milano e all’Istituto Neurologico Carlo Besta.
Il lavoro nasce da un innovativo approccio di farmacologia traslazionale che ha permesso ai ricercatori di individuare nel sildenafil, un farmaco già approvato per uso clinico, una possibile strategia terapeutica per questa patologia rara. L’indagine scientifica è stata realizzata nell’ambito del consorzio europeo CureMILS, finanziato dall’European Joint Programme on Rare Diseases con un investimento di 2,4 milioni di euro e con il coinvolgimento di diversi centri di eccellenza in Europa e negli Stati Uniti.
Una malattia rara che colpisce il sistema nervoso
La sindrome di Leigh è una malattia genetica progressiva che compromette la funzione dei mitocondri, le strutture cellulari responsabili della produzione di energia. Il difetto energetico colpisce in particolare il sistema nervoso centrale e provoca una serie di manifestazioni cliniche che compaiono nei primi anni di vita.
Tra i sintomi più frequenti figurano ritardo nello sviluppo psicomotorio, debolezza muscolare, crisi metaboliche e difficoltà respiratorie. Nei casi più severi il decorso della malattia può essere rapido e portare a un peggioramento clinico significativo già nei primi anni di vita. Fino ad oggi la medicina disponeva esclusivamente di trattamenti di supporto, senza terapie capaci di intervenire direttamente sui meccanismi della malattia.
Lo studio internazionale rappresenta quindi un passaggio importante nella ricerca sulle malattie mitocondriali, offrendo una prima indicazione concreta di trattamento potenzialmente efficace.
Dalle cellule dei pazienti allo screening di migliaia di farmaci
Il gruppo di ricerca ha adottato una strategia innovativa che integra diversi livelli di indagine scientifica. Partendo da cellule staminali pluripotenti indotte ottenute da cellule cutanee dei pazienti, i ricercatori sono riusciti a ricreare in laboratorio cellule nervose affette dalla malattia. Questo modello biologico ha permesso di studiare in modo diretto i meccanismi cellulari responsabili della patologia.
Su queste cellule sono stati testati oltre 5.600 farmaci già esistenti o potenzialmente riposizionabili per nuove indicazioni terapeutiche. Lo screening ad alta capacità ha individuato tra i candidati più promettenti gli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5, tra cui il sildenafil.
Il farmaco ha mostrato la capacità di migliorare il metabolismo energetico e la funzione mitocondriale delle cellule affette dalla malattia. Gli effetti osservati nei modelli cellulari sono stati successivamente confermati in modelli animali, tra cui modelli murini e suini sviluppati per studiare la patologia.
I primi segnali clinici e le prospettive future
Sulla base dei risultati ottenuti nei modelli sperimentali, il sildenafil è stato somministrato a un piccolo gruppo di pazienti nell’ambito di un trattamento individuale compassionevole. Il farmaco ha mostrato una buona tollerabilità e segnali preliminari di beneficio clinico.
Nei modelli animali il trattamento ha migliorato il fenotipo della malattia e ha prolungato significativamente la sopravvivenza. Nei pazienti trattati sono stati osservati miglioramenti nelle funzioni motorie e una maggiore resistenza alle crisi metaboliche.
Secondo i ricercatori coinvolti nello studio, questo approccio integrato – che combina modelli cellulari umani, modelli animali avanzati e osservazioni cliniche – dimostra come sia possibile accelerare l’identificazione di terapie per patologie rare particolarmente gravi.
L’Agenzia Europea per i Medicinali ha già riconosciuto al sildenafil la designazione di farmaco orfano per la sindrome di Leigh. Sono attualmente in corso ulteriori studi clinici per valutare sicurezza ed efficacia del trattamento su un numero più ampio di pazienti.
Il lavoro scientifico offre quindi non soltanto una nuova speranza per le persone affette da questa malattia rara, ma anche un modello di ricerca replicabile per lo sviluppo rapido di terapie dedicate ad altre patologie genetiche e mitocondriali.