Policlinico di Milano, nuova tecnologia per “rigenerare” i polmoni da trapianto: più sicurezza e più organi utilizzabili
28/02/2026
Il Policlinico di Milano compie un passo che incide direttamente su uno dei nodi più delicati della trapiantologia: la disponibilità di organi idonei. È il primo ospedale in Lombardia a introdurre un nuovo macchinario di ultima generazione per il ricondizionamento dei polmoni destinati al trapianto, una tecnologia pensata per ripulire, valutare e ottimizzare gli organi prima dell’intervento chirurgico, innalzando gli standard di controllo e riducendo il rischio di scarti “preventivi” legati a incertezze sulla qualità.
Non si tratta di una promessa astratta: la piattaforma è entrata in servizio e, a pochi giorni dall’acquisizione, è stata già impiegata con esito positivo in un trapianto bilaterale di polmone.
Un unico sistema per la perfusione polmonare: cosa cambia
La nuova strumentazione sostituisce le apparecchiature finora in uso e viene descritta come un riferimento di livello internazionale per un motivo preciso: integra in un solo sistema tutte le funzionalità necessarie alla perfusione polmonare. In termini operativi, questo significa ridurre passaggi, semplificare la gestione tecnica e rendere più lineare il percorso di valutazione dell’organo, con un controllo più fine dei parametri e una tracciabilità più robusta del processo.
Il punto chiave è la perfusione e il ricondizionamento ex vivo (fuori dal corpo): il polmone viene mantenuto in condizioni che consentono di osservarne la funzionalità, correggere criticità e stimare con maggior precisione l’idoneità al trapianto. È qui che la tecnologia può fare la differenza: organi che in passato sarebbero stati scartati in via prudenziale, oggi possono essere “messi alla prova” e, quando possibile, recuperati in sicurezza.
Il primo utilizzo: trapianto bilaterale e decorso regolare
Il dispositivo è stato utilizzato con successo per un trapianto bilaterale di polmone eseguito dall’équipe di Chirurgia Toracica e Trapianti di Polmone del Policlinico. La paziente, una giovane affetta da fibrosi cistica e da tempo in lista d’attesa, ha ripreso a respirare autonomamente già il giorno successivo all’intervento; il decorso post-operatorio, secondo quanto comunicato, procede regolarmente.
L’impiego di questa tecnologia viene indicato come particolarmente rilevante nei casi di donazione a cuore fermo e in tutte le situazioni in cui la qualità dell’organo richiede una valutazione approfondita. La possibilità di verificare la funzionalità polmonare e migliorare le condizioni prima del trapianto amplia la finestra di utilizzo e rafforza l’efficacia della rete trapiantologica, soprattutto quando ogni decisione deve tenere insieme urgenza clinica e criteri di sicurezza.
Una storia di primati e il ruolo di hub regionale
L’adozione del nuovo sistema si inserisce in una traiettoria già riconoscibile. Il Policlinico di Milano, nel 2011, ha realizzato il primo trapianto in Italia con polmone ricondizionato ex vivo (EVLP), mentre nel 2014 ha effettuato il primo trapianto di polmone da donatore a cuore fermo nel Paese. Nel 2024 Regione Lombardia lo ha individuato come hub regionale di riferimento per il ricondizionamento polmonare, rafforzando la capacità della rete di offrire cure altamente specialistiche.
In un ambito in cui la differenza tra “idoneo” e “non idoneo” può determinare un’opportunità di vita, strumenti di questo tipo non sono semplici aggiornamenti tecnologici: ridefiniscono i margini del possibile, a patto che restino guidati da protocolli rigorosi e da competenze consolidate.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to