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Perché la formazione non si esaurisce nei crediti minimi: una questione di qualità e aggiornamento

06/08/2025

Perché la formazione non si esaurisce nei crediti minimi: una questione di qualità e aggiornamento
La formazione professionale continua è un elemento sempre più centrale nel mercato del lavoro, ma spesso si scontra con l'idea di un semplice adempimento burocratico. I requisiti minimi di crediti o ore, pur essendo un punto di partenza necessario, non bastano infatti a garantire un'adeguata preparazione. Andare oltre questi limiti è diventata oggi una necessità per affrontare le complessità di un mondo in continua evoluzione e per assicurare competenze realmente aggiornate. Occorre comprendere che la formazione è uno strumento concreto di crescita personale e collettiva. Significa investire tempo e risorse per migliorare la qualità del proprio lavoro, rafforzare la competitività del sistema professionale e rispondere in modo più efficace alle esigenze della società. In questo senso, la formazione continua non è un accessorio, bensì una leva strategica che può determinare la differenza tra rimanere fermi o evolvere insieme ai cambiamenti. Per questo i provider accreditati, come questo sito dedicato alla formazione a distanza per i crediti ECM, rappresentano una risorsa preziosa: da un lato consentono di rispettare gli obblighi normativi, dall’altro offrono anche percorsi ampi e approfonditi, che garantiscono un aggiornamento costante e di qualità.

Il dibattito sulla qualità dei sistemi di credito

Proprio il sistema ECM (Educazione Continua in Medicina) è da tempo al centro di un confronto acceso. La Federazione Nazionale Ordini Veterinari d’Italia (FNOVI), ad esempio, ha portato la questione direttamente al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, chiedendo una riforma che lo renda più semplice, con obiettivi di apprendimento realistici e tradotti in percorsi formativi davvero utili. Secondo la FNOVI, la formazione non dovrebbe limitarsi a un accumulo sterile di crediti, ma diventare un’esperienza capace di produrre valore concreto, stimolando crescita professionale e innovazione. La critica mette in luce un problema diffuso in molti sistemi di aggiornamento: il rischio che l’obbligo formativo si trasformi in un mero adempimento burocratico, perdendo la sua funzione principale, cioè migliorare le competenze e le prestazioni dei professionisti.

Nuovi scenari e requisiti: l'Accordo 2025 sulla sicurezza

Il 2025 ha segnato un punto di svolta anche nella formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Un nuovo Accordo approvato il 17 aprile dalla Conferenza Stato-Regioni, e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 24 maggio, ha ridefinito l'intero panorama. Questa normativa ha sostituito i precedenti accordi, introducendo requisiti più stringenti per i soggetti formatori, mirando a elevare gli standard qualitativi. Una delle novità principali riguarda l'obbligo, per i formatori accreditati, di possedere almeno tre anni di esperienza documentata nella formazione su salute e sicurezza, oltre al già richiesto accreditamento regionale. Tuttavia, è stata prevista un'eccezione per i corsi rivolti a lavoratori, preposti e dirigenti, dove è sufficiente il solo accreditamento regionale, concedendo un periodo di transizione agli enti per maturare l'esperienza richiesta. L'accordo ha inoltre introdotto modalità specifiche per la verifica finale di apprendimento, ora obbligatoria per tutti i percorsi formativi, e ha precisato con maggiore dettaglio le procedure per le verifiche di efficacia della formazione durante la prestazione lavorativa. Ogni corso richiede ora un "progetto formativo" dettagliato, che descriva l'intero processo di progettazione e erogazione. Gli attestati, validi su tutto il territorio nazionale, sono rilasciati solo dopo aver frequentato almeno il 90% delle ore previste e aver superato con successo la verifica finale. Riconosciuta anche la videoconferenza sincrona e ampliati i requisiti per la formazione in modalità e-learning, un adeguamento essenziale alle nuove dinamiche di apprendimento digitale e alle esigenze di flessibilità. La sfida non è semplicemente accumulare crediti, ma acquisire conoscenze e abilità che permettano di rimanere competitivi, innovativi e capaci di adattarsi ai cambiamenti. La vera sfida per le istituzioni, guidate da figure come il Ministro Schillaci, e per i professionisti stessi, è trasformare l'apprendimento in un'opportunità di crescita reale e significativa. È necessario superare la logica del minimo sindacale, abbracciando una cultura della formazione continua che sia davvero funzionale alle esigenze professionali e alle dinamiche del mercato del lavoro contemporaneo, assicurando così un futuro più solido e qualificato per tutti.