Milano, Segre e Piantedosi al convegno sulle vittime dell’odio
29/04/2026
Si è svolto oggi, 28 aprile, al Memoriale della Shoah di Milano il convegno “Le vittime dell’odio”, promosso dall’OSCAD, Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori della Direzione Centrale della Polizia Criminale, in collaborazione con Prefettura, Questura e Comando Provinciale dei Carabinieri di Milano. All’incontro hanno partecipato la senatrice a vita Liliana Segre e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, insieme a rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine e a numerosi studenti.
La quinta edizione dell’iniziativa contro odio e discriminazioni
L’appuntamento, giunto alla quinta edizione, rinnova l’impegno congiunto di Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri nel contrasto ai crimini d’odio e alle discriminazioni. Il tema assume oggi un peso particolare anche per le nuove forme di diffusione dell’odio legate all’evoluzione tecnologica, ai social network e alle applicazioni dell’intelligenza artificiale.
Il convegno si è aperto con un’anteprima del film “Nedo”, dedicato a Nedo Fiano e diretto da Ruggero Gabbai, presente in sala. Sono poi seguiti i saluti del presidente del Memoriale della Shoah Roberto Jarach, del coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo Pasquale Angelosanto, della vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Monique Sasson e del prefetto di Milano Claudio Sgaraglia.
Il dialogo tra Liliana Segre e il ministro Piantedosi
Uno dei momenti centrali della giornata è stato il dialogo tra Liliana Segre e Matteo Piantedosi, moderato dal vicedirettore del Corriere della Sera Venanzio Postiglione. La senatrice a vita ha richiamato il senso della Commissione parlamentare che presiede, nata contro l’odio, il razzismo e l’antisemitismo, ricordando come ancora oggi riceva messaggi di morte, a distanza di decenni dalle persecuzioni subite da bambina nel 1938.
Il ministro dell’Interno ha sottolineato che la crescita dei crimini d’odio e dell’antisemitismo richiede un impegno immediato e concreto. Piantedosi ha evidenziato che non basta intervenire con le sanzioni, pur indispensabili, perché il contrasto all’odio è anche una sfida culturale che coinvolge l’intera società.
Secondo il ministro, servono educazione, responsabilità e memoria condivisa per rafforzare la coesione democratica. In questa prospettiva ha indicato come possibile passo successivo il trasferimento della formazione contro i crimini d’odio nelle scuole, attraverso incontri capaci di parlare direttamente ai ragazzi.
OSCAD, fiducia e tutela concreta delle vittime
Il prefetto Raffaele Grassi, vice direttore generale della Pubblica Sicurezza e presidente dell’OSCAD, ha ricordato che la sicurezza non coincide soltanto con l’assenza di minacce, ma anche con la presenza della fiducia. L’Osservatorio nasce proprio per prevenire e contrastare ogni forma di discriminazione e odio, garantendo tutela alle vittime e promuovendo una cultura della legalità e del rispetto.
Durante l’incontro sono stati approfonditi anche i rapporti tra giovani, tecnologie digitali e linguaggi dell’odio. La professoressa Milena Santerini, vicepresidente della Fondazione Memoriale della Shoah, e il professor Giovanni Ziccardi, dell’Università degli Studi di Milano, hanno affrontato il tema del mondo digitale come spazio in cui possono crescere aggressività, discriminazioni e radicalizzazione, ma anche consapevolezza e responsabilità.
L’odio online e il lavoro delle forze di polizia
La parte conclusiva del convegno è stata dedicata all’impegno operativo delle forze di polizia nel contrasto dell’odio online. Il direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, Ivano Gabrielli, e il comandante del Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Milano, colonnello Antonio Coppola, hanno illustrato strumenti e attività utilizzati per monitorare e contrastare il fenomeno.
Nel corso degli interventi sono stati affrontati l’identikit dell’odiatore, le dinamiche della radicalizzazione online e i rischi connessi alla rapidità con cui contenuti violenti o discriminatori possono circolare negli ambienti digitali. Il convegno ha così unito memoria, formazione e prevenzione, indicando nella collaborazione tra istituzioni, scuola, forze dell’ordine e società civile una delle strade principali per contrastare l’odio e proteggere le vittime.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to