Milano celebra 110 botteghe storiche centenarie: un patrimonio vivo di quartieri, mestieri e memoria
20/01/2026
Al Teatro Oscar, questa mattina, Milano ha dato forma pubblica a un riconoscimento che somiglia più a un racconto collettivo che a una semplice consegna di targhe: 110 Botteghe storiche centenarie sono state premiate dall’assessora allo Sviluppo economico e Politiche del Lavoro Alessia Cappello, in una cerimonia condotta da Giacomo Poretti. Sul palco sono salite attività che, con una continuità rara, hanno attraversato guerre, cambiamenti di costume, rivoluzioni nei consumi e nei modi di produrre, restando punti fermi per i quartieri e per la città intera.
La platea delle botteghe premiate restituisce un’immagine concreta di Milano: panetterie e pasticcerie, macellerie e farmacie, maglierie, negozi di abbigliamento e cappellerie, pastifici, gioiellerie e orologerie, librerie, bar e ristoranti — questi ultimi la categoria più numerosa. È un mosaico che spiega meglio di molte analisi perché il commercio di prossimità, quando dura un secolo, smette di essere “solo” economia e diventa un pezzo di identità urbana.
Un secolo come soglia: dal 1925 alle botteghe nate nel Medioevo
Il requisito per il riconoscimento è chiaro: un’attività avviata almeno entro il 1925. Eppure la storia, a Milano, tende a sforare le soglie con naturalezza. Tra le botteghe premiate ce n’è una nata addirittura nel 1200, quattro che risalgono al 1700, 35 già attive nell’Ottocento e 71 sviluppate nel corso del Novecento. Numeri che non servono per fare effetto, ma per inquadrare la densità storica di un tessuto commerciale capace di sopravvivere a cicli economici e trasformazioni urbanistiche radicali.
Le botteghe longeve, spesso, non hanno resistito “per caso”: hanno lavorato sul rapporto con la clientela, sulla reputazione costruita nel tempo, sulla qualità del servizio, su un senso di affidabilità che diventa abitudine. E quando un negozio supera i cento anni, finisce per ricordare alla città che il consumo non è soltanto scelta individuale: è anche geografia, incontro, fiducia.
Le cinque più antiche: luoghi che raccontano Milano senza bisogno di slogan
Tra le attività più antiche premiate spiccano cinque nomi che, da soli, sembrano un itinerario di storia urbana: l’Antica Trattoria Bagutto (1284), l’Antica Farmacia Lazzaretto (1750), la Ditta Guenzati (1768), la Libreria Bocca (1775) e la Ditta Raimondi Pettinaroli (1776). Sono esercizi che hanno attraversato epoche diverse mantenendo una riconoscibilità forte, spesso legata a un sapere artigianale preciso e a una relazione stabile con chi entra, chiede, compra, torna.
Tradizione che si adatta: famiglie, passaggi di mano e nuovi strumenti digitali
Durante la cerimonia sono emerse storie differenti: alcune botteghe sono rimaste alle famiglie fondatrici, con gestioni passate di generazione in generazione; altre hanno cambiato proprietà e hanno imparato a restare fedeli a sé stesse anche dentro assetti nuovi. In diversi casi, ampliamenti, ristrutturazioni e scelte di riposizionamento hanno modificato l’involucro, senza cancellare l’identità.
C’è poi un elemento che, per le attività storiche, può essere decisivo: il digitale. Per alcune botteghe i social e i contenuti video hanno funzionato come vetrina allargata, capace di superare i confini del quartiere e, talvolta, della città, portando fuori Milano quel “saper fare” che spesso era rimasto raccontato solo a voce, tra banco e laboratorio.
Nelle parole dell’assessora Cappello il punto è anche civico: queste attività rendono più vivi i quartieri, attirano visitatori e turisti, e offrono un esempio di passione e capacità imprenditoriale a chi si affaccia al lavoro nel commercio. Un secolo di insegna, in fondo, non è nostalgia: è prova di tenuta.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to