La Statale di Milano approva una mozione di solidarietà al popolo iraniano
27/01/2026
Il Senato accademico dell’Università degli Studi di Milano ha approvato all’unanimità una mozione intitolata “Solidarietà dell’Università degli Studi di Milano al popolo iraniano”, votata il 20 gennaio e resa pubblica nei giorni successivi. Il testo, nella sua formulazione, sceglie un registro istituzionale ma netto: richiama i principi fondanti della comunità accademica – libertà di pensiero, dignità umana, dialogo – e li collega alla necessità, “in ogni circostanza”, di rispettare i diritti fondamentali e l’autodeterminazione dei popoli.
Un atto accademico che parla di principi, non di appartenenze
La mozione evita scorciatoie retoriche e costruisce la propria posizione su un terreno che l’università riconosce come costitutivo: la tutela della persona e la condanna di ogni forma di violenza, definita come oltraggio alla vita umana. È un passaggio tutt’altro che formale, perché ribadisce un’idea di università non ridotta a luogo di istruzione tecnica, ma intesa come spazio pubblico di pensiero e responsabilità, dove il linguaggio dei diritti non è un ornamento, bensì una grammatica condivisa.
Nel testo c’è anche un elemento di prospettiva: l’auspicio di un futuro “il più prossimo possibile” di libertà, sicurezza e stabilità. È una frase che, nella misura in cui resta ancorata a valori universali, mantiene il baricentro sul senso civico dell’istituzione, evitando di trasformare la presa di posizione in un esercizio di parte. La mozione, infatti, non si limita a dichiarare vicinanza; rivendica la coerenza tra ciò che l’università insegna e ciò che riconosce come irrinunciabile nella vita pubblica.
Vicinanza alla comunità iraniana in Ateneo: il significato pratico del sostegno
La parte più concreta, e forse più delicata, riguarda il “pensiero particolare” rivolto alla comunità iraniana presente in Ateneo: studenti, dottorandi, assegnisti e post-doc. Qui la mozione sposta l’attenzione dal quadro generale alle persone che vivono quotidianamente l’università, ricordando che il tema non è lontano o astratto, ma attraversa corridoi, laboratori e biblioteche.
Il valore di questo passaggio sta nell’esplicitare un principio semplice: l’appartenenza accademica non è neutra, perché crea legami, protezioni simboliche, responsabilità reciproche. Una mozione non sostituisce le politiche, non risolve i problemi, non può alleggerire da sola i pesi individuali; però contribuisce a definire il clima istituzionale entro cui la comunità si riconosce, e può diventare il punto di partenza per azioni di ascolto e accompagnamento coerenti con ciò che viene dichiarato pubblicamente.
In un tempo in cui le università europee si confrontano sempre più spesso con crisi internazionali che toccano direttamente i loro studenti e ricercatori, la scelta della Statale disegna un perimetro: riconoscere la dignità della persona come criterio non negoziabile, tenere aperto lo spazio del dialogo, mettere al centro chi studia e lavora nell’ateneo, senza chiedere a nessuno di “dimostrare” il proprio dolore per essere creduto.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to