Il judo entra nelle scuole lombarde: 40mila euro dalla Regione per il progetto
20/07/2026
Il tatami diventa uno spazio nel quale imparare a rispettare gli altri, controllare le emozioni e comprendere il valore delle regole. È questa l’idea alla base di un progetto che porterà il judo negli istituti scolastici della Lombardia, trasformando la pratica sportiva in un vero e proprio percorso educativo.
L’iniziativa, sostenuta dalla Regione con un finanziamento di 40mila euro, coinvolgerà gli studenti attraverso lezioni pratiche e momenti di confronto. Al centro non ci sarà la competizione, ma la possibilità di utilizzare i principi delle arti marziali per affrontare argomenti come legalità, bullismo, parità e responsabilità personale.
Judo nelle scuole, un accordo per rafforzare le attività
Il progetto nasce da un’intesa tra Regione Lombardia e Fijlkam, la Federazione italiana judo e arti marziali. La collaborazione permetterà di ampliare e rendere più strutturate le attività che la Federazione svolge già all’interno degli istituti del territorio.
Il programma prende il nome di “Judo e scuole, regole e rispetto” e punta a mostrare come una disciplina sportiva possa avere anche una funzione sociale. Nel judo ogni movimento è regolato, il confronto con il compagno richiede attenzione e la forza deve essere controllata. Sono caratteristiche che rendono questa attività particolarmente adatta a parlare ai giovani di rispetto e responsabilità.
L’obiettivo è portare nelle classi un’esperienza capace di unire movimento, educazione e crescita personale, dedicando una particolare attenzione alle realtà scolastiche inserite nei contesti socialmente più fragili.
Quali studenti parteciperanno al progetto
Le attività si svolgeranno durante l’anno scolastico 2026/2027 e saranno rivolte alle scuole secondarie di primo grado e ai primi due anni degli istituti secondari di secondo grado della Lombardia.
Gli studenti potranno provare direttamente il judo salendo sul tatami, la tradizionale superficie utilizzata per gli allenamenti. L’esperienza pratica sarà accompagnata da una riflessione sui comportamenti e sui valori emersi durante ogni incontro.
Al termine delle lezioni, alle classi resterà un cartellone dedicato ai concetti affrontati. In questo modo l’attività non si esaurirà con la conclusione dell’esercizio fisico, ma continuerà all’interno dell’aula attraverso il dialogo tra studenti e insegnanti.
Il judo verrà quindi presentato prima di tutto come una palestra di comportamento. Il gesto tecnico richiede autocontrollo, mentre il confronto fisico avviene nel rispetto di limiti precisi. Anche il compagno assume un ruolo fondamentale, perché senza collaborazione non sarebbe possibile svolgere correttamente gli esercizi.
Legalità, autocontrollo e prevenzione del bullismo
Il progetto vuole favorire la diffusione della cultura della legalità utilizzando un linguaggio immediato e concreto. Sul tatami le regole non rappresentano un elemento astratto: determinano il modo in cui muoversi, confrontarsi e utilizzare la propria forza.
Attraverso questa esperienza gli studenti potranno lavorare sulla consapevolezza del corpo, sulla fiducia nelle proprie capacità e sulla gestione delle emozioni. La disciplina richiesta dal judo può inoltre aiutare a comprendere che essere forti non significa imporsi sugli altri.
Particolare importanza viene attribuita alla prevenzione del bullismo. Il confronto regolato insegna a riconoscere i limiti, ad accettare il compagno e a evitare comportamenti basati sulla sopraffazione. Il rispetto diventa così un atteggiamento da sperimentare direttamente, non soltanto un principio da ascoltare durante una lezione.
Una settimana contro la violenza sulle donne
Una parte specifica del programma si svolgerà dal 23 al 29 novembre 2026, quando verrà organizzata l’open week “La via del judo”. La settimana sarà dedicata all’empowerment femminile, alla sicurezza personale e alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne.
Durante le attività saranno affrontati temi come il rispetto, la parità di genere, la fiducia in se stessi e la capacità di riconoscere eventuali situazioni di rischio. Le arti marziali non verranno proposte come una risposta aggressiva, ma come un percorso per migliorare la consapevolezza personale e imparare a gestire il corpo e le emozioni.
L’inserimento di questo appuntamento nel programma scolastico amplia quindi la funzione educativa del progetto, collegando la pratica sportiva a questioni sociali che riguardano da vicino anche le nuove generazioni.
Una disciplina molto diffusa in Lombardia
Il progetto parte da un territorio nel quale le arti marziali sono già profondamente radicate. In Lombardia risultano attive 300 società, con circa 20mila tesserati e 1.300 tecnici impegnati nelle diverse discipline.
Questa presenza capillare può favorire l’incontro tra il mondo dello sport e quello della scuola. Per molti studenti le lezioni rappresenteranno il primo contatto con il judo e, soprattutto, con un metodo fondato su regole chiare, collaborazione e rispetto reciproco.
Portare il tatami negli istituti significa offrire ai ragazzi un modo diverso di affrontare temi complessi. Il judo diventa così una forma pratica di educazione civica, nella quale ogni gesto insegna che la forza deve essere accompagnata dal controllo e che il confronto non può mai trasformarsi in prevaricazione.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to