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Giocattoli nelle carceri lombarde, un intervento che tutela i diritti dei bambini e la qualità dei legami familiari

12/04/2026

Giocattoli nelle carceri lombarde, un intervento che tutela i diritti dei bambini e la qualità dei legami familiari

Centinaia di giocattoli sono stati donati da Regione Lombardia agli istituti penitenziari del territorio con un obiettivo preciso: rendere più accoglienti gli spazi destinati agli incontri tra i detenuti e i loro figli, migliorando ambienti nei quali si gioca una parte delicata della vita affettiva di molti bambini.

La consegna è avvenuta all’Arena Experience di Palazzo Lombardia, dove l’assessore regionale alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità, Elena Lucchini, ha affidato i giochi al provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria per la Lombardia, Maria Milano Franco d’Aragona, alla presenza dei rappresentanti degli istituti penitenziari lombardi, del mondo associativo e di AssoGiocattoli.

Non si tratta di una semplice distribuzione di doni. L’iniziativa si colloca dentro una visione precisa, che riconosce il minore come titolare di diritti e considera la qualità della relazione con il genitore detenuto un elemento decisivo per la crescita e per la tenuta del legame familiare nel tempo. In questo quadro il gioco assume un valore che supera il gesto simbolico e persino la dimensione dell’intrattenimento: diventa un linguaggio, una mediazione emotiva, uno spazio in cui il bambino può sentirsi meno esposto alla durezza del contesto e più vicino a una forma di normalità.

“Giocattolo sospeso”, una rete di solidarietà che guarda ai figli dei detenuti

I giochi consegnati sono stati raccolti durante il periodo natalizio attraverso il progetto “Giocattolo sospeso”, promosso dal presidente della Regione Attilio Fontana in collaborazione con AssoGiocattoli. L’iniziativa, giunta alla sua quinta edizione, ha coinvolto numerosi cittadini lombardi, chiamati a contribuire con un dono destinato ai bambini che vivono situazioni di marginalità e fragilità. Per questa edizione la scelta è ricaduta sui figli delle persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità giudiziaria, una platea spesso invisibile nel dibattito pubblico, ma particolarmente esposta sul piano emotivo e relazionale.

La scelta dei destinatari rende evidente il tratto più serio del progetto. Quando un genitore vive l’esperienza della detenzione, il rischio è che il peso della pena, pur non appartenendo ai figli, ricada indirettamente anche su di loro, nei tempi degli incontri, nella qualità degli spazi, nella possibilità stessa di conservare un legame affettivo non deformato dalla durezza dell’ambiente. Intervenire su quei luoghi significa allora lavorare sulla continuità della relazione, sulla possibilità di un contatto più umano, sull’idea che anche dentro il carcere si debba tutelare il diritto del bambino a vivere momenti di prossimità autentica con il proprio genitore.

Il gioco come strumento di cura e prevenzione

Elena Lucchini ha richiamato con chiarezza il senso dell’iniziativa, definendola un gesto semplice ma dotato di un valore profondo. Secondo l’assessore, garantire il diritto dei bambini a una relazione autentica con i propri genitori anche nei contesti più complessi significa investire con continuità in politiche dedicate alla genitorialità e all’infanzia, comprese quelle legate all’esecuzione penale. Il punto, nelle sue parole, è riconoscere che il legame familiare rappresenta una componente essenziale del benessere dei minori e dei percorsi di inclusione, e che il gioco può facilitare la comunicazione, aiutare a esprimere le emozioni e rendere gli incontri più vicini ai bisogni dei bambini.

Alla stessa idea si è richiamata Maria Milano Franco d’Aragona, che ha definito la donazione un grande gesto di cura. Il provveditore ha ricordato come in Lombardia il tema dei bambini con genitori detenuti sia al centro di un lavoro avviato da decenni, anche grazie all’impegno dell’associazione Bambini Senza Sbarre. La questione, ha sottolineato, non è nuova, ma oggi viene affrontata con una consapevolezza più diffusa: evitare che gli effetti negativi della carcerazione dei genitori si trasferiscano sui figli. In un ambiente duro come quello penitenziario, ha osservato, senza bellezza, attenzione e cura diventa difficile perfino immaginare un’autentica prospettiva di recupero.

Su questa linea si inseriscono anche le parole di Lia Sacerdote, da anni impegnata nel sostegno ai figli delle persone detenute. Il suo intervento ha posto l’accento sulla dimensione preventiva di un lavoro di questo tipo. Occuparsi di questi bambini significa offrire loro strumenti relazionali ed emotivi capaci di interrompere, o almeno contrastare, il rischio che possano riprodurre in futuro storie familiari segnate dalla marginalità. È un lavoro silenzioso, ma decisivo, che chiama in causa non soltanto il sistema penitenziario, ma la responsabilità dell’intera comunità.

Un progetto nato in Lombardia e cresciuto fino a livello nazionale

Il presidente di AssoGiocattoli, Genesio Rocca, ha ricordato con soddisfazione come il progetto sia nato proprio in Lombardia e si sia progressivamente allargato fino a coinvolgere tutte le regioni italiane. Oggi la rete conta oltre 500 punti di raccolta e nel 2025 ha consentito di raccogliere quasi 60.000 giocattoli. Numeri che restituiscono la forza di un’iniziativa capace di mettere in connessione istituzioni, associazioni, imprese e cittadini attorno a un obiettivo molto concreto: sostenere l’infanzia più fragile attraverso un gesto accessibile, ma capace di produrre effetti reali.

Alla cerimonia era presente anche il sottosegretario regionale con delega a Sport e Giovani, Federica Picchi, che ha definito il giocattolo un gesto potentissimo in un contesto complesso come il carcere. La sua osservazione coglie il punto con efficacia: proprio nella semplicità di un oggetto destinato al gioco si concentra la possibilità di alleggerire un’esperienza difficile e di restituire al bambino uno spazio di relazione meno segnato dalla distanza, dalla tensione e dal peso dell’ambiente. È qui che l’iniziativa acquista il suo significato più netto: non consegnare soltanto giochi, ma affermare che i diritti dei bambini, la qualità degli affetti e la continuità dei legami familiari meritano attenzione anche dove la vita si svolge dietro le sbarre.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to