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Fisco 2026, oltre 500 imprese al convegno Confcommercio: tra manovra e misure per lavoro e investimenti

22/01/2026

Fisco 2026, oltre 500 imprese al convegno Confcommercio: tra manovra e misure per lavoro e investimenti

Oltre 500 iscritti, tra sala e collegamento online, hanno seguito in Confcommercio Milano un appuntamento che, per taglio e contenuti, ha intercettato un bisogno molto concreto: capire cosa cambia per le imprese nel 2026, quali spazi restano per programmare investimenti e come si muovono le leve fiscali dentro una manovra costruita con margini stretti. Il convegno, gratuito e aperto alle aziende, ha messo al centro la legge di bilancio e le altre disposizioni tributarie, con un’impostazione operativa curata dalla Direzione Servizi Tributari di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza.

Ad aprire i lavori è stato Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio e di Confcommercio MiLoMB. In collegamento è intervenuto anche Maurizio Leo, viceministro dell’Economia e delle Finanze. Tra i relatori: Vincenzo De Luca (Responsabile Settore Fiscalità di Impresa Confcommercio), Giampaolo Foresi (Direttore Servizi Tributari Confcommercio MiLoMB), Francesco Sciarini (Servizio Bilancio e Contabilità) e Federica Sottotetti (Responsabile Servizio Tributario).

La lettura di Confcommercio: manovra “difficile”, ma con misure mirate

Il giudizio espresso da Barbieri sulla legge di Bilancio è positivo, con una premessa che riassume bene il contesto: una manovra chiamata a restare sotto il vincolo di un rapporto deficit/Pil inferiore al 3%, quindi costruita con l’obiettivo dichiarato di tenere i conti in ordine. Dentro quel perimetro, secondo Confcommercio, sono stati inseriti interventi rilevanti per le imprese, anche grazie a un confronto costante con il Governo.

Barbieri ha rivendicato in particolare due punti: la detassazione al 5% degli aumenti legati ai rinnovi contrattuali 2024, interpretata come un riconoscimento del valore della contrattazione, e la riduzione dell’aliquota Irpef fino a 50.000 euro. Su quest’ultimo aspetto Confcommercio aveva indicato come traguardo i 60.000 euro; Leo, a quanto riferito durante l’incontro, ha lasciato intendere apertura e fiducia su possibili sviluppi.

Irpef, contratti e crediti d’imposta: cosa pesa davvero per le imprese

Nel merito tecnico, Vincenzo De Luca ha definito la manovra “seria, equilibrata e responsabile”, ricordando che prevede interventi per circa 22 miliardi di euro. La priorità rimane la stabilità dei conti pubblici, ma il pacchetto include misure mirate: sostegno al potere d’acquisto dei redditi più bassi, interventi sul lavoro dipendente e sul ceto medio, incentivi agli investimenti delle aziende.

De Luca ha puntato l’attenzione sulla riduzione della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% per lo scaglione 28.000–50.000 euro: una platea ampia, stimata in 13,6 milioni di contribuenti (il 32% del totale), con un beneficio medio di 218 euro annui e un massimo di 440 euro. L’auspicio dichiarato è l’innalzamento della soglia da 50.000 a 60.000 euro, così da estendere l’effetto della misura.

Altro capitolo evidenziato come particolarmente rilevante per il terziario e per il turismo: l’inclusione dei contratti sottoscritti nel 2024 nella detassazione degli aumenti contrattuali. Sul fronte delle imprese, viene inoltre sottolineato l’esito di una partita considerata delicata: l’aver evitato la stretta sulle compensazioni tra crediti d’imposta e debiti contributivi/assicurativi verso Inps e Inail, tema che, nella gestione quotidiana, incide su liquidità e pianificazione finanziaria.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to