Farm Up, università e ricerca per una nuova agricoltura urbana sostenibile
31/03/2026
Dalla ricerca universitaria arrivano strumenti concreti per affrontare una trasformazione che riguarda da vicino il presente dell’agricoltura, chiamata a misurarsi con la scarsità delle risorse naturali, con la pressione esercitata dal cambiamento climatico e con la necessità di ripensare i modelli produttivi in chiave più efficiente. In questo scenario prende forma Farm Up, progetto promosso dall’Università degli Studi di Milano e dal Politecnico di Milano, finanziato da Regione Lombardia attraverso il Fondo Agricolo Europeo per lo Sviluppo Rurale (FEASR 2023-2027), nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale.
L’iniziativa nasce con un’impostazione chiara: mettere in comunicazione ricerca, innovazione e società, aprendo il confronto non soltanto agli operatori del settore agricolo e ambientale, ma anche alla comunità studentesca, ai cittadini e a tutte le realtà interessate a comprendere come stia cambiando il rapporto tra produzione alimentare, tecnologia e sostenibilità. Il progetto si colloca in una linea di lavoro che guarda all’agricoltura urbana non come esercizio teorico o sperimentazione isolata, ma come terreno di applicazione reale per soluzioni capaci di integrare competenze scientifiche, tecniche e organizzative.
Il vertical farming come laboratorio di innovazione
Al centro di Farm Up c’è il vertical farming, modello di coltivazione indoor che viene proposto come supporto e integrazione dell’agricoltura tradizionale. Il tema è rilevante perché questa modalità consente di intervenire su alcune criticità strutturali del settore, a partire dalla riduzione del consumo di suolo, acqua, fertilizzanti e fitofarmaci. In parallelo, apre nuove possibilità produttive anche in contesti urbani o in spazi non convenzionali, dove l’agricoltura tradizionale incontra limiti evidenti.
La forza del progetto sta proprio nella volontà di rendere accessibile un tema spesso percepito come altamente specialistico. Farm Up punta infatti a tradurre le conoscenze tecnico-scientifiche legate alla coltivazione verticale in contenuti comprensibili, rigorosi e utili, così da favorire una diffusione più ampia delle competenze e una partecipazione informata attorno a un settore destinato ad avere un peso crescente. La collaborazione tra Università Statale e Politecnico riflette questa impostazione interdisciplinare: l’agricoltura verticale non riguarda soltanto le pratiche colturali, ma coinvolge progettazione degli spazi, sistemi ingegneristici, gestione dell’energia, organizzazione delle risorse e modelli di sostenibilità applicata.
Un progetto aperto tra formazione, divulgazione e confronto
Uno degli elementi più interessanti dell’iniziativa è la scelta di costruire un percorso aperto e partecipato. Farm Up prevede infatti un ciclo di sei workshop tematici, ciascuno della durata di sei ore, pensati per connettere formazione, ricerca e divulgazione. Il calendario è stato avviato con un primo appuntamento l’11 febbraio, dedicato ai più piccoli, con un laboratorio per la costruzione di serre verticali: una scelta che mostra bene la volontà di lavorare anche sul piano culturale, coinvolgendo le nuove generazioni in un ambito che unisce scienza, ambiente e progettazione del futuro.
Il percorso è proseguito il 30 marzo al Campus Bovisa con l’incontro “Introduzione alle Tecniche di Vertical Farming”, una giornata dedicata all’approfondimento dei principi di base, dei vantaggi e delle criticità di questa modalità di coltivazione. Il programma comprende visita a una struttura di ricerca e tavola rotonda con esperti del settore, con la possibilità di seguire anche da remoto. Questo formato, che alterna contenuto teorico, osservazione diretta e confronto con specialisti, restituisce al progetto una dimensione operativa che supera la sola divulgazione.
La risposta della ricerca alle sfide dell’agricoltura contemporanea
Farm Up si inserisce in un momento in cui il settore agricolo è chiamato a ridefinire strumenti, priorità e linguaggi. Parlare di sostenibilità oggi significa infatti affrontare una questione complessa, che riguarda resa produttiva, impatto ambientale, consumo di risorse e capacità di adattarsi a condizioni climatiche sempre meno prevedibili. In questo quadro, la ricerca universitaria può assumere un ruolo decisivo, a patto di non restare confinata nei laboratori e di riuscire a dialogare con chi produce, studia, amministra e vive i territori.
È questa la direzione indicata dal progetto promosso dai due Atenei milanesi. L’obiettivo non si esaurisce nella sperimentazione tecnologica, ma mira a rafforzare la consapevolezza pubblica attorno alle grandi questioni che attraversano l’agricoltura contemporanea. Attraverso attività formative e divulgative ospitate in laboratori e centri di ricerca avanzati, Farm Up lavora per mostrare come l’innovazione possa tradursi in pratiche più efficienti, sostenibili e responsabili, favorendo una diffusione più ampia di modelli produttivi orientati al futuro.
La prospettiva, in definitiva, è quella di costruire un ponte stabile tra sapere accademico e società. Un ponte che non si limita a trasferire nozioni, ma prova a generare connessioni, competenze e partecipazione attorno a un tema che riguarda alimentazione, ambiente e qualità della vita urbana. In questo senso Farm Up assume un valore che va oltre il singolo progetto: rappresenta un modo preciso di intendere il rapporto tra università, innovazione e interesse collettivo.