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Energia, Confcommercio lancia l’allarme: il conflitto in Iran aggrava i costi per le imprese del terziario

30/03/2026

Energia, Confcommercio lancia l’allarme: il conflitto in Iran aggrava i costi per le imprese del terziario

Le ricadute economiche delle tensioni internazionali tornano a colpire con forza il sistema produttivo italiano, e questa volta il fronte più esposto è quello dell’energia. L’analisi diffusa da Confcommercio, elaborata con il supporto del CER - Centro Europa Ricerche, mette in evidenza un quadro che preoccupa in particolare le imprese del terziario di mercato: alberghi, supermercati, bar, ristoranti e negozi si trovano a fare i conti con un nuovo aumento dei costi energetici, alimentato dagli effetti del conflitto in Iran sui mercati internazionali.

Il punto centrale è la forte vulnerabilità delle attività economiche rispetto alla volatilità delle materie prime energetiche. Quando il contesto geopolitico si deteriora, il prezzo dell’energia reagisce immediatamente e le imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, si ritrovano a sostenere spese più alte in tempi rapidi, senza margini sufficienti per assorbire l’urto. Il risultato è una pressione crescente sui bilanci aziendali, già messi alla prova da consumi frenati, costo del denaro elevato e margini operativi sempre più compressi.

Quanto aumentano elettricità e gas per le attività del terziario

Secondo lo studio, nello scenario base – costruito ipotizzando una stabilizzazione dei prezzi sui livelli registrati nei primi nove giorni successivi allo scoppio del conflitto – la bolletta elettrica delle imprese del terziario salirebbe a marzo 2026 dell’8,5% rispetto alla media del primo bimestre dell’anno. In termini assoluti, si passerebbe da una spesa media di 20.521 euro a 22.269 euro.

Nel caso di uno scenario peggiorativo, legato a un prolungamento della crisi, l’incremento arriverebbe al 13,9%, con una spesa media che toccherebbe i 23.380 euro. Confcommercio stima, in questa ipotesi, un aggravio medio aggregato di 2.853 euro per l’elettricità, distribuito sui principali comparti del terziario.

Ancora più marcato l’impatto sul gas. Nello scenario base l’aumento sarebbe del 30%, con un passaggio da 7.833 euro a 10.181 euro. Se invece il conflitto dovesse protrarsi, la crescita arriverebbe al 43,5%, spingendo la bolletta media fino a 11.241 euro. In questo secondo caso, l’incremento medio indicato è di 3.408 euro.

Si tratta di cifre che, per una grande impresa, possono rappresentare una voce critica ma gestibile; per una micro o piccola attività commerciale, invece, rischiano di trasformarsi in una riduzione immediata della redditività, con conseguenze dirette sulla capacità di investire, assumere o semplicemente mantenere stabile l’attività.

Perché il terziario è tra i settori più esposti

Il terziario vive una condizione particolare: consuma energia in modo costante, spesso in fasce orarie estese, e in molti casi non dispone di una struttura finanziaria sufficiente per proteggersi dalle oscillazioni dei mercati. Un albergo non può ridurre drasticamente i consumi senza incidere sulla qualità del servizio; un supermercato ha necessità continue di refrigerazione; un ristorante dipende da impianti, conservazione e climatizzazione; un negozio deve garantire illuminazione, comfort e operatività quotidiana.

Questa rigidità rende i rincari energetici un problema strutturale, non una voce occasionale. A pesare, inoltre, è l’impossibilità di trasferire integralmente gli aumenti sui prezzi finali senza perdere competitività o clientela. Per questo l’impatto del caro energia, in una fase di domanda debole, finisce per scaricarsi soprattutto sulle imprese.

Le richieste di Confcommercio e le misure ritenute urgenti

Alla luce di questo scenario, Confcommercio chiede un rafforzamento immediato delle misure di contenimento della volatilità energetica. L’associazione sollecita la piena attuazione del decreto bollette, affiancata da interventi capaci di abbattere in tempi rapidi il costo dell’energia per le attività economiche.

Tra le priorità indicate c’è il sostegno alle micro e piccole imprese, le più esposte agli shock di mercato. Un passaggio ritenuto decisivo riguarda l’avvio di processi di aggregazione della domanda, così da consentire anche agli operatori di dimensioni ridotte di accedere a contratti di lungo periodo per l’acquisto di energia da fonti rinnovabili. Accanto a questo, Confcommercio invoca una semplificazione degli investimenti in efficienza energetica, considerati la leva più concreta per ridurre nel tempo la dipendenza dai rincari.

Il messaggio che emerge dall’analisi è netto: senza strumenti rapidi e strutturali, la volatilità internazionale continuerà a tradursi in costi più alti per chi lavora ogni giorno nei settori a maggiore prossimità con cittadini e consumatori. E quando a essere colpite sono le imprese del terziario, il contraccolpo non resta confinato ai bilanci aziendali, ma si riflette sull’intera economia dei territori.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.