Donazioni e trapianti, la Lombardia rilancia: innovazione e cultura per ridurre le attese
13/04/2026
Un sistema sanitario avanzato si misura anche dalla capacità di trasformare la solidarietà in risultati concreti. È su questo equilibrio, delicato e decisivo, che si è sviluppato il confronto ospitato a Palazzo Lombardia durante il convegno dedicato alla donazione e ai trapianti d’organo, promosso da Italian Health Policy Brief in collaborazione con la Regione e con il patrocinio dei Ministeri della Salute e dell’Economia. Un momento di analisi approfondita che ha riunito istituzioni, clinici, ricercatori e rappresentanti delle associazioni per fare il punto su un settore ad alta complessità, dove organizzazione, tecnologia e partecipazione civile devono procedere insieme.
L’incontro ha restituito una fotografia articolata: da un lato risultati che collocano l’Italia tra i Paesi più avanzati in Europa, dall’altro criticità ancora evidenti, a partire dalle liste di attesa e da una domanda di trapianti che continua a superare l’offerta disponibile. In questo scenario, la Lombardia si conferma un punto di riferimento per capacità organizzativa e investimenti, con una rete sanitaria in grado di garantire standard elevati lungo tutta la filiera del trapianto.
Numeri solidi, ma una domanda ancora insoddisfatta
I dati più recenti indicano che nel 2025 in Italia sono stati effettuati 4.572 trapianti d’organo, un risultato che mantiene il Paese stabilmente ai vertici europei. Nonostante questo, le liste di attesa restano consistenti e i tempi, in molti casi, non risultano compatibili con le condizioni cliniche dei pazienti. È su questo squilibrio che si concentra oggi la sfida principale: aumentare il numero dei trapianti senza compromettere qualità e sicurezza.
Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha sottolineato come il primato regionale derivi da una rete diffusa e multidisciplinare, capace di integrare competenze e strutture. Un ruolo centrale è svolto dalla Banca dei Tessuti del Niguarda, che garantisce autosufficienza e sicurezza clinica, contribuendo a rafforzare l’intero sistema. L’obiettivo dichiarato è ora quello di ampliare ulteriormente la base dei donatori entro il 2026, attraverso campagne informative più efficaci e una maggiore partecipazione della cittadinanza.
Un segnale della capacità operativa del sistema è arrivato anche da un episodio recente ricordato dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso: nove donazioni realizzate in 72 ore, che hanno permesso di intervenire su sedici pazienti. Un risultato che riflette una programmazione strutturata e una presenza capillare di professionalità su tutto il territorio, ben oltre i grandi centri ospedalieri.
Tecnologie avanzate e nuovi scenari per i trapianti
Accanto alla dimensione organizzativa, il progresso tecnologico sta modificando profondamente le possibilità operative della medicina dei trapianti. L’intelligenza artificiale, come evidenziato dall’assessore alla Ricerca Alessandro Fermi, consente oggi di migliorare la compatibilità tra donatore e ricevente, ottimizzare la conservazione degli organi e monitorare con maggiore precisione le fasi post-operatorie.
Un ruolo sempre più rilevante è svolto anche dalle tecnologie di perfusione, che permettono di mantenere gli organi in condizioni parafisiologiche più a lungo, estendendo i tempi tra prelievo e trapianto. Secondo Claudio Francesco Russo, direttore della Cardiochirurgia e del Trapianto di cuore del Niguarda, queste tecniche aprono alla possibilità di utilizzare organi che in passato sarebbero stati esclusi, ampliando in modo significativo il bacino disponibile.
Lo stesso principio vale per ambiti particolarmente complessi come il trapianto di polmone, dove – come sottolineato da Andrea Dell’Amore – l’innovazione rappresenta una leva concreta per aumentare le opportunità terapeutiche. Tuttavia, il progresso scientifico da solo non è sufficiente: richiede un sistema capace di assorbirlo e una società disposta a sostenerlo attraverso scelte consapevoli.
La sfida culturale: ridurre le opposizioni alla donazione
Tra i temi emersi con maggiore forza durante il convegno vi è quello della cultura della donazione. I dati segnalano un incremento delle opposizioni, registrato sia nei contesti ospedalieri sia nelle dichiarazioni di volontà presso gli uffici comunali. Un segnale che preoccupa gli operatori del settore, perché rischia di rallentare i progressi costruiti negli anni.
Per Flavia Petrin, presidente di AIDO, è necessario investire in modo continuativo su informazione e sensibilizzazione, rafforzando la fiducia nel sistema e trasformando la disponibilità a donare in una scelta diffusa. Il tema non riguarda soltanto la dimensione sanitaria, ma tocca aspetti profondi della cultura civile, della percezione delle istituzioni e del rapporto tra individuo e comunità.
Parallelamente, è emersa l’esigenza di aggiornare il quadro normativo nazionale, a partire dalla legge 91 del 1999, che disciplina il sistema della donazione e dei trapianti. Un impianto che ha garantito solidità nel tempo, ma che oggi appare parzialmente superato rispetto alle evoluzioni scientifiche e organizzative in corso.
Il confronto lombardo ha restituito dunque un quadro chiaro: il sistema funziona, ma per rispondere pienamente alla domanda di salute serve un ulteriore salto di qualità. Più donatori, tecnologie accessibili e una governance aggiornata rappresentano i tre assi su cui costruire la prossima fase. In gioco non c’è soltanto l’efficienza di un servizio, ma la possibilità concreta di salvare un numero sempre maggiore di vite.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to