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Dichiarazione dei redditi: come si fa

16/02/2026

Dichiarazione dei redditi: come si fa

Presentare la dichiarazione dei redditi significa comunicare all’Agenzia delle Entrate i redditi percepiti nell’anno precedente, consentendo il calcolo corretto dell’IRPEF e delle eventuali imposte sostitutive, oltre alla verifica di detrazioni, deduzioni e crediti spettanti. Si tratta di un adempimento annuale che riguarda lavoratori dipendenti, pensionati, autonomi, titolari di partita IVA e, in determinate condizioni, anche contribuenti con redditi da fabbricati, investimenti o attività occasionali.

Capire come si fa la dichiarazione dei redditi richiede prima di tutto di individuare il modello corretto, raccogliere la documentazione necessaria e rispettare le scadenze previste. Il sistema italiano prevede procedure differenziate in base alla tipologia di reddito e alla presenza o meno di un sostituto d’imposta, cioè un soggetto (datore di lavoro o ente pensionistico) che effettua trattenute fiscali direttamente in busta paga o sul cedolino.

L’errore più frequente è considerare la dichiarazione come un semplice obbligo burocratico, quando in realtà rappresenta anche lo strumento attraverso cui si possono recuperare importi rilevanti grazie a detrazioni per spese sanitarie, interessi sul mutuo, ristrutturazioni edilizie o altre agevolazioni fiscali previste dalla normativa.

Modello 730 e Modello Redditi PF: quale scegliere

La scelta del modello è il primo passaggio operativo, perché la procedura e le modalità di pagamento o rimborso cambiano in modo significativo tra il Modello 730 e il Modello Redditi Persone Fisiche (PF).

Il Modello 730 è pensato principalmente per lavoratori dipendenti e pensionati che dispongono di un sostituto d’imposta. Questo modello consente di effettuare il conguaglio direttamente in busta paga o nel cedolino pensione: se emerge un credito, il rimborso arriva automaticamente; se risulta un debito, l’importo viene trattenuto. È la soluzione più semplice dal punto di vista operativo, soprattutto nella versione precompilata disponibile sul portale dell’Agenzia delle Entrate.

Il Modello Redditi PF, invece, è obbligatorio per chi non può utilizzare il 730, come lavoratori autonomi con partita IVA, soggetti con redditi d’impresa, contribuenti con redditi esteri particolari o senza sostituto d’imposta. In questo caso il contribuente deve calcolare autonomamente le imposte e versarle tramite modello F24, rispettando le scadenze previste per saldo e acconto.

La differenza sostanziale non riguarda solo la categoria di contribuente, ma anche la gestione dei pagamenti: con il 730 il sistema è più automatizzato, mentre con il Modello Redditi PF è necessaria maggiore attenzione ai calcoli e alle tempistiche di versamento.

Documenti necessari per compilare la dichiarazione

Una dichiarazione corretta parte dalla raccolta completa dei documenti, perché omissioni o errori possono comportare controlli, richieste di integrazione o sanzioni.

Il documento principale per lavoratori dipendenti e pensionati è la Certificazione Unica (CU), che riporta i redditi percepiti e le ritenute già versate dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico. Per chi possiede immobili, servono i dati catastali e le informazioni relative a eventuali contratti di locazione.

Le spese detraibili o deducibili richiedono documentazione precisa. Tra le più comuni rientrano:

  • spese sanitarie documentate da scontrini parlanti e fatture

  • interessi passivi su mutui per l’abitazione principale

  • spese universitarie

  • premi assicurativi

  • spese per ristrutturazioni edilizie e riqualificazione energetica

  • contributi previdenziali e assistenziali

Per chi ha investimenti finanziari o conti all’estero possono essere necessari documenti aggiuntivi per il monitoraggio fiscale. Nel caso di attività autonoma, occorrono registri contabili, fatture emesse e ricevute, eventuali certificazioni di compensi.

Avere un archivio ordinato durante l’anno semplifica enormemente la compilazione, riducendo il rischio di dimenticare spese che possono incidere in modo significativo sull’imposta finale.

Come compilare la dichiarazione dei redditi passo dopo passo

Il processo operativo varia leggermente in base al modello scelto, ma segue una logica comune che può essere suddivisa in fasi precise.

Il primo passaggio consiste nell’accesso alla piattaforma dell’Agenzia delle Entrate tramite SPID, CIE o CNS per consultare la dichiarazione precompilata, se si utilizza il 730. In alternativa, per il Modello Redditi PF si utilizza il software dedicato o ci si affida a un intermediario abilitato.

Una volta entrati nel sistema, occorre verificare i dati anagrafici e le informazioni reddituali già inserite. La precompilata include generalmente redditi da lavoro, pensioni, alcune spese sanitarie e interessi su mutui, ma non sempre contiene tutte le detrazioni spettanti. È quindi necessario confrontare attentamente i dati con la documentazione personale.

La fase successiva riguarda l’inserimento o la modifica delle detrazioni e deduzioni. Le detrazioni riducono direttamente l’imposta lorda, mentre le deduzioni abbassano il reddito imponibile prima del calcolo dell’imposta. Questa distinzione incide sull’importo finale dovuto o sul rimborso spettante.

Dopo aver completato l’inserimento dei dati, il sistema effettua il calcolo automatico dell’imposta, evidenziando eventuale credito o debito. È essenziale controllare con attenzione il riepilogo prima dell’invio definitivo.

Con l’invio telematico viene generata una ricevuta con protocollo, che certifica la presentazione della dichiarazione. Questo documento deve essere conservato insieme alla copia della dichiarazione e alla documentazione delle spese per eventuali controlli successivi.

Nel caso del Modello Redditi PF, il passo successivo prevede la generazione dei modelli F24 per il pagamento delle imposte, con scadenze che generalmente cadono tra giugno e novembre, comprensive di eventuali acconti per l’anno successivo.

Scadenze da rispettare e sanzioni

Le scadenze per la dichiarazione dei redditi sono stabilite annualmente e devono essere rispettate con precisione. Il Modello 730 va normalmente presentato entro la fine di settembre dell’anno successivo a quello di riferimento dei redditi, mentre il Modello Redditi PF ha una scadenza successiva, generalmente entro la fine di ottobre.

Il mancato invio entro i termini può comportare sanzioni amministrative, che variano in base al ritardo e alla situazione del contribuente. Esistono strumenti come il ravvedimento operoso che consentono di regolarizzare la posizione con sanzioni ridotte se si interviene spontaneamente prima di eventuali controlli.

Anche errori nei pagamenti possono generare interessi e sanzioni. Per questo motivo è importante verificare sempre gli importi calcolati e le scadenze indicate nei modelli F24.

Presentazione autonoma o tramite CAF/commercialista

La dichiarazione dei redditi può essere presentata in autonomia tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate oppure affidandosi a un CAF o a un commercialista. La scelta dipende dalla complessità della propria situazione fiscale.

Per un lavoratore dipendente con una sola Certificazione Unica e poche spese detraibili, la compilazione autonoma del 730 precompilato può risultare relativamente semplice. Al contrario, chi possiede più immobili, redditi diversi o un’attività autonoma potrebbe beneficiare del supporto di un professionista, che garantisce un controllo più approfondito e una gestione corretta di eventuali aspetti tecnici.

Il CAF assume una responsabilità diretta sui dati trasmessi, offrendo una tutela ulteriore in caso di errori formali. Il costo del servizio varia, ma può essere compensato dalla maggiore tranquillità nella gestione della pratica.

Errori comuni da evitare

Tra gli errori più frequenti rientra l’omissione di redditi secondari, come compensi occasionali o redditi da locazione breve, che devono essere dichiarati anche se di importo contenuto. Un altro errore riguarda la mancata conservazione della documentazione, che può essere richiesta in caso di controlli successivi.

Inserire spese non detraibili o non documentate espone a recuperi d’imposta e sanzioni. Anche errori nei dati catastali degli immobili o nell’indicazione dei familiari a carico possono alterare il calcolo dell’imposta.

Una verifica attenta prima dell’invio, unita alla conservazione ordinata dei documenti per almeno cinque anni, rappresenta la strategia più efficace per evitare contestazioni.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.