Dazi UE su ceramica e porcellana cinesi: allarme ART per imprese e consumatori
09/02/2026
L’adozione da parte dell’Unione Europea di un dazio unico del 79% sulle importazioni di oggetti per la tavola e la cucina in ceramica e porcellana di origine cinese, a cui si aggiunge un dazio doganale ordinario del 12% per un carico complessivo pari al 91%, apre uno scenario che il settore definisce estremamente critico. La misura, introdotta con il Regolamento di Esecuzione UE 2026/274, rischia di produrre effetti rilevanti non solo sulle imprese, ma anche sui consumatori finali.
A lanciare l’allarme è ART, l’Associazione che rappresenta le imprese italiane attive nella distribuzione, importazione, produzione e vendita al dettaglio di articoli per la tavola, la cucina e la decorazione della casa, aderente a Confcommercio. Secondo l’Associazione, la decisione della Commissione europea segna un punto di rottura per un comparto già sottoposto a forti pressioni.
Un mercato squilibrato e difficilmente sostituibile
Il nodo centrale, sottolineato da ART, riguarda la struttura stessa del mercato globale. La Cina produce circa due terzi degli articoli da tavola e da cucina in ceramica e porcellana, mentre l’industria dell’Unione Europea copre appena il 3% del totale. In un contesto simile, l’inasprimento dei dazi non appare in grado di stimolare una rapida riconversione produttiva interna, né di colmare il divario di capacità nel breve o medio periodo.
L’effetto immediato, secondo le stime dell’Associazione, sarà l’impossibilità economica di continuare a importare una vasta gamma di prodotti che oggi costituiscono la base degli assortimenti nel commercio al dettaglio, nella ristorazione, nell’ospitalità e nella distribuzione, sia alimentare sia non alimentare. Una situazione che rischia di interrompere le catene di approvvigionamento e di ridurre drasticamente l’offerta disponibile sul mercato europeo.
Prezzi, imprese e impatto ambientale
Tra le conseguenze più concrete, ART segnala un aumento dei prezzi al consumo per i prodotti di fascia bassa e media, stimato tra il 50 e il 60%, con un impatto diretto sulle famiglie e sugli operatori professionali. A questo si aggiunge il rischio di una crisi profonda per le imprese di importazione, fino a ipotesi di chiusura, con costi sociali e occupazionali rilevanti.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda l’ambiente. La riduzione dell’offerta di ceramica e porcellana potrebbe spingere imprese e consumatori verso materiali alternativi o prodotti monouso, caratterizzati da una durata inferiore e da un impatto ambientale più elevato nella fase di smaltimento. Un paradosso, secondo ART, rispetto agli obiettivi di sostenibilità richiamati dalle politiche europee.
Le critiche alla scelta della Commissione
ART ritiene che la misura non rispetti i principi di proporzionalità, adeguatezza ed equilibrio richiamati dalla normativa europea. Il presidente Angelo Maino parla apertamente di una decisione dannosa: la produzione cinese, afferma, non è realisticamente sostituibile nel breve e medio periodo da altre aree produttive. Di conseguenza, un dazio del 79% non restituirà competitività all’industria europea del settore, ma finirà per colpire in modo selettivo e severo il mercato dell’importazione, senza creare una reale alternativa.
La difesa dalla concorrenza sleale resta un obiettivo legittimo, ma secondo ART richiede strumenti calibrati e coerenti con la realtà industriale. In assenza di queste condizioni, il rischio è quello di compromettere un intero segmento della filiera, con ricadute diffuse sull’economia e sui consumatori.
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