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Campaccio 2026: il cross che tiene insieme élite e paese cambia data per restare “mondiale”

14/01/2026

Campaccio 2026: il cross che tiene insieme élite e paese cambia data per restare “mondiale”

Quando una corsa campestre supera i confini del proprio comune e diventa un riferimento stabile nel calendario internazionale, ogni dettaglio organizzativo smette di essere routine. Il Campaccio Cross Country, che nel 2026 torna a San Giorgio su Legnano tra sabato 24 e domenica 25 gennaio, lo dimostra con una scelta netta: abbandonare l’appuntamento tradizionale del 6 gennaio per evitare la sovrapposizione con i Mondiali di corsa campestre di Tallahassee, in Florida, e difendere ciò che fa la differenza in un evento di questo livello, cioè la presenza dei migliori specialisti e la credibilità del confronto.

La presentazione a Milano, con la partecipazione del sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia con delega a Sport e Giovani Federica Picchi, ha rimesso a fuoco una definizione che, nel caso del Campaccio, non suona come uno slogan: “glocal”. È la gara che accende i riflettori su un territorio preciso e, nello stesso tempo, proietta la Lombardia dentro l’atletica che conta, quella che viaggia con tempi, ranking e riconoscimenti internazionali.

Dal 6 gennaio al 24-25: una scelta di calendario che parla di ambizione

Il cambio di data ha una motivazione esplicita e, per una volta, lineare: non disperdere l’attenzione e non dividere le energie tra eventi concorrenti. Per chi lavora su un cross di alto profilo, la concorrenza non è soltanto sportiva; è logistica, mediatica, perfino psicologica, perché un atleta di livello mondiale sceglie dove investire la stagione e dove rischiare. Mettere il Campaccio in una finestra più favorevole significa chiedere ai campioni di esserci, ma anche metterli nelle condizioni di rispondere.

Sullo sfondo resta l’eco dell’edizione 2025, quella dell’Epifania, quando Nadia Battocletti – testimonial dell’evento – ha vinto riportando l’Italia sul gradino più alto dopo 31 anni. Non è un dato da archivio: è un pezzo di memoria sportiva che ha alzato la percezione del Campaccio agli occhi del pubblico e degli addetti ai lavori, e che inevitabilmente accende aspettative sul 2026.

Comunità, inclusione, volontari: il “dietro le quinte” che regge il palcoscenico

Picchi ha insistito su un aspetto che, nelle manifestazioni più riuscite, si vede meno ma pesa di più: la capacità di generare comunità. I numeri dell’ultima edizione raccontano un evento con spalle larghe: 6.500 spettatori e 140 volontari. Ma soprattutto un’impostazione che non separa l’agonismo dall’accessibilità, grazie alle gare inclusive riconosciute da FISDIR e a un’intera giornata dedicata anche alle prove non competitive. È qui che la parola “popolare” smette di essere una concessione e diventa un progetto, perché consente a una città e ai suoi dintorni di vivere il Campaccio come qualcosa che li riguarda, non come un grande appuntamento calato dall’alto.

Il sabato mattina, inoltre, il Campaccio si fa esplicitamente “POPolare” con due eventi speciali: la 5K Charity Run “Corri con i campioni” e il 6° Nordic Walking Sangiorgese, formule che allargano il perimetro e danno un’altra chiave di accesso a chi non corre per classifica ma per partecipazione.

Premi e sostenibilità: perché il Campaccio è entrato nel circuito d’eccellenza

Sul piano internazionale, il Campaccio porta una carta d’identità rara per una corsa campestre: è tappa Gold del Cross Country Tour di World Athletics ed è insignito della World Heritage Plaque, riconoscimenti che certificano storia e prestigio. La lista dei premi, però, non si ferma qui: l’evento ha ricevuto l’Award di Manager Sportivi Associati 2025 come Evento Sostenibile e un’identità riconosciuta dallo standard Athletics for a Better World, indicato come primo cross al mondo. Anche la società organizzatrice, la US Sangiorgese, è stata premiata con la Stella d’Oro al Merito Sportivo, a conferma di una tradizione che ha saputo rinnovarsi senza perdere il legame con il territorio.

Dentro questa cornice trovano posto i seminari dedicati a temi climatici e performance e i nuovi progetti sulla sostenibilità: non come accessori, ma come segnale di un evento che vuole restare contemporaneo, quindi credibile, anche quando parla con la lingua di una disciplina antica e severa come la campestre.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to