Accordo Ue-Mercosur, Aice: “Rinvio che pesa su export e imprese italiane”
22/01/2026
La scelta dell’Europarlamento di inviare il testo dell’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur alla Corte di giustizia dell’Ue per un parere legale riapre il dossier con un effetto immediato: il calendario si allunga e, con esso, slitta l’eventuale entrata in vigore del trattato. A quantificare l’impatto temporale è Riccardo Garosci, presidente dell’Associazione italiana commercio estero (Aice) e vicepresidente di Confcommercio con delega all’internazionalizzazione, che parla di un ritardo “di altri 18-24 mesi”, definendolo un passaggio che penalizza il sistema imprenditoriale nazionale.
Il tema non riguarda soltanto una procedura giuridica, per quanto rilevante, ma il segnale politico che l’Europa invia a imprese e mercati in una fase in cui le regole del commercio internazionale vengono rimesse in discussione con crescente frequenza. Per chi esporta, la differenza tra un accordo operativo e un accordo rimandato è fatta di tempi, costi, programmazione industriale, contratti che si negoziano con orizzonti lunghi e margini spesso sottili.
Il rinvio alla Corte Ue e l’effetto “18-24 mesi”
Secondo Garosci, il passaggio alla Corte di giustizia equivale, nei fatti, a congelare l’iter politico in attesa di un pronunciamento che sposta in avanti la possibile applicazione dell’intesa. Nelle intenzioni, il parere legale dovrebbe chiarire profili controversi e rafforzare la tenuta dell’accordo; nella prospettiva delle imprese, però, produce un vuoto operativo: mentre si attende, restano in piedi dazi e ostacoli che un trattato di libero scambio promette di ridurre, e si perde l’occasione di muoversi in modo competitivo rispetto ad altri Paesi che, su quei mercati, cercano spazi con strumenti negoziali già più avanzati.
Il punto sollevato dall’Aice è diretto: in una fase di “incertezza a livello mondiale” e di nuove barriere che si alzano con rapidità, la priorità dovrebbe essere creare condizioni stabili per l’export, invece di lasciare il terreno a un’ulteriore sospensione.
Perché Aice insiste sull’interesse generale e sull’applicazione provvisoria
Nel ragionamento di Garosci c’è un passaggio politico preciso: privilegiare interessi particolari rispetto a una valutazione d’insieme viene definito “miope”, perché finisce per colpire l’export e il Made in Italy nel suo complesso. L’accordo Ue-Mercosur, nelle parole del presidente Aice, avrebbe potuto aprire “nuove e importanti opportunità di crescita” proprio grazie alla creazione di una vasta area di libero scambio, riducendo frizioni commerciali e ampliando la platea di consumatori e imprese raggiungibili con maggiore facilità.
Da qui l’auspicio finale: che in sede di Consiglio europeo si individui una soluzione capace almeno di portare a un’applicazione provvisoria dell’accordo, così da non trasformare l’attesa in un freno strutturale per chi esporta e pianifica investimenti su mercati extraeuropei.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to